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AutomotiveEconomia

Stellantis, il “Bagno di Realtà” costa caro: 22 Miliardi di oneri e titolo a picco (-35% da inizio anno)

Il grafico non mente: crollo verticale in Borsa dopo lo stop ai dividendi e l’ammissione del flop sull’elettrico. In Italia si torna ai livelli produttivi degli anni ’50.

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Non capita tutti i giorni di leggere un comunicato stampa che assomiglia a un bollettino di guerra finanziaria, ma Carlos Tavares (o chi per lui, vista la situazione) sembra aver deciso che il 2026 debba iniziare con una dose massiccia, forse letale, di onestà. Stellantis ha annunciato oneri per circa 22,2 miliardi di euro, una cifra monstre legata a doppio filo al drastico ripensamento della propria strategia industriale.

Il motivo? Semplice: il mercato non segue i diktat ideologici di Bruxelles. La domanda di veicoli elettrici (EV) rimane debole, e il gruppo automobilistico si è visto costretto a prendere atto che le proprie ambizioni “green” erano basate su previsioni di vendita da libro dei sogni, non da catena di montaggio.

Una frenata da 20 miliardi e l’addio al dividendo

Il “reset” aziendale non sarà indolore. Per la seconda metà del 2025, Stellantis prevede una perdita netta compresa tra i 19 e i 21 miliardi di euro. Una batosta che ha portato a una decisione che ha fatto infuriare gli azionisti più delle perdite stesse: la sospensione del pagamento dei dividendi. La situazione deve essere  anche finanziariamente pesante.

L’azienda ha dichiarato chiaramente che la maggior parte delle svalutazioni deriva da un cambio radicale nella roadmap dei prodotti. In parole povere, si sta cercando di allineare l’offerta alle preferenze reali dei clienti (che preferiscono ancora il rassicurante rombo del motore termico o, al massimo, l’ibrido) anziché a quelle dei regolatori.

Il verdetto del mercato: un crollo verticale

Se le parole possono essere edulcorate dai comunicati stampa, i grafici non mentono. E quello di Stellantis dall’inizio del 2026 è impietoso, come mostra Tradingeconomics.

Osservando l’andamento del titolo si nota come l’anno fosse iniziato con una quotazione vicina ai 9,60 – 9,70 euro. Dopo un lento scivolamento verso gli 8 euro a fine gennaio — sintomo che il mercato già “annusava” problemi — l’annuncio ha provocato un vero e proprio crollo verticale.

Nei primi giorni di febbraio, il titolo è precipitato, sfondando al ribasso quota 7 euro e dirigendosi rapidamente verso i 6 euro. Una distruzione di valore impressionante che certifica la perdita di fiducia degli investitori istituzionali: niente dividendo, niente fiducia.

Il tracollo della produzione italiana

Mentre la Borsa brucia, in fabbrica si gela. La situazione produttiva italiana assume contorni storici, in senso negativo. Il 2025 si è chiuso con un calo della produzione complessiva nel Bel Paese del 20% rispetto all’anno precedente.

Siamo scesi sotto la soglia delle 380.000 unità, un livello che costringe gli storici dell’industria a rispolverare i volumi degli anni Cinquanta. Ecco la fotografia del disastro:

Segmento / StabilimentoUnità prodotte 2025Variazione vs 2024
Auto totali213.706-24,5%
Veicoli Commerciali166.000-13,5%
Melfi-47,2%
Atessa-13,5%
Mirafiori26.000 (circa)+16%

In questo scenario desolante, l’unica eccezione è Mirafiori, che segna un +16%. Ma attenzione a non farsi ingannare dai numeri relativi: la crescita è dovuta a una base di partenza talmente bassa che bastava poco per risalire, e all’avvio di nuove produzioni nell’ultimo trimestre che hanno evitato il peggio. Melfi, un tempo uno dei centri d’eccellenzia del gruppo Fiat, va verso l’estinzione.

Conclusioni: La realtà bussa alla porta

L’errore di aver seguito ciecamente le spinte alla transizione forzata verso l’elettrico si sta rivelando un conto salatissimo. Stellantis si trova ora a dover gestire deflussi di cassa per 6,5 miliardi di euro nei prossimi quattro anni solo per correggere la rotta. Un disastro che porterà a licenziamenti e chiusura di impianti.

È la dimostrazione plastica che, in economia, quando la pianificazione industriale ignora la domanda reale, il mercato presenta il conto. E guardando quel grafico che punta dritto verso il basso, il conto è appena arrivato.

 

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