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Rinuncia alle frontiere e sovranità.Dalla tragedia di Parigi, il più Europa è solo pericolo per la sicurezza.

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Uno degli attentatori di Parigi era giunto in Europa, dalla Grecia come “rifugiato” o meglio militante IS. La mente degli attacchi e gli armamenti per i terroristi  invece provenivano dal Belgio passando il confine francese senza controlli visto gli accordi di Schenghen.
Questi fatti gravi ma determinanti, non rappresentano la causa, bensì gli effetti scaturiti da quelle politiche europee, fomentate dalla retorica europeista del superamento delle frontiere e la fine dello Stato sovrano. Fattori che se vengono a mancare pongono uno Stato e la democrazia intera in grave pericolo sia dal lato della sicurezza nazionale che della stabilità economica.
In sostanza, le “ideologie” dell’europeismo contro il concetto di Stato, rappresentano un terreno fertile per il terrorismo per perseguire i loro obiettivi, queste si basano proprio sulla sovranazionalità, lo sradicamento dei confini, l’accoglienza o meglio porte aperte  all’immigrazione selvaggia, ius soli (parte dei terroristi avevano passaporto francese) e sopratutto la fine dello Stato sovrano. Pertanto, invece di propagandare “più Europa” contro il terrorismo, 
occorrerebbe, riflettere per riscoprire il concetto di “più Stato sovrano” precisamente più Stati sovrani coordinati tra di loro nella lotta al terrorismo, ma senza cedere sovranità e rinunciare ai controlli di frontiera.
Alcune voci provenienti dalla politica e non solo, invocano un “esercito europeo” dopo i fatti di del 4 e 5 gennaio di quest’anno sempre a Parigi e del 13 novembre scorso, cosa sbagliata e pericolosa. Possiamo immaginare soldati greci e portoghesi che non parlando la stessa lingua e quindi già penalizzati per un coordinamento, vengono a schierati per pattugliare le banlieue parigine, territorio e realtà sconosciute per un soldato nato e addestrato nell’isola greca di Creta? Un esercito europeo sarebbe il caos auspicato dal terrorismo.
In sostanza, occorre una rivoluzione culturale e non solo, rivedere quindi il concetto di “accoglimento” e sopratutto gli accordi di Schenghen, queste decisioni da prendere, non rappresentano limitazioni alla libertà, ma un ordine alle libertà personali, sbarazzandosi dal liberismo anarchico dell’europeismo odierno. Gli sbarchi a Lampedusa ne sono una dimostrazione, l’immigrazione selvaggia che assistiamo, è un fantastico cavallo di Troia per infiltrazioni pericolose in Europa. Ebbene ricordare inoltre, che il fenomeno Lampedusa è da imputare alle avventure francesi in Libia per spodestare Gheddafi, ora terra di nessuno in preda a bande e terroristi.
Come si poteva prevedere infine, la retorica secondo la quale l’attacco di Parigi rappresenta un’aggressione all’Europa intera non è tardata a venire da parte dei leaders europei e non solo.
La tragedia di parigi , ha colpito la Francia e di fatti subito dopo l’accaduto sono stati chiusi i confini, quando invece l’Ungheria chiudeva le frontiere Orbàn era invece considerato un “fascista” per Bruxelles, intanto  in francesi reagendo al terrore intonavano le note della Marseillaise e non certamente l’inno dell’UE.
Lasciamo perdere quindi la Grecia ad esempio, che certamente non è stata coinvolta dagli attacchi, bensì questa è stata attaccata da anni dal terrorismo economico della TROIKA.

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