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Russia: le autorità monetarie riducono l’obbligo di conversione delle valute estere in rubli. Nessun pericolo svalutazione

La mossa renderà anche pi semplice la vita alle istituzioni finanziarie russe

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La Russia aveva imposto l’obbligo, quasi totale, di conversione in Rubli degli incassi in valuta per poter sostenere la valuta russa. Ora, passata la minaccia di una svalutazione, il governo sta facendo man mano marcia indietro, anche per non creare ulteriori problemi con il cambio della valuta, in una situazione in cui molte banche sono sanzionate.

Quindi il governo di Mosca ha ridotto al 40% la percentuale di vendita obbligatoria dei proventi in valuta estera da parte degli esportatori. Il resto della valuta potrà non essere convertita. 

Il governo ha allentato i requisiti per la vendita obbligatoria dei proventi in valuta estera da parte degli esportatori, abbassando la soglia dal 60% al 40%. Si tratta della seconda riduzione in meno di un mese: il 20 giugno la soglia è stata abbassata dall’originaria 80% al 60%.

Le autorità affermano che la decisione è stata presa “tenendo conto della stabilizzazione del tasso di cambio della valuta nazionale e del raggiungimento di un livello sufficiente di liquidità in valuta estera”. “In precedenza, gli esportatori  erano tenuti ad accreditare sui loro conti presso le banche autorizzate almeno il 60% della valuta estera ricevuta in base ai contratti di commercio estero. Ora questa soglia è stata ridotta al 40%”, si legge nel decreto governativo .

L’obbligo del rimpatrio obbligatorio della valuta e della vendita dei proventi in valuta estera è stato introdotto con decreto del presidente Vladimir Putin nell’ottobre 2023. Nell’aprile 2024 la misura è stata immediatamente prorogata di un anno, fino al 30 aprile 2025. Secondo la Banca Centrale, nel mese di giugno il fatturato netto di 29 aziende tra i maggiori esportatori russi ammontava a 14,6 miliardi di dollari.

Il rublemo, nel frattempo, è a un livello non preoccupante:

Il fatto che ora società private possano detenere riserve in valuta notevoli senza problemi darà un forte incentivo all’utilizzo delle riserve stessa per acquistare e importare beni, in modo diretto se i beni non provengono da paesi occidentali, ma anche con “giri anomali” se i beni sono di origine Occidentale o sanzionata. Potrei scommettere che presto vedremo un aggiuntivo flusso di beni europei importati da società collegate a grandi conglomerate russe, il tutto alla faccia delle sanzioni.

Inoltre la riduzione dell’obbligo di conversione alleggerisce la pressione sulle banche che ancora offrono servizi di conversione valutaria e che rischiano di essere soggette alle sanzioni secondarie occidentali.


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