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SIAMO TUTTI GILET GIALLI (di Davide Mura)

Quanto sta accadendo in Europa, e in particolare in Francia, passa quasi del tutto sotto silenzio, perché quello che bolle in pentola è davvero bello grosso. E’ ormai chiaro, infatti, che nel continente il malessere e l’intolleranza nei confronti della sovrastruttura europea abbia raggiunto il punto di non ritorno. Non è possibile, in questo senso, ritenere che tutti i problemi emersi in questi anni, le contraddizioni e le ingiustizie causate da un sistema ordoliberale che persegue la stabilità dei prezzi e non la massima occupazione, e che demonizza il debito e la spesa pubblica, siano solo il frutto del caso o dei “capricci” di qualche facinoroso.

No. Questi problemi hanno profonde radici nella decadenza della civiltà europea, nel crollo di un sistema politico, culturale ed economico che, nel bene e nel male, era il fulcro del progresso e dell’evoluzione sociale, e che ha dato origine alle Costituzioni democratiche del ‘900, le quali hanno – queste sì – offerto stabilità e pace sociale nei decenni, pur con gli ineliminabili conflitti sociali, che di per sé non sono il male assoluto, ma gli effetti fisiologici di un sistema che cerca di offrire soluzioni razionali e di equità, in un contesto nel quale l’individualismo e l’egoismo hanno sempre cercato di prevalere come il simbolo (malato) della libertà.

Poi i sistemi democratici costituzionali sono entrati in crisi. Non sono morti, sono ancora vivi, ma mutati nelle loro finalità programmatiche. Ciò poiché la guerra delle idee è stata vinta dalla logica del profitto, che ha preso il potere – complice il vuoto ideologico lasciato dal defunto comunismo – avvelenando i sistemi democratici e alterandone il DNA.

E l’eurocrazia, in fin dei conti, è il prodotto di questa vittoria. Un sistema elitario e burocratico che ha messo al centro del proprio agire politico la tutela della rendita finanziaria, e che, nel farlo, doveva (con piacere) annichilire lo Stato democratico per sottometterlo ai mercati (finanziari). La sovranità popolare è diventata in questo senso il meccanismo che elegge i Governi ma che non può controllarli; gli stessi vengono messi al riparo da qualsiasi responsabilità politica attraverso la stratificazione normativa, i vincoli esterni e le autorità indipendenti.

I cittadini si trovano così esposti a un potere irresponsabile, che trae legittimità formale dal responso elettorale, ma che nel responso elettorale non trova sanzione politica, poiché quel potere è legittimato sostanzialmente altrove. E questa irresponsabilità è diventata utile per sterilizzare le istanze, i programmi, i principi e le finalità sancite nelle Costituzioni democratiche, e in particolare nella nostra.

Siamo tutti gilet gialli….

poiché, al di là delle ragioni di base, l’obiettivo finale della “ribellione” non è travolgere la democrazia, ma ripristinarla nella sua dimensione naturale: quella nazionale. L’obiettivo ultimo è restituire al popolo il potere sovrano che gli è stato sottratto con artifici e raggiri, utili a dipingere “furbescamente” un (posticcio) futuro di pace e giustizia, là dove invece si progettava l’opposto: un futuro orwelliano nel quale la distanza tra popolo ed élite sarebbe stata concretizzata in una sovrastruttura che impedisse al primo di decidere efficacemente i suoi destini e alle seconde di plasmarli, altrettanto efficacemente, ai suoi interessi.


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