EconomiaFinanzaGiapponeMaterie primeUSA
Rendimenti in volo e Oro record: tra i “capricci” di Trump e la voragine giapponese, i mercati ballano
I rendimenti dei titoli di stato volano: il Giappone perde il controllo e i dazi USA spaventano l’Europa. L’oro tocca nuovi record storici mentre i mercati temono l’instabilità. Ecco chi rischia di più.

Il mondo finanziario si è svegliato con il mal di testa, e questa volta l’aspirina delle banche centrali potrebbe non bastare e, comunque, non sta arrivando. I rendimenti obbligazionari globali hanno subito un’impennata martedì, spinti da una “tempesta perfetta”:
- massicce vendite sul debito pubblico giapponese,
- le rinnovate minacce di dazi da parte del Presidente Trump contro l’Europa.
Non siamo di fronte a una semplice correzione, ma a un segnale di nervosismo strutturale. Negli Stati Uniti, il rendimento del Treasury decennale è salito al 4,29%, il livello più alto da agosto, mentre in Giappone si sta consumando il vero dramma tecnico: il rendimento a 40 anni ha superato il 4%, toccando un massimo storico. Evidentemente, l’assenza di una copertura massiccia da parte della Bank of Japan (BoJ) sta lasciando il mercato nipponico in balia delle onde, in un momento in cui il premier Takaichi ha annunciato elezioni anticipate e un programma di defiscalizzazione.
Per quanto riguarda il titolo a 40 anni giapponese la sua crescita è impressionante, facendo giungere il rendimento al 4,2%. L’impennata è molto superiore rispetto ai decennali, a segnalare una struttura temprale che lascia prevedere un aumento dei tassi nel tempo:
A tutto questo si aggiunge l’instabilità geopolitica. La richiesta degli USA di acquisire la Groenlandia, con la minaccia di dazi dal 10% al 25% su otto paesi europei, ha trasformato la diplomazia in un tavolo da poker ad alto rischio. L’Europa, come spesso accade, si prepara a un vertice di emergenza, mentre i costi di finanziamento nel Vecchio Continente salgono per simpatia (e per paura).
Ecco la situazione attuale dei rendimenti decennali, tratta dai dati di mercato più recenti:
Tabella dei Rendimenti Decennali (Major 10Y)
| Paese | Rendimento (Yield) | Variazione Giornaliera | Variazione Settimanale | Variazione Mensile | Variazione Annuale (YoY) |
| Stati Uniti | 4,2900% | ▲ 0.064 | +0.11% | +0.13% | -0.29% |
| Regno Unito | 4,4800% | ▲ 0.0587 | +0.08% | -0.06% | -0.12% |
| Giappone | 2.3440% | ▲ 0.0729 | +0.18% | +0.26% | +1.15% |
| Australia | 4.7870% | ▲ 0.057 | +0.10% | -0.01% | +0.37% |
| Germania | 2.8790% | ▲ 0.0388 | +0.07% | -0.02% | +0.40% |
| Brasile | 13.8630% | ▼ 0.0050 | +0.21% | -0.02% | -1.21% |
| Russia | 14.5700% | ▼ 0.0200 | +0.01% | +0.30% | -1.21% |
| India | 6.6800% | ▼ 0.0090 | +0.03% | -0.01% | -0.12% |
| Canada | 3.4250% | ▲ 0.04 | +0.02% | -0.05% | +0.17% |
| Italia | 3.4750% | ▲ 0.048 | +0.04% | -0.09% | -0.11% |
| Francia | 3.5410% | ▲ 0.0434 | +0.03% | -0.07% | +0.28% |
| Svizzera | 0.2850% | ▲ 0.0180 | +0.02% | -0.06% | -0.06% |
Chi sale e chi scende: i vincitori e i vinti del debito
Analizzando i dati, emergono chiaramente le aree di tensione.
- I peggiori su base settimanale: Il Brasile guida la classifica con un aumento dello 0,21%, seguito a ruota dal Giappone (+0,18%) e dagli Stati Uniti (+0,11%). È evidente che l’instabilità colpisce sia i mercati emergenti sia quelli sviluppati che si trovano nell’occhio del ciclone politico o monetario.
- Il caso Giappone (YoY): Il dato più allarmante è quello annuale del Giappone. Con un incremento dell’1,15% su base annua, Tokyo sta pagando il conto di anni di politica monetaria ultra-espansiva che ora si scontra con la realtà dei mercati globali. Anche la Germania (+0,40%) e l’Australia (+0,37%) vedono i loro costi di finanziamento crescere significativamente rispetto all’anno scorso. Ricordiamo che la Germania ha inaugurato un pesante programma di investimenti militari e civili coperti dal debito.
- Chi “resiste” (o quasi): Curiosamente, su base settimanale la Russia (+0.01%) e il Canada (+0.02%) sono i più stabili. Su base annua, invece, notiamo un calo drastico per Brasile e Russia (entrambi -1,21%), segnale che forse il picco di stress per questi paesi è stato toccato in passato, o che le dinamiche interne stanno temporaneamente prevalendo su quelle globali. L’Italia, per ora, tiene, con un calo annuale dello 0,11%, un piccolo sospiro di sollievo in un mare in tempesta.
La fuga verso l’Oro
In questo scenario di incertezza, dove i bond non offrono più la sicurezza di un tempo ma solo volatilità, il capitale cerca rifugio. E lo trova nel metallo giallo. L’oro ha superato la soglia psicologica e tecnica dei 4.720 dollari l’oncia, segnando un nuovo record storico.
Facendo un rapido calcolo per i nostri lettori dell’area euro: considerando il tasso di cambio attuale (ipotizzando un cambio EUR/USD intorno a 1,08-1,10 in questo scenario 2026), siamo di fronte a una quotazione monstre di circa 140-145 euro al grammo. Una cifra che polverizza ogni record precedente e che segnala come la fiducia nelle valute fiat e nella stabilità delle banche centrali sia ai minimi termini. Le tensioni in Venezuela, Iran e la questione groenlandese non fanno altro che alimentare questo fuoco.
Il nuovo mondo instabile non fa bene ai debiti sovrani, ma è una miniera d’oro per chi non si fida delle promesse dei politici. Senza un intervento chiaro e deciso delle banche centrali, in primis Federal Reserve e Bank of Japan, c’è il rischio che questo debito venga a pesare troppo per tutti.
Domande e risposte
Perché i tassi di interesse dei titoli di stato stanno aumentando globalmente?
L’aumento è causato da un mix di fattori tecnici e geopolitici. In primo luogo, c’è una forte vendita di titoli di stato giapponesi, poiché gli investitori temono che la Bank of Japan non possa più controllare la curva dei rendimenti. In secondo luogo, le minacce del Presidente Trump di imporre nuovi dazi all’Europa e le tensioni geopolitiche (come la questione Groenlandia) creano incertezza, spingendo gli investitori a chiedere rendimenti più alti per prestare denaro ai governi, temendo inflazione e instabilità.
Cosa significa il record del prezzo dell’oro per i risparmiatori?
Il superamento dei 4.720 dollari l’oncia indica una profonda sfiducia verso le valute tradizionali e la stabilità geopolitica. Per i risparmiatori, l’oro agisce come il classico “bene rifugio”. Questo record suggerisce che il mercato si aspetta un’inflazione persistente o crisi internazionali acute. Chi detiene oro vede il valore del proprio asset crescere nominalmente, proteggendo il potere d’acquisto mentre le obbligazioni perdono valore capitale a causa dell’aumento dei rendimenti. È un segnale di allarme per l’economia reale.
L’Italia rischia molto in questo scenario di rialzo dei rendimenti?
Al momento, l’Italia mostra una relativa resilienza. Sebbene i tassi siano saliti leggermente su base settimanale (+0,04%), su base annuale (YoY) il rendimento è sceso dello 0,11%, a differenza di Germania e Francia che vedono aumenti. Tuttavia, l’Italia, avendo un debito pubblico elevato, è sempre esposta. Se i rendimenti globali continuassero a salire trascinati da USA e Giappone, anche Roma vedrebbe aumentare il costo del servizio del debito, riducendo lo spazio fiscale per le manovre economiche. La prudenza resta d’obbligo.










You must be logged in to post a comment Login