Seguici su

EnergiaIranUSA

Stretto di Hormuz: per gli USA il traffico petrolifero riprenderà a breve, ma i noli dicono altro

Crisi di Hormuz: il Segretario all’Energia USA annuncia la ripresa del transito delle petroliere. Tra costi assicurativi alle stelle, interventi statali da 20 miliardi e incognite militari, ecco cosa frena davvero il calo dei prezzi del greggio.

Pubblicato

il

Il Segretario all’Energia degli Stati Uniti, Chris Wright, si mostra fiducioso: in una recente intervista alla CNN ha dichiarato che non passerà molto tempo prima di rivedere le petroliere attraversare con regolarità lo Stretto di Hormuz. Dopo l’inizio degli attacchi tra Stati Uniti, Israele e Iran lo scorso 28 febbraio, quasi tutti gli armatori hanno saggiamente bloccato i transiti in questo snodo geopolitico cruciale, attraverso il quale passava abitualmente un quinto del petrolio mondiale. Il blocco ha inevitabilmente ridotto l’offerta sui mercati, spingendo al rialzo il prezzo del greggio e, a cascata, il costo dei carburanti alla pompa.

Secondo Wright, nel “peggiore dei casi” ci vorranno solo un paio di settimane per tornare a un flusso normale. L’ottimismo governativo si scontra, tuttavia, con la complessa realtà operativa. Il Segretario ha citato il passaggio di una “grande petroliera” nelle ultime 24 ore, ma Dimitris Ampatzidis, analista della società di tracciamento Kpler, ha subito ridimensionato l’entusiasmo: si trattava della Parimal, una piccola imbarcazione che viaggiava con il transponder acceso e che vanta chiari legami con Teheran. Non esattamente l’indicatore di un libero mercato globale che riparte. In realtà qualche altra imbarcazione è passata, come la Rozana, ma non si può dire che ci sia un libero transito.

Il vero nodo, come spesso accade quando la geopolitica incontra l’economia reale, è prettamente assicurativo. I costi per assicurare le navi nel Golfo sono esplosi a livelli proibitivi. Qui interviene l’amministrazione Trump con una mossa di puro pragmatismo: lo Stato che si fa garante dove il mercato privato fallisce o si ritira. È stato infatti annunciato un piano federale per coprire fino a 20 miliardi di dollari di perdite, al fine di fornire assicurazioni a tassi accessibili. Gli analisti marittimi, tuttavia, avvertono che la cifra potrebbe non bastare per un traffico di questa portata.

Ecco, in sintesi, i parametri della crisi:

  • Impatto sui prezzi: Il blocco prolungato dell’offerta sta sostenendo le quotazioni del greggio, penalizzando l’economia reale e l’industria.
  • Scudo assicurativo di Stato: L’intervento pubblico da 20 miliardi è la chiave per sbloccare l’impasse finanziaria degli armatori.
  • Strategia militare: Più che sulle scorte navali, il Pentagono punta sulla distruzione preventiva delle rampe missilistiche iraniane per ripristinare la sicurezza.

Il Presidente Trump ha anche ipotizzato l’impiego della Marina per scortare direttamente le petroliere. La scorta navale sarà un problema logistico enorme, ma, magari, l’attività di prevenzione e la neutralizzazione della capacità missilistica avversaria permetteranno comunque il passaggio in sicurezza delle navi. In ogni caso, il transito di una singola petroliera non è minimamente sufficiente: sarà necessario vederne passare un numero consistente prima di poter registrare un serio effetto calmierante sui prezzi del barile.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento