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Rivoluzione al Dipartimento di Giustizia USA: Trump licenzia Pam Bondi. Il peso del caso Epstein
Donald Trump ha rimosso il Procuratore Generale Pam Bondi. Decisivi i continui ritardi e le omissioni nella pubblicazione dei file di Jeffrey Epstein e la pressione del Congresso. Todd Blanche nominato ad interim, Lee Zeldin possibile successore.

A volte, la politica di Washington ricorda più una porta girevole che un’istituzione stabile. Giovedì 2 aprile 2026, il Presidente Donald Trump ha rimosso dal suo incarico il Procuratore Generale Pam Bondi. La mossa, sebbene ammantata dai consueti e formali toni istituzionali di ringraziamento, riflette una profonda spaccatura interna all’amministrazione, legata a doppio filo a uno degli scandali più oscuri della storia recente americana: la gestione dei file di Jeffrey Epstein.
La notizia è giunta in modo quasi teatrale, a dimostrazione di come le dinamiche di potere nella capitale non ammettano esitazioni. Bondi, secondo fonti vicine alla Casa Bianca, è stata informata del suo licenziamento direttamente nello Studio Ovale, poco prima del discorso alla nazione di Trump sulla situazione in Iran. Mentre il Presidente parlava al Paese, l’ormai ex Procuratore Generale era già in viaggio verso la Florida. La stessa mattina, ironia della sorte, Bondi aveva accompagnato Trump alla Corte Suprema per un’udienza cruciale.
I motivi del divorzio: il fallimento sui file Epstein
Il nodo centrale di questa destituzione non risiede in divergenze di politica macroeconomica o in questioni di ordinaria amministrazione, ma in un evidente fallimento operativo e comunicativo. L’amministrazione aveva fatto della trasparenza sul caso Epstein un fondamentale strumento di ripristino della fiducia nelle istituzioni. Quando la giustizia appare opaca, è l’intero sistema a perdere credibilità agli occhi dei cittadini e degli investitori.
Ecco i punti salienti che hanno portato alla rottura:
- Le promesse mancate: Nel febbraio 2025, appena assunta la carica, Bondi dichiarò in diretta televisiva che la famosa “lista dei clienti” di Epstein era fisicamente sulla sua scrivania, pronta per essere esaminata e divulgata.
- I ritardi accumulati: A distanza di oltre un anno, il rilascio dei documenti è diventato un miraggio. La pubblicazione è stata continuamente rimandata, giustificata dalla necessità di analizzare milioni di nuove carte.
- Le censure di comodo: I pochi documenti rilasciati hanno subito pesanti omissis. La scusa ufficiale è stata la “sicurezza nazionale”, ma scatenando l’ira dell’opinione pubblica e una crescente frustrazione dello stesso Trump.
- Pressioni del Congresso: La situazione era diventata insostenibile al punto che la Commissione di Vigilanza della Camera (House Oversight) aveva recentemente emesso un mandato di comparizione (subpoena) contro Bondi, per indagare sulla cattiva gestione del caso.
Il dipartimento guidato da Bondi si è rivelato, nei fatti, un ingranaggio inceppato. Nonostante le dichiarazioni di facciata in cui Trump la definisce una “grande patriota”, la realtà descrive un esecutivo deluso non solo dall’impasse su Epstein, ma anche da una percepita mancanza di incisività nel perseguire gli avversari politici.
Chi prenderà il timone?
La transizione al vertice del Dipartimento di Giustizia (DOJ) prevede un passaggio di consegne immediato. Per garantire la continuità, la scelta è ricaduta su una figura interna.
L’ipotesi di Lee Zeldin appare al momento la più concreta. Zeldin, che attualmente guida l’Agenzia per la Protezione Ambientale (EPA), ha incontrato Trump di recente. Sebbene i colloqui ufficiali riguardassero questioni ambientali, le fonti confermano che si è discusso attivamente del suo trasferimento alla Giustizia.
In conclusione, l’uscita di scena di Pam Bondi non è un semplice rimpasto. Rappresenta la dura presa d’atto che, su temi sensibili capaci di minare la fiducia sistemica nel governo, la pazienza presidenziale ha un limite molto ristretto. Resta ora da vedere se la nuova gestione riuscirà a sbloccare quei fascicoli che i palazzi del potere sembrano voler ostinatamente mantenere chiusi.








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