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SIGNORA CHRISTINE LAGARDE LEI E’ LICENZIATA E LE SPIEGO PERCHE’ (di Pietro De Sarlo)

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L’attuale crisi economica nasce nel 2006 con la crisi dei titoli subprime che culminò con il fallimento nel 2008 della Lehman Bothers e che produsse perdite nel sistema bancario mondiale per circa quattromilacento miliardi di dollari (stima 2009 del FMI), ossia quasi la metà dell’attuale debito dei governi centrali dell’area euro.

Quindi una crisi generata dalla finanza e non dai debiti sovrani. Ma gli effetti di tale crisi si ripercossero su tutte le economie, in particolare in Europa dove il Patto di Stabilità e Crescita firmato nel 1997 prevedeva che il disavanzo statale dei paesi aderenti all’euro non potesse superare il 3% del PIL e il debito pubblico sul PIL il 60%. I paesi che superavano tale soglia dovevano rientrarvi in un periodo di 20 anni. Il patto così formulato nasceva dalle paure tedesche di abbandonare il marco per tuffarsi in una moneta potenzialmente debole.

Per capire meglio le posizioni dei tedeschi occorre rifarsi alla inflazione galoppante della c.d. Repubblica di Weimar dovuta all’alto debito pubblico e da cui nacque il nazismo.

Il limite del patto era nella sua rigidità poiché non prevedeva nulla su cosa fare in momenti di forte crisi come la grande depressione derivante dalla citata crisi dei subprime.  Tutti i paesi dell’area euro entrarono in difficoltà ma la situazione iniziò a precipitare quando nel 2009 Papandreou rivelò che i bilanci pubblici della Grecia, inviati in Europa dai governi precedenti, erano stati ‘taroccati’ e da quel momento iniziò lo psicodramma collettivo della crisi greca che invece di risolversi si complica ogni giorno di più. Per inciso per  tutto il 2010 da Frattini ad Olli Rehn tutte le cancellerie europee si affannavano a negare le possibilità di contagio per l’Italia, la Spagna, la Francia, il Portogallo ecc. (i c.d. PIGS): si è visto quanto valessero quelle assicurazioni. Sia chiaro a tutti che dopo la Grecia tocca a noi. Per porre rimedio a questa situazione furono messi in campo aiuti di entità consistente da parte del FMI ma anche una asserzione dogmatica delle politiche di contenimento del debito pubblico in tutti i paesi con debito sovrano elevato.

In sostanza mentre in USA, Giappone, Inghilterra si rispondeva alla crisi, vale la pena sottolineare ancora una volta che la crisi dei subprime ha generato una depressione mondiale paragonabile solo a quella del 1929, con politiche espansive e di supporto alla crescita l’Europa varava inopinatamente misure recessive spacciandole alla pubblica opinione come salvifiche e come sacrifici necessari per il futuro dei giovani.

Cosa è successo? In Spagna il debito pubblico dal 2011 al 2014 è aumentato del 39%, il PIL è diminuito del 2% e l’occupazione è diminuita del 5,5%.  In Italia il debito pubblico è aumentato del 12%, il PIL è diminuito del 1,5% e l’occupazione è diminuita del 1,4%. In Grecia  il debito pubblico è diminuito del 13%,dopo però due tagli del debito nel 2011 e nel 2012 più che consistenti, il PIL è diminuito del 14% e l’occupazione del 12%. Si tratta di paesi che hanno applicato pedissequamente, anche la Grecia che in una misteriosa tabella che compare e scompare nei siti della UE (Greece Leads the OECD Reform Ranking ) è prima nei “compiti a casa” ,  le ricette della Troika ma la sostenibilità del debito è peggiorata ovunque e a prezzo di danni sociali enormi e con una crisi sempre maggiore di credibilità delle istituzioni europee.

Nel frattempo USA, Giappone, ricordate che i soloni dell’economia pronosticavano il default del Giappone che aveva un rapporto debito /PIL del 250% ?,  e Inghilterra si lasciano la crisi grande crisi alle spalle,  riprendendo il tran tran delle crisi cicliche, mentre noi siamo qui. Il debito Greco vale circa 300 miliardi, il 3% del debito complessivo dell’’area euro,  e le manovre su cui si è frantumata l’Europa e di cui hanno tanto discusso e Christine Lagarde e Alexis Tsipras è pari  a 2 -3 miliardi: una inezia rispetto all’ammontare del debito pubblico europeo.  Per dare una misura di paragone è come se una famiglia che guadagna 100.000 euro l’anno netti buttasse all’aria la casa e togliesse i pavimenti e le travi per cercare un solo miserabile euro perso. Una ulteriore considerazione riguarda l’accanimento del FMI nei confronti della spesa pensionistica. Credo che tutti concordino sulla necessità di allineare l’età pensionabile in tutti i paesi europei se non altro per evitare la sensazione che ci siano eterne cicale ed eterne formiche. Ma l’allungamento dell’età pensionabile non può essere fatto nei momenti di crisi a meno di non voler scientemente peggiorare la situazione e le possibilità di impiego dei giovani. Fornero docet.

Ora inizia la gran cassa della stampa allineata acriticamente alla linea del rigore ( Corriere, La Repubblica, Sole 24 ore ) volta a dimostrare le colpe greche e l’insensatezza di Tsipras. Emblematico un recente articolo del Sole 24 ore dove si confrontano le spese pensionistiche di Grecia e Germania rispetto al PIL: Germania 12%, Grecia 17%. Peccato però che non si dica che se il PIL della Grecia negli ultimi 4 anni fosse salito come quello della Germania la distanza sarebbe di circa un punto e occorrerebbe anche dire che la contrazione del PIL greco di 12 punti negli ultimi quattro anni deriva proprio dalle ricette della Troika. Giusto per la cronaca lo stesso dato dell’incidenza della spesa pensionistica sul PIL vale per l’Italia il 16,5% circa e per la Francia il 15,5%: sotto a chi tocca e avanti un altro!

In conclusione le cancellerie europee e la Troika devono ammettere  di aver sbagliato le politiche economiche altrimenti non ne usciamo. Non oso pensare in che condizioni saremmo se a capo della BCE non ci fosse Mario Draghi.

Entriamo ora per un attimo nella querelle tra Yanis Varoufakis e Christine Lagarde. I greci avevano accettato l’idea di una manovra correttiva ma, a parte la questione pensionistica, quella proposta dai greci era basata più sulle imposte dirette mentre quella del FMI su quelle indirette. Insomma i greci proponevano una manovra di sinistra il FMI una di destra, almeno secondo le categorie classiche. Nessuno in buona fede può affermare con certezza quale porti effetti migliori, meglio meno deleteri, ma tutti sanno benissimo che entrambe le manovre avrebbero solo peggiorato la sostenibilità del debito greco e quindi sarebbero state inutili e non vale neanche la pena entrare nel merito della questione tecnica ma occuparci invece della vera questione che è politica.

La prima questione politica è il rapporto tra debitori e creditori. Un creditore può pretendere sicuramente il risanamento dei conti ma può anche dire in che modo ottenerlo? Se si toglie ai governi la possibilità di determinare in autonomia le politiche economiche la democrazia ha ancora un senso? Possono essere dettate le politiche economiche da funzionari senza nessuna responsabilità politica e senza nessun mandato elettorale?

Questo è un punto ormai in piena evidenza nell’agenda politica. O si va avanti nell’integrazione eleggendo a suffragio diretto anche il capo del governo europeo o si torna alle monete locali. Se la Merkel dovesse essere eletta anche con i voti degli italiani e dei greci la musica sarebbe diversa. Questo è un altro dei problemi della democrazia europea. Può Frau Angela essere di fatto il primo ministro europeo solo con i voti dei tedeschi?

La  seconda consiste nella difficoltà delle cancellerie europee ad ammettere di aver sbagliato buttando inutilmente nella disperazioni interi popoli e generazioni. Questo è il motivo per cui la richiesta di una ulteriore ristrutturazione del debito greco non è stata presa in considerazione.

Il terzo, connesso al secondo,  riguarda i paesi europei i cui governanti sentono vacillare la propria poltrona a causa della critica alle politiche europee. In Spagna con Podemos, in Francia con Le Pen e in Italia con Grillo – Salvini: se di da ragione ai greci c’è il timore del contagio politico più che economico e questo si che preoccupa le cancellerie.

E’ chiaro, infantile e rischioso il tentativo delle istituzioni europee di rovesciare Tsipras, come fecero con Berlusconi, anche per mandare un messaggio a tutti i popoli: chi si ribella al giogo tecnocratico tedesco viene stroncato. Con Berlusconi l’operazione riuscì perché poco credibile, in Italia e all’estero,  e ritenuto tra i primi responsabili della crisi italiana. Per questo alla prima minaccia di Berlusconi di portare l’Italia fuori dall’euro fu fatto secco. Vedremo con Tsipras che della attuale crisi non ha nessuna colpa.

Piccola notazione di costume tutto da tifoseria italiana: quando Berlusconi viene cacciato gongola la sinistra, quando si tenta di cacciare Tsipras gongola la destra. Poi intervengono motivi di polemiche interne e tutto si mischia.

In tutto questo Renzi è totalmente assente in un pavido tatticismo. Un novello Ponzio Pilato che assiste inerte alla crocifissione del popolo greco. Che cosa vuol dire Renzi quando sui migranti dice: se non ci aiutate faremo da soli? Ma cos’è una minaccia o una rassicurazione? E cosa vuol dire: il referendum non è un derby Tsipras – UE ma dracma-euro? Ma porcaccia miseria è il capo della terza economia europea non può uscirsene con queste stupidaggini.  Ma Renzi è assente anche quando si toccano interessi italiani concreti come le recenti trovate europee di far circolare anche in Italia formaggi prodotti senza latte o dove in base alle norme europee nelle etichette delle confezioni alimentari non va indicato il luogo di produzione.

Le conseguenze del referendum greco sono già in atto a prescindere dall’esito. Senza una chiara presa di coscienza ed una comprensione degli errori fatti ci trascineremo la crisi ancora per anni e quello che accade oggi alla Grecia prima o poi accadrà anche a Francia, Spagna e Italia. Se fosse possibile sarebbe molto meglio una fine con dolore invece del dolore senza fine su cui ci avviamo ma così non sarà.

In questo momento il risultato del referendum mi appassiona poco perché comunque vadano le cose l’Europa e l’euro per salvarsi devono fare uno scatto di reni enorme. Difficile che avvenga. Occorre che i capi UE licenzino i tecnici, o almeno Christine Lagarde come emblematico capro espiatorio visto che ci ha masso anche del suo nell’incartamento della crisi, recuperino la dimensione e la visione politica dei problemi, capiscano cosa è stato fatto di sbagliato e come evitare che per pochi spiccioli vada in frantumi una faticosissima costruzione, accettino di perdere un po’ la faccia ammettendo gli errori di politica economica imposti ai popoli UE commessi, occorre soprattutto che finisca il predominio tedesco sull’Europa.

Le colpe sono anche dei greci e sono tante ma se tutto questo non accadrà non sarà Tsipsas ma Merkel, con tutto il seguito dei capi di stato dei 18, passerà alla storia come miope contabile che ha distrutto l’unità dell’ Europa.

Un disastro di tale portata per due spiccioli è roba da lavandaie più che da capi di stato con ambizione di governare una macchina complessa come l’Europa.

Pietro De Sarlo

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