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Economia

Tailandia: Anutin vince la scommessa elettorale, ma per governare servirà una coalizione. Passa il referendum costituzionale

Tailandia al voto: vince la stabilità conservatrice di Anutin, ma senza maggioranza assoluta. Via libera al referendum per riscrivere la Costituzione militare.

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La scommessa politica del Primo Ministro tailandese Anutin Charnvirakul sembra aver pagato. Le elezioni anticipate, convocate in fretta e furia lo scorso dicembre per anticipare una mozione di sfiducia, hanno consegnato al partito di governo, il Bhumjaithai, una vittoria solida, seppur non schiacciante.

Con circa il 90% dei seggi scrutinati, i risultati parziali della Commissione Elettorale delineano un quadro chiaro: l’establishment monarchico-militare tiene, l’opposizione progressista arretra, ma riconosce la sconfitta, e il Paese si avvia verso l’ennesima riscrittura delle regole del gioco costituzionali.

I numeri: vittoria, ma senza maggioranza assoluta

Il partito di Anutin si è assicurato la fetta più grossa della torta parlamentare, ma i numeri impongono, come spesso accade nei sistemi proporzionali o misti, l’arte del compromesso. La Camera bassa conta 500 seggi e la soglia magica della maggioranza è lontana.

Ecco la situazione attuale in base ai dati parziali:

PartitoOrientamentoSeggi (proiezione)Note
BhumjaithaiConservatore / Royalista194Partito del Premier Anutin
People’s PartyProgressista115Principale forza di opposizione
Pheu ThaiPopulista77Legato alla famiglia Shinawatra

Il People’s Party, erede delle istanze riformiste che avevano scosso il Paese negli ultimi anni, ha ammesso sportivamente la sconfitta. Il leader Natthaphong Ruengpanyawut ha dichiarato che il suo partito non cercherà di formare una coalizione concorrente, rispettando il diritto di chi è arrivato primo di provare a governare. Una mossa di fair play istituzionale che, tuttavia, relega i progressisti all’opposizione per il prossimo futuro.

Delude il Pheu Thai, la storica formazione legata all’ex premier e miliardario Thaksin Shinawatra, che si ferma a una settantina di seggi. Le promesse di sussidi a pioggia e rilancio populista non sono bastate a riconquistare il cuore dell’elettorato rurale e urbano, forse stanco delle eterne saghe familiari della politica tailandese. Se non altro l’ammissione della sconfitta apre la strada a una situazione parlamentare bilanciata.

La ricetta vincente: Stimolo economico e Nazionalismo

Perché Anutin ha vinto? La risposta sembra risiedere in una classica ricetta politica che mescola sicurezza e spesa pubblica. Il Bhumjaithai ha condotto una campagna elettorale incentrata su un forte stimolo economico — musica per le orecchie di chi sostiene la necessità dell’intervento statale per sostenere la domanda interna — e sulla sicurezza nazionale.

Il recente innalzamento della tensione ai confini con la Cambogia ha permesso al premier di giocare la carta del “nazionalismo difensivo”, compattando l’elettorato conservatore attorno alla bandiera e alla stabilità. Anutin, subentrato a settembre dopo la destituzione per “violazione etica” di Paetongtarn Shinawatra, si è presentato come l’uomo forte necessario in tempi incerti.

Il Referendum: verso la ventunesima Costituzione

Accanto alle elezioni politiche, i tailandesi erano chiamati a esprimersi su un quesito fondamentale: la riscrittura della Costituzione del 2017. Tale carta, scritta sotto l’egida della giunta militare, è stata a lungo criticata per aver blindato il potere nelle mani di istituzioni non elette, come un Senato nominato dall’alto.

Il risultato è stato netto: gli elettori hanno votato “Sì” al cambiamento con un margine di quasi due a uno.

Si apre ora un processo complesso. Il nuovo governo dovrà avviare l’iter parlamentare per l’emendamento, che richiederà altri due referendum confermativi. Vale la pena ricordare, con un pizzico di amara ironia, che la Tailandia ha avuto ben 20 costituzioni dalla fine della monarchia assoluta nel 1932. La speranza è che la ventunesima possa durare più delle precedenti, spesso stracciate dai cingoli dei carri armati.

Come ha osservato Napon Jatusripitak del think tank Thailand Future, chi vince oggi avrà un’influenza enorme sulla direzione di queste riforme. Con Anutin al comando, è probabile che il processo di revisione sarà guidato con prudenza, cercando di non scontentare troppo quei poteri forti che, in Tailandia, hanno sempre l’ultima parola.

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