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#Referendum, appello ai difensori della Costituzione (di Giuseppe Palma)

Se avete a cuore la Costituzione, indipendentemente dalle simpatie politiche, impegnatevi fattivamente nel divulgare le ragioni del “No” fino all’ultimo giorno, fino all’ultima ora.

Telefonate a parenti e amici spiegando loro perché occorre votare “No” al referendum costituzionale del 20 e 21 settembre, quindi i danni che questa riforma potrebbe recare alla democrazia rappresentativa.

Dopo di che, nelle giornate di domenica 20 e lunedì 21 settembre, andate a prendere fisicamente da casa quegli amici e parenti indecisi o che non vorrebbero andare a votare, e accompagnateli ai seggi convincendoli sulle ragioni del “No”. È un sacrificio richiestoci dalla gloriosa civiltà costituzionale di cui siamo eredi, anche perché – a differenza del referendum abrogativo – quello confermativo non prevede un quorum minimo di votanti per la sua validità: ogni voto può essere determinante.

La Costituzione è in mano ad una banda di rancorosi, rabbiosi e opportunisti che vogliono distruggere la rappresentanza democratica, cioè l’adeguata rappresentanza popolare nella più importante istituzione del Paese, il Parlamento.

Non è in gioco soltanto la composizione numerica delle Camere, che per carità può certamente essere oggetto di discussione in presenza di adeguati equilibri e contrappesi, è in gioco il ruolo del Parlamento, ormai ridotto ad un mero ruolo di “notaio in differita” delle decisioni di un governo plenipotenziario.

Si può anche essere d’accordo col “tagliare” il numero dei parlamentari”, anch’io lo sono, ma solo nell’ambito di una revisione costituzionale complessiva che equilibri in modo adeguato la ridotta rappresentanza del popolo in Parlamento. Servivano contrappesi, che invece sono del tutto assenti. Penso ad esempio all’elezione diretta del Presidente della Repubblica o all’innesto di strumenti di democrazia diretta come i referendum consultivi, ovvero una revisione del bicameralismo perfetto.

Nulla di tutto ciò prevede la riforma, se non una disarticolata riduzione numerica dei componenti delle Camere, con tutti i problemi che questo comporta. È a rischio la democrazia parlamentare.

Punire la “casta” togliendo al popolo il diritto di una adeguata rappresentanza parlamentare è di per sé un controsenso. Anche perché i finti guerrieri contro la “casta” si son fatti – oggi – “casta” essi stessi. Se si volevano punire “i politici”, come si esprime orribilmente qualche sostenitore della riforma, si sarebbero potuti tagliare gli “stipendi” dei parlamentari (anche su questo non sono d’accordo ma sarebbe stata una soluzione più logica), e non il numero dei rappresentanti del popolo.

Né vale l’idea “se non si comincia a fare qualcosa, non cambia mai nulla“. Cambiare tanto per cambiare non serve a nulla, anzi, come in questo caso, può essere addirittura dannoso. State certi che se vincesse il Sì, non verrà approvato alcun correttivo.

Se vuoi salvare davvero la democrazia rappresentativa e il Parlamento, vota “No” e impegnati concretamente per portare ai seggi il maggior numero di elettori possibili che votino “No”.

L’impresa di fermare la deriva dell’anti-politica è in questa fase quasi impossibile, per questo vale comunque la pena combattere fino all’ultima ora.
Per poter dire ai nostri figli, malauguratamente un giorno avessero un Consiglio di Amministrazione a rappresentarli al posto di un Parlamento, noi c’eravamo e abbiamo cercato con tutte le nostre forze di salvare la democrazia parlamentare.

I Parlamenti non nacquero per dare efficienza, tutt’altro, ma per rallentare i processi decisionali nell’interesse della nazione e della collettività. La legge, frutto delle diverse istanze di un popolo, è il riassunto della volontà generale discussa in un Parlamento di eletti che rappresentino le istanze di tutti. Per la celerità vanno benissimo le dittature.

Scriveva Giacomo Leopardi nei Pensieri: “V’è qualche secolo che, per tacere del resto, nelle arti e nelle discipline presume di rifar tutto, perché nulla sa fare“.

Giuseppe PALMA

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P.S. Coloro che volessero approfondire le ragioni del “No” al referendum confermativo del 20 e 21 settembre, potranno leggere il penultimo libro mio e di Paolo Becchi, “Una riforma sbagliata. Dodici motivi per dire NO al taglio dei parlamentari“, Editrice Gds (prima edizione febbraio 2020):
https://www.amazon.it/Una-riforma-sbagliata-Dodici-parlamentari/dp/8867829920/ref=mp_s_a_1_1?dchild=1&keywords=una+riforma+sbagliata&qid=1599220139&sr=8-1

Giuseppe PALMA


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