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Questione di fiducia: guida alla sicurezza nel mondo delle cripto

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L’avvento del digitale nelle nostre vite ha sicuramente stravolto i nostri canoni di sicurezza e prudenza, soprattutto nell’approccio a ciò che non si conosce.

Se nei primi anni dell’era dell’internet c’erano una precauzione e attenzione generalmente alte quando si decideva di condividere i propri dati sensibili per acquistare qualcosa online, negli anni, grazie all’esplosione dei grandi nomi come Amazon e eBay e alla crescita delle informazioni a disposizione dell’utente medio questa sfiducia è venuta sempre meno. Difficilmente l’acquirente si sofferma a leggere i documenti di Privacy o i Termini e le Condizioni prima di condividere gli estremi della propria carta di credito, del proprio documento d’identità.

Questo è sicuramente stato uno dei fattori importanti per la crescita delle criptovalute a livello mondiale. Per definizione, le criptovalute sono un bene intangibile. Si acquista del denaro che non esiste se non sulla blockchain di riferimento sotto forma di transazione non spesa. Alquanto preoccupante, vero? Eppure questo non ha scalfito le convinzioni delle almeno 13 milioni di persone che hanno deciso di investire i propri risparmi nel nuovissimo strumento finanziario.

Acquistare criptovalute non è però semplice come comprare una felpa su Zalando o un libro su Amazon, ma richiede attenzioni particolari.

Aprire un portafoglio Bitcoin per poi decidere con quale criptovalute fare trading è praticamente impossibile da fare da soli, a patto che non si voglia investire seriamente in hardware da mining, sempre più costoso e invasivo. Per acquistare criptovalute bisogna, invece affidarsi a degli exchange, che non sono altro che delle grandi istituzioni, simili a banche, tramite i quali è possibile acquistare le criptomonete desiderate.

Per quanto siamo abituati a un web con colossi ben noti e accreditati in ogni settore, come Amazon o eBay, lo stesso discorso non è applicabile a livello di Bitcoin e affini. Un mercato così giovane e in crescita ha attirato sì molti investitori, ma di diverso tipo. Se la maggior parte delle persone ha deciso di aprire un proprio portafogli e iniziare a fare trading con le criptovalute, altre hanno fiutato l’affare e deciso di offrire proprio questo servizio di exchange di beni digitali. Ma sono tutti affidabili?

Gli sviluppi recenti

Quest’anno ha visto, purtroppo, il susseguirsi di diverse truffe nel mondo delle cripto. Quella di Bitsane è sicuramente una di quelle che ha fatto più rumore. L’exchange irlandese, che questo maggio contava più di 200,000 utenti iscritti, è svanito nel nulla con tutti i soldi dei propri user. È mai possibile? Purtroppo sì.

L’esempio di Bitsane, seguito da almeno altri 3-4 provider quest’anno, porta a galla i limiti di un settore che, a fronte di tanto entusiasmo e promesse, continua a destare tanti dubbi nell’opinione pubblica. Se l’eliminazione dell’intermediario e l’essere completamente slegato da una proprietà sono considerate di gran lunga le innovazioni più promettenti del mondo Bitcoin, gli esempi di cui prima stanno riportando la discussione su un argomento molto controverso nel mondo delle criptovalute: la regolamentazione.

Proprio questa sembra essere una soluzione ai problemi causati dalla malafede di alcuni provider che stanno screditando uno strumento sicuramente importante e dall’ampio margine di miglioramento, a livello di prestazioni e adozione da parte delle masse. Nella maggior parte dei paesi, la regolamentazione delle criptovalute procede molto lentamente, quando presente. L’incremento di possessori e utilizzatori in tutto il mondo non potrà far trascurare ancora a lungo quella che rischia di diventare un’economia parallela, florida ma al contempo anarchica. Le pratiche burocratiche hanno però tempi ignoti e non si può certo aspettare che tutto sia in regola per investire, cosa che per definizione deve essere fatta al momento giusto, a seconda di diversi fattori.

Per questo, proponiamo in questo articolo alcune linee guida per scegliere opportunamente l’exchange cui affidare i propri risparmi. Seguendo poche norme di precauzione, è infatti possibile tutelarsi abbastanza così da non rischiare di rimanere truffati.

Controlla sempre la compagnia che possiede l’exchange

Come ogni compagnia, anche gli exchange avranno una partita IVA e un indirizzo della loro sede principale. Assicurati che l’indirizzo provenga da una nazione ben nota e non uno dei paradisi fiscali sparsi per il mondo.

La partita IVA di qualsiasi azienda è invece disponibile su un sito che cambia da governo a governo, puoi vedere qui il registro italiano.

Controlla le persone del team

Questo processo è sicuramente più impegnativo. Ma controllare chi faccia parte dell’azienda cui decidi di affidare i tuoi soldi può aiutarti a dormire sonni tranquilli. Questo mercato ha attratto ogni tipo di investitore al suo interno, e non è raro incontrare exchange amministrati da ragazzi giovani e alle volte inesperti. Controllare la loro esperienza tramite LinkedIn o anche gli altri social può essere un’ottima mossa per capire chi si prenderà cura dei nostri risparmi.

Cerca l’exchange su Internet e sui social media

I social media possono fornirti informazioni interessanti sulla clientela servita e sul livello del servizio. Leggi i commenti della community e vedi se le recensioni sono positive e come vengono gestiti gli eventuali disagi.

Acquistare like e commenti fasulli è adesso decisamente facile ed economico, per questo dovresti anche controllare gli utenti. Assicurati che i commenti provengano dal bacino di utenza dell’exchange e non da nazioni site in altri continenti.

Con questo breve processo investigativo, potrai assicurarti che l’azienda cui decidi di affidare i tuoi soldi sia ben amministrata e trasparente con la propria clientela. A prescindere dal fatto che tu decida di investire decine o migliaia di euro, è giusto tutelarsi quanto più possibile in un mercato che, basandoci sullo storico delle quotazioni criptovalute, ha dimostrato di poter rendere profitti importanti anche a fronte di investimenti esigui. La regolamentazione che questo settore merita non potrà che seguire la volontà degli utenti sempre più numerosi, che la richiedono a gran voce. Fino ad allora, bisognerà arrangiarsi con la giusta precauzione e il buon senso che si deve a situazioni del genere.

 


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