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Se non è BRexit è BReak-down

 

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“I have no romantic attachment to EU. I’m only interested in two things: Britain’s prosperity & influence” (David Cameron)

Cameron e i suoi alleati di governo hanno messo a punto le quattro richieste del Regno Unito per rimanere in UE, in vista del referendum del 2016/2017. I diplomatici inglesi sono già partiti per le 28 capitali, nel classico tour anglosassone di persuasione dei governi europei.

Se le quattro richieste venissero accolte, la UE come la conosciamo non esisterebbe più.  Vediamole, come riportate da Tim Ross sul Telegraph :

  1. Forzare Bruxelles a una “dichiarazione esplicita” che la Gran Bretagna sarà esclusa da ogni evoluzione verso un superstato europeo. Il Regno Unito sarebbe così esonerato dal principio fondante UE di “unione sempre maggiore”
  2. Ottenere una “dichiarazione esplicita” che l’euro non è la valuta ufficiale della UE, rendendola così un’unione “multi-valuta”. L’obiettivo è garantire indefinitamente l’esistenza della sterlina.
  3. Un nuovo sistema di “cartellini rossi” per riportare potere ai parlamenti nazionali. Questi potrebbero bloccare direttive europee indesiderate e cancellare leggi UE in vigore
  4. Una nuova struttura per l’UE. Le 19 nazioni che fanno parte dell’eurozona non potranno penalizzare in alcun modo le 9 che non ne fanno parte. L’obiettivo è proteggere la City di Londra.

Queste le condizioni di Cameron per andare al referendum del 2016 o 2017 sostenendo la permanenza in UE del Regno Unito.

La richiesta al punto 3 è particolarmente dirompente: sarebbe la fine del processo di delega di sovranità popolare alle istituzioni comunitarie non elette, e l’inizio della devoluzione di potere alle istanze nazionali democraticamente elette.

Vedremo le reazioni di Bruxelles alla mina piazzata da Cameron sotto le Istituzioni di Bruxelles per neutralizzare la crescita dell’Ukip di Farage.

E se Cameron otterrà i suoi 4 punti potremo probabilmente dire addio per sempre agli USE, già azzoppati dalla pesantissima uscita di Olivier Blanchard ex capo economista dell’FMI: neanche l’unione fiscale e di bilancio, che darebbe a Bruxelles il potere di tassare e spendere, potrà salvare l’eurozona, a causa dei pesanti divari di produttività tra nazioni.

E’ finito il tempo delle discussioni sul “come” e sul “se” l’euro sopravvivrà, e anche quelle sul “colpa di chi” per le sue oggettive disfunzioni. L’euro è destinato al fallimento in ogni caso, è solo questione di tempo.

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