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Referendum Grecia. Il no all’austerità è la strada obbligata per il grexit.

Cattura noygfj
Al di là del terrorismo mediatico e dei “sabotaggi politici” per far vincere il sì (ELA congelato a 89 mld) con tutti i luoghi comuni “sparati” contro la Grecia e al di là dei giusti festeggiamenti, condivisibili, il referendum greco è stata una lezione per quella ideologia pericolosa, sposata dalla retorica europeista, secondo la quale uno Stato piccolo e sovrano non sarebbe in grado di affrontare il resto del mondo globalizzato  e ci aggiungo con la finanza fine a se stessa che la fa da padrone. Questa ideologia neodarwinista, ha trovato il muro della democrazia nel Paese in cui quest’ultima nacque dove ha fatto nascere quest’ultima, facendo prevalere gli interessi dei cittadini e non delle élites che, guarda caso, predicano il sovranazionalismo per uccidere ogni espressione democratica, sotto la retorica che lo Stato nazione sarebbe sinonimo di “obsoleto” e “guerrafondaio”.
In seconda analisi, per andare nello specifico macroeconomico, l’esito della consultazione popolare, che ha espresso la volontà di ripudiare l’austerità imposta dalla TROIKA, non può trovare alternative se permane la volontà nel rimanere nell’eurozona. Qualsiasi politica espansiva non potrà mai funzionare in presenza di una moneta rigida condivisa da più Stati con diverse economie, il conto prima o poi arriverà lo stesso. Maggiori saranno i consumi, maggiori saranno le importazioni e il debito estero aumenterà, mentre andrà in negativo la bilancia pagamenti dello Stato. Ergo, maggiore “benessere” determinerà una riduzione della competitività e fuoriuscita di danaro verso l’estero con maggiore indebitamento. Ecco perchè viene imposta l’austerità competitiva e non solo per ripianare i crediti delle banche che hanno prestato. Per filtrare queste dinamiche negative, non ci sarà alternativa che dotarsi di una propria moneta flessibile per meglio affrontare il commercio estero, e per non essere più ricattato dai creditori internazionali per la gestione del budget nazionale.
Di questo il governo Tsipras  deve essere cosciente, come già qualcuno lo è in Europa, non a caso si pensa di “cacciare” via la Grecia dall’eurozona, proprio a conferma che l’euro non prevedere politiche per il benessere. E neanche un taglio del debito del 30% come richiesto da Atene potrà servire, visto che è già stato fatto nel 2012 con l’haircut sul precedente debito, a conferma che tale misura agisce sempre sugli effetti senza rimuovere la causa principale sul fatto che l’euro è una moneta debitogena e che rende impossibile monetizzare i debiti sovrani.
L’auspicio, dunque, è che da domani, alla luce di questa giornata storica, si agisca sulle cause, anzi sulla causa e non sugli effetti

Per la cronaca, riunione di unità di crisi tra Merkel e Hollande, Renzi NON pervenuto malgrado l’Italia abbia versato 40 dei 60 mld sui fondi salva Stati per la Grecia, ovvero per salvare i  crediti di questi due Paesi che non hanno mai interpellato chi ha contribuito a salvarli nelle loro “avventure” finanziarie in terra ellenica.

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