Seguici su

Analisi e studiEconomiaSpagna

Spagna: il “Sorpasso” sul Messico e il paradosso della crescita senza ricchezza

Spagna, sorpasso storico sul Messico: è la 12ª economia al mondo. Ma i salari reali crollano, e la crescita è solo apparente.

Pubblicato

il

La notizia ha, indubbiamente, il suo peso specifico nelle cancellerie diplomatiche e nelle redazioni economiche: la Spagna ha superato il Messico, la Corea del Sud e l’Australia in termini di PIL aggregato. Secondo le proiezioni della World Economic League (WELT) elaborate dal Cebr, Madrid si piazza al 12° posto tra le economie mondiali nel 2025, riconquistando lo scettro di prima potenza ispanofona del pianeta.

Un risultato che inverte la rotta rispetto al 2022, quando il Messico aveva operato il sorpasso, e che sembra destinato a durare. Le stime vedono la Spagna mantenere questa leadership nel mondo latino fino all’orizzonte previsionale del 2040.

Tuttavia, come spesso accade quando si gratta la superficie dei dati macroeconomici, non è tutto oro quel che luccica. Bisogna chiedersi: è una crescita sana o un semplice aumento di volume?

Il motore della crescita: demografia, non efficienza

Il dato nudo e crudo parla di un’economia spagnola che raggiungerà i 1,88 trilioni di dollari nel 2025 (crescita prevista del 2,9%), staccando il Messico fermo a 1,86 trilioni. Ma qual è il carburante di questa accelerazione?

Non si tratta di un improvviso boom di produttività tecnologica, ma di un aumento dei fattori di produzione, in primis il lavoro. La crescita è trainata da una forte espansione demografica, alimentata da un afflusso massiccio di lavoratori stranieri (circa 600.000 all’anno). La Spagna crea occupazione – oltre 500.000 posti l’anno per quattro anni consecutivi – ed è un dato positivo, ma c’è un “ma” grande quanto una casa. Questa immigrazione è principalmente dai paesi ispanofoni del Sud America, qualcosa di cui praticamente nessun altro paese europeo, a parte il portogallo, può approfittare.

Il lato oscuro: salari fermi e produttività stagnante

Mentre il PIL totale sale, il benessere medio reale arranca. Ecco i punti dolenti evidenziati anche dall’OCSE:

  • Salari reali in calo: Al netto dell’inflazione, le buste paga sono ancora sotto i livelli del 2019.
  • Produttività anemica: La produttività per ora lavorata cresce molto lentamente.
  • PIL pro capite: Se guardiamo alla ricchezza per singolo cittadino, la Spagna scivola al 33° posto nel 2025 e si prevede che crollerà al 38° nel 2040.

In sintesi: il Paese diventa più grande, ma i suoi abitanti non diventano più ricchi. È un modello di crescita estensiva, basata sulla quantità, che maschera le difficoltà strutturali di un’economia sempre più dipendente dai servizi a basso valore aggiunto e dal turismo, mentre provoca un’esplosione immobiliare.

Messico e il resto del mondo: chi sale e chi scende

Il Messico, dal canto suo, rappresenta un caso di studio opposto ma ugualmente problematico. Nonostante una demografia favorevole e la vicinanza strategica agli USA (che dovrebbe favorire il nearshoring), il Paese azteco soffre di una cronica mancanza di investimenti e stagnazione della produttività. Secondo la Federal Reserve di Dallas, il Messico non ha sfruttato le riforme degli ultimi decenni, crescendo molto meno di economie comparabili come Cile o Corea del Sud.

E il resto del mondo? Ecco le previsioni del Cebr fino al 2040:

  1. USA vs Cina: Il sorpasso di Pechino è rimandato al 2045. L’America tiene, la Cina rallenta strutturalmente.
  2. India: L’ascesa continua. Nel 2026 supererà il Giappone e nel 2029 la Germania, diventando la terza potenza globale.
  3. Europa: La Germania resta la regina del Vecchio Continente (4° posto globale), mentre il Regno Unito mostra resilienza salendo al 5° posto nel 2040.
  4. Italia: Una nota dolente per noi. Attualmente davanti alla Spagna, scenderemo dalla nona all’undicesima posizione entro il 2040, superati da giganti demografici ed economici emergenti.

In conclusione, la Spagna festeggia il primato nel mondo ispanico, ma è una vittoria statistica che non si riflette ancora nelle tasche dei cittadini. Un monito per tutte le economie europee: gonfiare il PIL con l’immigrazione senza aumentare la produttività serve a scalare le classifiche, non a migliorare la vita delle persone.


Domande e risposte

Perché la Spagna cresce più del Messico nonostante i problemi salariali? La crescita spagnola è definita “estensiva”: non deriva dal fatto che ogni lavoratore produce di più (produttività), ma dal fatto che ci sono molti più lavoratori grazie a una forte immigrazione. Questo aumenta il PIL totale, che è la somma di tutto ciò che viene prodotto, permettendo il sorpasso sul Messico, che invece sconta bassi investimenti strutturali e un’incapacità cronica di sfruttare la vicinanza con gli USA per modernizzare la propria industria.

Questa crescita migliora la vita degli spagnoli? Al momento, poco o nulla. I dati OCSE indicano che i salari reali, cioè il potere d’acquisto effettivo delle famiglie al netto dell’inflazione, sono inferiori a quelli del 2019. Inoltre, il PIL pro capite è previsto in calo nelle classifiche mondiali fino al 2040. In sostanza, l’economia nel suo complesso è più grande e potente, ma la “fetta” di ricchezza che spetta a ogni singolo cittadino si sta riducendo o stagnando rispetto ad altri paesi.

Come si posiziona l’Italia in questo scenario futuro? L’Italia mantiene ancora un vantaggio sulla Spagna in termini di dimensioni totali dell’economia, posizionandosi davanti a Madrid nel 2025. Tuttavia, le prospettive a lungo termine non sono rosee: il Cebr prevede che l’Italia scivolerà dalla nona posizione attuale all’undicesima nel 2040. La combinazione di bassa crescita demografica e produttività stagnante ci farà perdere terreno rispetto a potenze emergenti e ad altri partner europei più dinamici come il Regno Unito.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento