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Referendum sul Fiscal Compact? Non siamo in Francia…

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Alcuni economisti europeisti e parlamentari  in questi giorni stanno raccogliendo firme per indire un referendum che  abroghi il Fiscal Compact con annesso pareggio di bilancio.Il messaggio mediatico a tale iniziativa è che in teoria l’austerità sarebbe la causa principale dell’attuale crisi che avvolge l’intera eurozona.
Tralasciando il fatto più importante e cioè gli squilibri macroeconomici indotti dall’euro impongono come logica conseguenza proprio l’austerità al fine di far limitare tali squilibri. Permettendo dunque la sopravvivenza del sistema euro che necessita perennemente della rigidità dei conti.
Quindi questo referendum ha solo lo scopo di rimuovere l’effetto ma NON la causa,  se si volesse rimuovere l’austerità come metodo di governo si dovrebbe agire a monte, ovvero rimuovendo l’eurozona, ma ciò non è previsto dalla politica per motivi ideologici, ma l’ideologia non ha una razionalità e quindi “rimuovendo” l’austerità salvaguardando un contesto che necessita rigore nei conti per la propria sopravvivenza, non produrrà effetti desiderati a lungo termine come la crescita economica e l’occupazione. (https://scenarieconomici.it/disoccupazione-come-metodo-di-governo-conferenza-alla-london-school-of-economics/)
Imporre avanzi di bilancio, ovviamente porta ad una contrazione del pil e dell’occupazione ma questa in teoria (ma non in pratica) sarebbe l’unica via per mantenere un debito pubblico sostenibile dal momento che NON è possibile monetizzarlo, ovvero denominarlo ed emesso con la propria moneta sovrana e con una banca centrale prestatrice in ultima istanza. Premetto comunque che non metto in discussione la buona fede di questa iniziativa referendaria ammettendo che questa rappresenta un gesto nobile.
Intanto, chiedere come sta facendo Renzi in Europa, una flessibilità al limite deficit-pil 3% quando il suo partito ha votato per il pareggio di bilancio in costituzione, rappresenta un bel paradosso politicamente corretto…
Dal punto di vista sociale invece l’impatto di un referendum contro l’austerità non verrebbe certamente recepito dalla popolazione, senza fare troppo tecnicismi, il quesito referendario per passare dovrebbe raggiungere il quorum, ovvero il 50%+1 degli aventi diritto al voto, quindi circa 25 milioni +1. Ragionando per esclusione, il 90% circa degli aventi diritto al voto sono al corrente delle nuove fidanzate dei calciatori  ma non sanno minimamente cosa sia il Fiscal Compact ed il pareggio di bilancio, quindi non è difficile trarre  le conclusioni.
Pertanto molto probabilmente il referendum non passerebbe, inoltre il PD che ha inserito il pareggio di bilancio in costituzione (nocciolo principale del quesito referendario), ha ottenuto alle ultime elezioni europee il 41%. Questo dato lascia intendere che gli italiani già hanno scelto alle urne di confermare l’austerità ed il mercantilismo (modello tedesco che però funziona solo se un Paese lo attua, ovvero la Germania,) e questa constatazione basta come sondaggio pre referendario.
In ultima analisi, in Italia l’opinione pubblica è facilmente influenzabile dai media ed un referendum di questo genere verrebbe con molta probabilità scoraggiato da tv e giornali influenzati da Bruxelles e Berlino. Basti vedere i “fantasiosi” spot che esaltano questa €uropa…
Lasciar decidere ai cittadini se confermare l’austerità o no, rappresenta pertanto un’arma a doppio taglio, perchè una sua bocciatura rappresenterebbe una micidiale legittimazione ad una politica economica umanamente mostruosa.
In conclusione l’abrogazione del Fiscal Compact con annesso pareggio di bilancio potrebbe essere fattibile, socialmente, in un Paese come la Francia, dove a queste ultime elezioni europee ha mostrato di avere le idee ben chiare oltre a ricordare che esattamente il 14 luglio del 1789  per prendere la Bastiglia e rovesciare un regime monarchico dittatoriale i francesi non hanno certamente indetto un referendum…

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