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Scalfari e gli Stati Uniti europei. Controeditoriale.

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Nel solito editoriale, in questa estiva domenica, Scalfari auspica il  superamento  dello Stato sovrano europeo per un mega Stato federato, come gli Stati Uniti d’America. Eppure gli Stati multinazionali per me non rappresentano il futuro, bensì il passato come furono gli imperi Persiano, Ottomano che videro ovviamente il loro tramonto per la nascita degli Stati sovrani nazionali, in un contesto di diritto internazionale e autodeterminazione dei popoli.
Principi universali dell ‘era moderna ma ora negati dall’ideologia darwiniana dell’europeismo, secondo la quale il piccolo sarà sempre mangiato dal grande, per il fatto di trovarsi in un mondo dove e’ giusto che vige, l’anarchia del diritto per far posto al liberismo dei mercati e della finanza. Per il caso italiano, proprio ora che ha ceduto sovranità per l’integrazione europea , l’Italia ha perso il suo peso internazionale ed è diventata ora una pedina, rispetto a quando aveva la sua sovranità monetaria che l’aveva portata ad essere il sesto paese più industrializzato al mondo.
Inoltre, dal punto di vista economico, gli Stati Uniti europei necessiterebbero di un bilancio federale con una tassazione unica e in Europa non si è neanche unificata la tassa più semplice che ci sia, ovvero l’IVA (comunque sognare non costa), e trasferimenti interni per attuare il citato bilancio unico federale con il fine di finanziare quelle aree europee depresse.
Pertanto  la Germania dovrebbe trasferire parte del suo PIL al resto d’Europa, senza tener conto che solamente a Spagna, Portogallo, Grecia ed Italia, Berlino dovrebbe trasferire un ammontare intorno al 8-10% del suo PIL pari 220-230 MLD all’anno, cosa confermata anche  dall’economista francese Jacques Sapir (http://russeurope.hypotheses.org/453#_ftn5).
Ora,  se la Merkel avesse proposto ai suoi elettori un’Europa solidale ma al costo di 230 MLD circa all’anno prevedendo trasferimenti interni come accade negli USA (ovviamente a spese dei suoi contribuenti), il suo partito non avrebbe neanche preso il 4%, soglia obbligatoria per entrare in Parlamento.
Inoltre, la vicenda greca che si sta consumando in questi giorni dovrebbe far capire che in Europa non esistono sconti e solidarietà, ma solo un gioco di forza tra richieste dei creditori che vogliono fare profitti e debitori che cercano di tutelarsi. Figuriamoci quindi se la Germania cederebbe parte del suo PIL per finanziare l’ospedale greco, quando Berlino è d’accordo sull’aumento IVA per i farmaci in Grecia dell’11%…
Mentre in piena estate si sogna (incubo) il mega Stato europeo, la Gran Bretagna già annuncia il referendum per uscire dall’incubo €uropeo…

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