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LA SECESSIONE DELLA SCOZIA

 

 

Riguardo alla minacciata secessione della Scozia, c’è una considerazione che sovrasta le possibili conseguenze per la Gran Bretagna e perfino per gli altri movimenti indipendentisti: il problema delle dimensioni degli Stati.

In natura, grosso significa forte. La gente parla dell’inimicizia fra cani e gatti: di fatto i cani possono vedere i gatti come prede mentre i gatti non se lo sognano nemmeno, di vedere come prede i cani. Perché sono più grossi. Del resto, i cani che sono aggressivi con i gatti lo sarebbero anche con le tigri?

Per quanto riguarda gli Stati, il problema si configura in modo diverso in tempo di pace e in tempo di guerra. In tempo di pace le grandi dimensioni hanno importanza per le economie di scala, per l’ampiezza del mercato interno e per il sostegno alle zone più povere da parte delle più ricche. Ché anzi, è proprio quest’ultima la ragione per la quale la Catalogna o la “Padania” sognano l’indipendenza: pensano con qualche ragione che, separate dal resto del Paese, sarebbero più ricche e pagherebbero meno tasse. E corrispondentemente sarebbe veramente sciocca una Calabria che sognasse l’indipendenza. L’idea di una secessione è spesso comprensibile dal punto di vista economico ma lo è molto meno dal punto di vista della sicurezza.

Parlare di questo argomento in un’Europa che vive in pace da quasi settant’anni appare a molti sorprendente. La guerra, si pensa, è una cosa che appartiene ai libri di storia. Una cosa da selvaggi. Anche chi reputa la Germania all’origine dei nostri guai economici non sogna per questo di dichiararle guerra, neanche con degli alleati. Siamo persone civili. A massimo alziamo la voce, non le mani.

Questo punto di vista è del tutto erroneo. Attualmente non è imminente o probabile nessuna guerra ma, essendo essa una delle caratteristiche della specie umana (come lo è delle formiche) non la si esorcizza con l’ottimismo. È fatale che prima o poi ricompaia  e allora, dal punto di vista militare, le dimensioni contano. Se l’Iraq invade il Kuwait, gli Stati Uniti possono concepire il piano di bacchettare Saddam Hussein e fargli sputare l’osso. Ma se oggi la Russia invadesse l’Ucraina, chi prenderebbe le armi per difendere Kiev? Diremmo tutti che l’azione di Mosca è immorale, inqualificabile, criminale, ma non andremmo oltre le parole. L’orso russo è molto grosso.

Chi parla di secessione o d’indipendenza, lo fa considerando che non ci saranno più guerre. In realtà, quando il cielo si annuvola, un Paese grande si chiede che cosa gli convenga fare, mentre un Paese piccolo, se attaccato, può soltanto arrendersi o sperare che un alleato potente lo difenda. Ma a sua volta questo alleato interverrà militarmente soltanto se gli conviene.

Nel caso della Scozia, il pericolo di un’invasione è remoto, perché quella regione non è ricca, non ha vicini (a parte l’Inghilterra) e comunque può contare sul fatto che Londra, gelosa della sua insularità, interverrebbe nel proprio interesse. Ma se la Sicilia fosse indipendente – condizione che vagheggiava dopo la Seconda Guerra Mondiale – in caso di attacco, l’Italia si mobiliterebbe per difenderla? C’è da dubitarne. Essa costa più di quanto non renda e non è strategica per la difesa della penisola.

La storia fornisce conferme. Secondo le alleanze, nel 1939, quando la Germania invase la Cecoslovacchia, le potenze occidentali sarebbero dovute intervenire in difesa di Praga. Ma non lo fecero. Non erano in ballo loro interessi vitali e, sperando che il dittatore di Berlino si sarebbe contentato di quella preda, preferirono mancare di parola. Perfino quando Hitler invase la Polonia la Francia non lo attaccò, si limitò alla “drôle de guerre” (la strana guerra) rintanandosi dietro la Linea Maginot. Tutti speravano che il temporale si scatenasse su altri.

Da qualunque punto si parta, si arriva sempre alla stessa conclusione: quando si tratta di difesa, cioè di guerra, cioè di morire, ognuno pensa a sé stesso e i piccoli non hanno speranza. In altri termini, è per amore di Edinburgo e di Milano che si deve essere per l’integrità della Gran Bretagna o dell’Italia. La piccola Svizzera, pur avendo dei vicini civili, è armata fino ai denti. Israele non ha questa fortuna e infatti, oltre ad avere un fortissimo esercito, si è anche dotata della bomba atomica: a chi ti minaccia di sterminio è necessario rispondere con una minaccia parimenti credibile.

Ma siamo in tempo di pace, e nessuno, mentre si rosola sotto il sole d’estate, crede alla tormenta.

Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it

14 settembre 2014

 

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