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Taiwan: l’Export esplode (+69,9%) e il PIL vola a doppia cifra (+12%), ma i consumi interni restano al palo. Il paradosso della Tigre Asiatica
Taiwan shock: export record a gennaio (+70%) grazie all’IA e all’accordo con gli USA, e il PIL schizza al +12%. Ma l’economia interna soffre: consumi al palo e investimenti in calo. Analisi di un miracolo economico a due velocità.

Se qualcuno avesse avuto dubbi sulla vitalità della rivoluzione tecnologica globale o sulla centralità dei semiconduttori, i dati appena rilasciati dal Ministero delle Finanze di Taiwan dovrebbero spazzare via ogni incertezza. L’isola, vero e proprio barometro dell’industria tecnologica mondiale, ha inaugurato il 2026 con numeri che definire “esplosivi” è quasi un eufemismo. Tuttavia, grattando sotto la superficie di questo boom senza precedenti, emerge un quadro macroeconomico profondamente diviso: una potenza industriale che corre come una Ferrari sui mercati esteri, ma che procede come un’utilitaria nel traffico per quanto riguarda la domanda interna.
Un gennaio da record storico
I numeri parlano chiaro e non lasciano spazio a interpretazioni: le esportazioni di Taiwan sono aumentate del 69,9% su base annua nel gennaio 2026, raggiungendo il massimo storico di 65,77 miliardi di dollari. Per dare una misura dell’eccezionalità dell’evento, basti pensare che i mercati, già ottimisti, si aspettavano un aumento del 51,9%. La realtà ha superato la fantasia, segnando la crescita più forte dal lontano gennaio 2010, quando il mondo rimbalzava dalla crisi finanziaria globale. Ecco il relativo grafico da Tradineconomics:
Qui invece una visione decennale che permette di cogliere ancora meglio la positività della situazione:
Questo risultato segue un dicembre già robusto (+43,4%), confermando che non si tratta di un fuoco di paglia, ma di un trend strutturale legato alla fame insaziabile del mondo per l’Intelligenza Artificiale e i Data Center.
Ecco i settori che hanno trainato questa corsa sfrenata:
- Prodotti ICT e audio-video: +129,8% (il vero motore della crescita).
- Componenti elettronici: +59,8%.
- Macchinari: +29,4%.
- Metalli di base: +22,3%.
- Plastica e gomma: +8,6%.
L’Asse Washington-Taipei e la fame di Chip
Il dato forse più politico, oltre che economico, è la destinazione di queste merci. Le esportazioni verso gli Stati Uniti sono balzate del 151,8%, arrivando a pesare per quasi un terzo (32,4%) del totale dell’export taiwanese. Questo non è un caso, ma il frutto diretto del recente accordo commerciale tra Washington e Taipei: semiconduttori e tecnologie avanzate in cambio di tariffe agevolate. È la “friend-shoring” che diventa realtà contabile.
Anche l’Europa raddoppia (+106%), mentre la Cina e Hong Kong, pur crescendo del 49,6%, sembrano perdere centralità relativa rispetto al blocco occidentale.
Il PIL vola, ma a che prezzo?
L’impatto di questa domanda estera sul Prodotto Interno Lordo è stato, prevedibilmente, massiccio. Nel quarto trimestre del 2025, il PIL di Taiwan ha registrato una crescita impressionante del 12% su base annua (come evidenziato dal grafico allegato). Siamo di fronte a tassi di espansione che ricordano le “Tigri Asiatiche” degli anni ’90, numeri che le economie mature occidentali possono solo sognare. Ecco il relativo grafico:
La Cina continentale starà guardando questi dati con una pericolosa invidia. Tuttavia, un’analisi keynesiana attenta ci impone di guardare anche l’altra metà del cielo: la domanda interna.
Il “Lato Oscuro”: consumi deboli e investimenti in calo
Mentre le navi portacontainer partono cariche verso la California, i negozi di Taipei non sembrano godere della stessa euforia. Le vendite al dettaglio (vedi grafico dedicato) mostrano un andamento erratico e, in molti mesi, negativo. La domanda interna complessiva è cresciuta di meno dell’1% rispetto all’anno precedente.
Siamo di fronte a una dicotomia classica delle economie basate sull’export, ma portata all’estremo:
- Consumi delle famiglie: in lievissimo aumento, ma frenati da una cautela diffusa. Le vendite al dettaglio mostrano appunto una situazione più contrastata:
- Investimenti: in contrazione. Nonostante il boom dell’export, le aziende sembrano esitare a investire in nuova capacità produttiva domestica fissa al di fuori del settore tech, forse temendo che questa ondata sia un picco ciclico o preoccupate dalle tensioni geopolitiche.
In sintesi, la ricchezza generata dall’export fatic a “sgocciolare” (trickle-down) verso l’economia reale dei servizi e del commercio al dettaglio.
Prospettive per il 2026: atterraggio morbido o stallo politico?
Cosa dobbiamo aspettarci per il resto dell’anno? Gli analisti prevedono che i consumi privati potrebbero accelerare leggermente grazie all’aumento dei salari reali e ai trasferimenti governativi. Tuttavia, c’è una nuvola all’orizzonte: la politica fiscale. Lo stallo politico sull’approvazione del bilancio 2026 rischia di trasformare la spesa pubblica da volano a freno.
Se il governo non riuscirà a iniettare liquidità nel sistema, l’economia dipenderà interamente dai capricci della domanda estera, una situazione pericolosa, soprattutto per un Paese con un vicino contrastato. Sebbene gli ordini per l’IA rimangano forti, è fisiologico attendersi un raffreddamento del momentum nel corso dell’anno. La crescita trimestrale dovrebbe scendere sotto l’1%, portando comunque la media annua a un eccellente 8%, ben sopra il consenso.
La Banca Centrale sta alla finestra
Con un’inflazione che rimane contenuta (i consumi interni deboli aiutano a non surriscaldare i prezzi) e una crescita trainata solo dall’esterno, la Banca Centrale di Taiwan non ha alcuna fretta di intervenire. I tassi di interesse rimarranno probabilmente invariati. Non c’è bisogno di raffreddare un’economia che, al netto dei microchip, è tutt’altro che bollente.
Taiwan si conferma l’officina tecnologica del mondo, indispensabile per l’era dell’AI. Ma resta un gigante dai piedi d’argilla sul fronte interno, dove la prosperità dei grandi numeri macroeconomici fatica a tradursi in benessere percepito nei consumi quotidiani. Un monito, forse, anche per chi crede che l’export da solo possa risolvere tutti i problemi strutturali di un Paese.











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