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RENATO BRUNETTA HA RAGIONE SUL “GOLPE”, MA… (di Nino Galloni)

 

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La recente proposta dell’ex ministro Brunetta riguardo ad una Commissione Parlamentare di Inchiesta sui fatti che portarono alla caduta del governo Berlusconi dopo l’estate del 2011- su disposizioni della Troika – per essere sostituito da quello di Mario Monti, non appare affatto priva di fondamento.

 

Brevemente i fatti: su pressioni estere, lo spread (che certifica come gli operatori finanziari internazionali amplificano le eventuali difficoltà sui titoli di Stato decennali) era salito, il rating italiano abbassato e l’unica cura sembravano le dimissioni di Berlusconi; egli stesso pareva accettare il verdetto (senso di responsabilità per il ricatto riguardo le quotazioni Mediaset in borsa?) e, con la velocità del fulmine, ecco bell’e pronta la nomina presidenziale del neo senatore Monti e, a strettissimo giro, il suo governo.

 

Una mia aggiunta interpretativa: fino al fatidico agosto 2011, il ministro Tremonti se l’era cavata barcamenandosi sulla posizione per cui l’Italia non aveva bisogno di grandi interventi, andava bene così; quando, improvvisamente, annunciò importanti interventi, temetti le strumentali e cretine reazioni dei cosiddetti mercati che, infatti, non si fecero attendere.

Se si debbono fare interventi” pensarono i mercati, dopo aver mangiato pane e volpe, “allora vuol dire che l’Italia va male!” e fu la fine.

Le ingerenze e le pressioni della Troika erano forti prima, durante e dopo l’errore di Tremonti; e, quindi, sulle modalità di promozione della manovra gestita dal predecessore di Mattarella, le perplessità ci sono tutte e l’idea di Brunetta appare fondata.

 

Però, allora, perché non andare veramente a fondo e partire dall’origine del problema: la più importante decisione di politica economica – il famoso divorzio tra Tesoro e Bankitalia all’inizio del 1981 – che determinò il boom del debito pubblico e la condanna a disoccupazione e precarietà per milioni di giovani (oggi quasi cinquantenni), fu presa in base ad una semplice lettera dell’allora ministro Beniamino Andreatta al governatore Carlo Azeglio Ciampi, senza alcun dibattito parlamentare.

Anzi: dieci anni dopo, al Corriere della Sera, lo stesso Andreatta dichiarò che non si era passati per il Parlamento in quanto la maggioranza di quest’ultimo, verosimilmente, non sarebbe stata d’accordo.

 

Un vero e proprio golpe?

Certamente l’inizio dei nostri drammi.

E, dopo il 1981, che dire degli accordi tra Kohl e Mitterrand per deindustrializzare l’Italia?

Che dire della svendita a prezzi di magazzino delle nostre imprese a partecipazione statale?

E della privatizzazione delle banche e, conseguentemente, della stessa Banca d’Italia?

Della emarginazione di uno strumento storico di promozione del lavoro che era il movimento cooperativo?

Del tradimento di una classe amministrativa di alti dirigenti di carriera per far posto, dopo la concertazione sociale del 1993, a sindacalisti (che adesso saranno drasticamente sostituiti da rappresentanti dell’Università Bocconi spa)?

 

Tutte queste cose sono collegate dall’abbandono di sovranità (monetaria, economica, politica, agroalimentare, democratica) fine a se stessa, voluta da poteri forti internazionali che hanno condizionato la nostra vita e imposto scelte controproducenti per la nostra cultura e per la nostra economia: su tutto ciò sarebbe bene che si esercitassero una o più Commissioni Parlamentari di Inchiesta, affinché da esse si ripartisse come progetto, consapevolezza, giusto riscatto di un popolo che saprà meritare e riguadagnare quanto ha perso in trentacinque anni di tradimenti.

 

Nino Galloni

 

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