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SVEZIA: una piccola città ci mostra l’implosione del welfare, a causa…

 

La piccola città di Filipstad in Svezia ci mostra come un flusso incontrollato di immigrazione possa mettere in crisi anche il miglior welfare al mondo. La città, di soli 10 mila abitanti, è stata nel 2015 uno dei centri con maggior accoglienza dei rifugiati dal Siria, Iraq, Nord Africa e medio Oriente e la TV svedese, a distanza di quattro anni, ha deciso di tornare in città per valutare come stiano andando le cose. Purtroppo non bene.

Prima di tutto si lasciò che la gestione dell’assistenza ai nuovi migranti, quasi tutti subito dotati di diritto d’asilo, venisse svolta da privati, i quali ne ricavarono un buon utile (100 milioni di corone), ma la cui qualità dei servizi fu molto contestata. Inoltre i soldi per l’inserimento, di cui si avvantaggiarono questi privati, finirono molto presto ed il costo dei migranti venne a ricadere sul welfare della città.

Ora fra il 2012 ed il 2019 640 svedesi, in età lavorativa, hanno lasciato la città,ma sono arrivati 963 stranieri, di cui 750 sono migranti. Mentre gli svedesi emigrati erano persone preparate e con redditi elevati, i nuovi arrivati sono, per la maggior parte, persone con una preparazione scolastica molto bassa, non facilmente inseribili nel mondo del lavoro. Si calcola che l’80% degli stranieri non occidentali sia disoccupato e quindi sia venuto a pesare sul sistema dei sussidi della città.

Quindi le finanze locali sono state schiacciate da un doppio effetto:

  • gli svedesi benestanti se ne sono andati, facendo calare gli introiti fiscali;
  • i migranti arrivati non riescono ad inserirsi nel mondo del lavoro per cui risultano un peso per il sistema di sicurezza sociale locale.

Questo ha condotto questa piccola città, una volta con una vita idilliaca ed equilibrata sull’orlo della bancarotta. Si calcola che in Svezia circa un quarto delle città ed un terzo delle regioni si trvi nella stessa condizione in cui si trova Filipstad, cioè sull’orlo del baratro finanziario.

Naturalmente i problemi di integrazione hanno portato anche problemi di ordine pubblico, come a  Zetterholm, un tempo sobborgo di villette, quindi colpita da sparatorie ed incendi dopo l’apertura di un night club illegale. Si calcola che il 13% degli svedesi non si sente al sicuro nelle aree in cui vive per crimine, violenza o vandalismo, cifra da confrontare, ad esempio, con quella della Norvegia dove questa cifra è solo del 4%.

Molto Svedesi o immigrati occidentali stanno quindi considerando di espatriare o tornare nei propri paesi. Un ulteriore colpo all’economia svedese, il tutto il nome dell’accoglienza.

 

 

 


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