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Se perfino i dati statistici giapponesi non sono corretti…. (e danno ancora più torto a certi economisti…)

 

Un piccolo scandalo sta scuotendo il mondo statistico ed il ministero dell’Economia di Tokio perchè molti dati derivanti da rilevazioni statistiche sarebbero sbagliati, e non di poco, come riportato da Reuters.

Secondo quanto trapelato dal ministero dell’Economia circa 1400 grandi società con sede a Tokio non sono state rilevate a fini statistici per il calcolo dell’andamento delle paghe. Ora, se si trattasse di un errore statisticamente distribuito non vi sarebbero problemi nella rilevazione generale, ma ad essere non considerate sono state soprattutto aziende di medio-grandi dimensioni, oltre i 500 dipendenti. Questo ha falsato una serie di dati distribuiti dalla Bank of Japan, legati soprattutto alla crescita degli stipendi reali, ma , a caduta, su una serie di altri indicatori molti importanti che regolano la politica economica, come, ad esempio, i dati dell’inflazione “Core”, il valore aggiunto prodotto, l’output gap. Si calcola che circa il 40% dei dati statistici forniti dalla BoJ siano … falsi. 

In generale si presume che il dato più falsato sia quello della crescita della paga nominale, con un incremento del 2% registrato nominale, contro un 1,1% reale, che potrebbe essere in eccesso per lo 0,7%, riducendosi quindi al 1,3%. A questo punto anche però la distribuzione del Valore aggiunto fra capitale e lavoro va a farsi benedire a favore del Capitale! La cosa divertente è che i media di Giappone e USA spesso prendono in giro la Cina per la “Fabbricazione” dei dati statistici, ma, alla fine, anche loro fanno dei bei pasticci. La Bank of Japan, su questi dati ha, e sta facendo, il proprio QE, ma se non solo non si raggiunge il 2% di inflazione, ma pure le paghe crescono meno di quanto sinora detto (1,3% nominale invece che 2%) vuol dire che …. il QE doveva essere maggiore e che il finanziamento della crescita e quindi della spesa pubblica doveva essere maggiore. Insomma perfino la BoJ è stata troppo … “Austera”!!!!

Tutto questo dovrebbe anche far ragionare sulla natura dei valori economici ormai considerati, da una certa scuola di studiosi, come una sorta di divinità scesa in terra. Le rilevazioni alla base di Tassi di Crescita del PIL, di teorici tassi di crescita delle paghe, del NAIRU, dell’Output Gap, sono facilmente falsificabili. Basta proprio un nulla di errore per stravolgere completamente alcuni valori che, invece, sono spesso considerati come incisi nella pietra. La politica economica e quella monetaria dovrebbero avere solo pochi semplici riferimenti: la piena occupazione l’inflazione ed il tasso di crescita dell’inflazione (la derivata seconda) sui valori “Core”, cioè al netto delle influenze esterne, e la bilancia commerciale. Tutto il resto rischia di essere solo quella che perfino Hayek chiamava “La pretesa della conoscenza”, cioè la matematizzazione dei nostri pregiudizi. Una palla non diventa più vera solo perchè espressa in numeri costruiti: rimane sempre una palla.

 

Se volessimo dare poi una lettura nell’ottica “Europea”, legata anche alle recenti polemiche da taluni sollevate sul tema di un possibile, eventuale, intervento di una Banca Centrale a sostegno del debito di uno stato, potremmo dire che questa notizia perfino peggiora la posizione di coloro che pensano che questo condurrebbe ad un aumento dell’inflazione: alla fine della correzione risulterà che l’inflazione sarà ancora inferiore a quanto previsto e che l’obiettivo inflazionistico del 2% non si può proprio raggiungere, neanche comprando il 42% del debito pubblico come ha fatto la BoJ. Però non facciamo piangere troppo gli austeri d’Italia…

 

 


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