Idee & consigli
Servizi di mobilità: per le realtà automotive, la sfida si vince sul tempo e sui servizi premium
La competizione sul prezzo ha raggiunto un punto di saturazione. Nel comparto automotive, stretto tra le incertezze della transizione elettrica e la necessità di proteggere i margini, puntare solo sui servizi di vendita e noleggio dei veicoli non garantisce più la sostenibilità economica di un tempo. La competitività si è spostata su un altro terreno: quello del tempo.
Ogni ora di fermo auto, ogni mezza giornata persa per portare una vettura in officina, rappresenta un costo occulto che non si è più disposti a tollerare.
Per concessionarie, noleggiatori e fleet manager, l’alternativa è netta: subire la commoditizzazione del prodotto o evolvere verso un modello di servizio a maggiore marginalità.
Ridefinire la customer experience nell’automotive
Per decenni, il concetto di customer experience nell’automotive è rimasto confinato all’interno dello showroom: accoglienza curata, ambienti confortevoli, trattativa commerciale. Oggi questo approccio è obsoleto. La vera partita della soddisfazione cliente si gioca all’esterno, sull’asfalto, nel tragitto critico tra l’utilizzatore e il centro di assistenza.
L’asticella delle aspettative è stata alzata dall’economia on-demand. Se un manager può ricevere merce o servizi a domicilio in poche ore, considera anacronistico dover impiegare ore lavorative per la gestione ordinaria dell’auto aziendale. Per i grandi gruppi di dealer e le società di Noleggio a Lungo Termine (NLT), la priorità è diventata eliminare l’attrito: il veicolo deve essere prelevato e riconsegnato senza impattare sull’agenda del driver.
Il nodo della logistica dell’ultimo miglio
Tradurre questa visione in operatività quotidiana è una sfida complessa. La logistica dell’ultimo miglio non ha nulla a che vedere con la consegna di pacchi standard. Movimentare un asset da decine di migliaia di euro, targato, assicurato e soggetto alle variabili del traffico, richiede protocolli rigidi.
Fino a poco tempo fa, questo onere ricadeva impropriamente sulle risorse interne delle concessionarie: meccanici distolti dalle riparazioni o venditori costretti a improvvisarsi autisti. Un modello inefficiente che gonfia i costi fissi e distrae dal core business. La risposta del mercato è l’industrializzazione del processo di ritiro e consegna veicoli, che diventa così uno standard operativo certificato.
Il car valet in outsourcing come vantaggio operativo
È in questo scenario che il servizio di car valet cessa di essere un optional di lusso per diventare una necessità strutturale. In Europa è già prassi, in Italia sta diventando un criterio decisivo nella scelta del fornitore. La capacità di offrire un simile servizio è centrale per i moderni servizi di mobilità B2B.
Per scalare questo modello in modo ottimale, al giorno d’oggi è possibile rivolgersi a realtà specializzate come Carvoilà, tra gli operatori specializzati del settore, che mette a disposizione delle aziende dell’automotive driver certificati per rendere il car valet una commodity accessibile e sicura.
Le aziende possono così esternalizzare la complessità logistica senza perdere il controllo sulla relazione con il cliente, che percepisce un servizio fluido e senza interruzioni.
L’impatto economico dell’outsourcing del car valet
Anche sotto il profilo strettamente economico, la bilancia pende a favore dell’outsourcing del car valet. Mantenere internamente driver e veicoli di cortesia rappresenta un CAPEX (spesa in conto capitale) rigido e spesso sottoutilizzato.
Affidarsi a partner verticali trasforma questi costi in OPEX (spesa operativa), variabili e perfettamente scalabili in base ai picchi di lavoro.Per le realtà del settore automotive, i vantaggi sono misurabili:
- Abbattimento del downtime: la movimentazione professionale riduce i tempi morti di ingresso e uscita dall’officina;
- Produttività salvaguardata: Il costo del servizio di car valet è quasi sempre inferiore al costo orario del dipendente moltiplicato per le ore perse nel traffico per gestire il veicolo.
Ottimizzare la logistica di manutenzione riduce quindi il TCO (Total Cost of Ownership) complessivo della flotta.
Tecnologia e fiducia
L’efficienza operativa non può prescindere dalla trasparenza. Chi affida la propria auto esige tracciabilità. La digitalizzazione del processo – con perizie fotografiche pre-presa in carico, tracking GPS in tempo reale e notifiche di stato – è ciò che distingue un servizio professionale da uno amatoriale.
Le piattaforme di gestione delle aziende specializzate diventano così non solo strumenti organizzativi, ma anche preziosi collettori di dati: permettono di monitorare con precisione tempi di percorrenza, frequenza degli interventi e livelli di puntualità. Il risultato è un quadro completo delle dinamiche operative. Queste informazioni, se analizzate correttamente, consentono di ottimizzare i flussi di lavoro, ridurre i margini di errore e intervenire in modo mirato sulle criticità, affinando ulteriormente l’offerta e migliorando l’esperienza complessiva del cliente.
Restituire tempo per fidelizzare
Il settore automotive italiano sta vivendo una fase di maturazione obbligata. Mentre la tecnologia a bordo corre veloce, l’innovazione dei servizi a terra deve recuperare terreno. Il successo commerciale dei prossimi anni non dipenderà solo dal prodotto, ma dalla capacità di restituire tempo al cliente. Investire in una logistica di precisione non è più una scelta accessoria, ma l’unica via per difendere i margini e blindare la fedeltà di una clientela business con aspettative alte.
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