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Rinaldi a Gentiloni: saranno riformati i vincoli di bilancio UE? Risposta: Boh. Pessimi segnali dalla Germania

Ieri c’è stata un’importante audizione in commissione ECON dell’europarlamento  dei commissari Dombrovskis e Gentiloni sulle politiche economiche della UE. Antonio Maria Rinaldi ha fatto una domanda ben precisa: dato che si parla di reintrodurre i vincoli di bilancio a partire dal 2023, questi saranno rivisti oppure si tornerà ad applicare la versione di Maastricht del 1993 (60% debito/Pil, 3% di deficit)  peggiorata dal six pack – two pack del 2011? Si tratta di norme che sono alla base della stagnazione di tutta la UE nell’ultimo decennio, sono anche fondanti la decadenza economica e sociale italiana, e che appaiono inadeguate alla situazione economica attuale.

Volendo parafrasare Manzoni “LO sventurato non rispose”: Gentiloni non è stato in grado di dare alcuna certezza sui tempi o sui modi della riforma perché, come potete sentire direttamente, alcuni paesi NON vogliono la riforma. Si tratta dei famosi paesi austeri (Germania, Olanda, Austria in primis) che vogliono, per motivi interni, l’applicazione del trattato nella sua versione originale, quella dura e rigida del 1992-2011.

Gentiloni per ora si accontenta di continuare ad applicare la “Clausola di salvaguardia” che disarma i vincoli di bilancio, ma si tratta di una norma emergenziale che dovrà rientrare. Poi, cosa succederà? Salterà tutto ? Allo stato attuale la risposta più probabile è si, perché i segnali dalla Germania sono pessimi. Il ministro delle finanze tedesco Scholz, SPD, quindi dello steso gruppo di Gentiloni, al Financial Times ha detto che non ha nessuna intenzione di riformare i vincoli di bilancio europei. Questo significa che a partire dal 2023 ci sarà una stretta economica durissima per la UE e per l’Italia. Proprio quello di cui non si sentiva il bisogno.

Buon ascolto,e successivamente, la trascrizione completa dell’intervento

Grazie Presidente,

Vicepresidente Dombrovskies,

Commissario Gentiloni,


Spero che non sia stata a causa di una pandemia di questa portata che ha generato una crisi economica senza precedenti per convincere le istituzioni europee che la governance economica dell’Unione, e in particolare il Patto di Stabilità e Crescita, dovevano essere radicalmente riformati così come viene da tempo auspicato non più solamente dal mio gruppo politico la Lega.


Addirittura Mario Draghi lo sostiene nell’attuale ruolo di Presidente del Consiglio nel mio paese, supportato da una larghissima maggioranza parlamentare, forte dell’autorevolezza tecnica dopo aver presieduto la BCE.

 

Siamo infatti finalmente giunti alla consapevolezza condivisa della necessità di modificare queste regole che hanno impedito a molti Paesi membri di perseguire una ripresa economica sufficiente a causa dei palesi effetti pro-ciclici dopo la crisi finanziaria iniziata nel 2008. Rimangono solo gli irriducibili rigoristi dimostrando di non aver ancora compreso la lezione che il teorema dell’austerità come funzionale alla crescita non porta ai risultati sperati. Il resto del mondo ne è la prova più tangibile!

Pertanto tenuto conto che la Clausola di Salvaguardia sarà disattivata ad inizio 2023, è a disposizione meno di un anno e mezzo per una discussione così vasta e complessa. 

 

A tal riguardo la Commissione come intende procedere?

1) Comunicherete in anticipo almeno le linee guida che ispireranno le modifiche al fine di consentire ai Paesi Membri di poter programmare le proprie politiche economiche e fiscali al rinnovato Patto di Stabilità?

2) Vi è l’impegno ad iniziare il confronto sulla riforma in modo da essere pronti con le nuove regole già ad inizio 2023? Oppure di iniziare la discussione e poi, eventualmente, prolungare la Clausola di Salvaguardia fino a quando sarà necessario?

 Perché in caso contrario esiste l’elevata probabilità che si torni alle regole del Patto di Stabilità se non si giungerà in tempo utile alla riforma.

 

 

 


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