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Project Nightfall: Londra lancia la corsa al missile balistico “low cost” per l’Ucraina. Ma arriverà a guerra finita?
Londra lancia “Nightfall”: il progetto per missili balistici low-cost destinati a Kiev. Obiettivo 500km di gittata e produzione rapida, ma i prototipi arriveranno solo nel 2027. Troppo tardi per cambiare le sorti della guerra?

Il governo britannico ha deciso di alzare la posta in gioco, o forse, più cinicamente, di preparare il terreno per il riarmo industriale del prossimo decennio. Con un annuncio che mescola urgenza bellica e pianificazione industriale a lungo termine, il Ministero della Difesa del Regno Unito ha svelato il Progetto Nightfall. L’obiettivo? Sviluppare in tempi record un nuovo missile balistico a lungo raggio da fornire all’Ucraina.
Tuttavia, leggendo tra le righe dei comunicati ufficiali, emerge il solito dilemma tra le intenzioni della politica e i tempi della tecnica: i prototipi non voleranno prima di un anno. Un lasso di tempo che, in un conflitto ad alta intensità come quello ucraino, rappresenta un’era geologica.
Nightfall: Specifiche tecniche e ambizioni industriali
Il cuore del progetto non è tanto la tecnologia rivoluzionaria, quanto l’approccio economico e produttivo. Londra non cerca l’arma perfetta, cerca l’arma producibile. Il Ministero della Difesa ha lanciato una competizione per tre team industriali, con un finanziamento iniziale di 9 milioni di sterline (circa 12 milioni di dollari) ciascuno.
Ecco i requisiti chiave che i costruttori dovranno rispettare:
Tipologia: Missile balistico lanciato da terra (Ground-Launched).
Gittata: Superiore ai 500 chilometri (310 miglia).
Carico bellico: Testata da 200 kg (440 libbre).
Costo unitario: Tetto massimo di £800.000 (circa 1 milione di euro).
Cadenza produttiva: Almeno 10 sistemi al mese.
La richiesta di una piattaforma lanciata da terra è fondamentale. A differenza degli Storm Shadow, che richiedono aerei (sempre più scarsi nell’arsenale di Kiev) per essere sganciati, un missile balistico terrestre offre una flessibilità tattica superiore. I veicoli lanciatori possono nascondersi, sparare in rapida successione (“shoot and scoot”) e dileguarsi prima che la controbatteria russa possa reagire.
La logica economica: Keynesismo di guerra?
Analizzando i numeri, il progetto Nightfall è un interessante esperimento di politica industriale. Il prezzo target di 800.000 sterline è, in termini militari, un “prezzo di saldo” per un missile balistico con 500 km di raggio. Per comparazione, un missile ATACMS americano aveva costi variabili fra il milione e il milione e mezzo di dollari, storici, con prestazioni inferiori.
Londra sta applicando il concetto di “sviluppo a spirale” (spiral development): si parte con un prototipo funzionante e migliorabile, piuttosto che aspettare anni per un prodotto finito e perfetto. L’accento è posto sulla resilienza alla guerra elettronica (EW), dato che i russi hanno dimostrato una capacità formidabile nel disturbare i sistemi di guida GPS occidentali. Se il missile non sa dove andare, è solo un costoso fuoco d’artificio.
Il fattore tempo e il dubbio strategico
Qui però casca l’asino, come si suol dire. Il comunicato stampa del governo britannico, datato gennaio 2026, parla di contratti da assegnare a marzo 2026 e di “primi tre missili per i test di fuoco entro 12 mesi”. Siamo quindi proiettati a marzo 2027 solo per i test. La produzione di massa arriverebbe ancora dopo.
È legittimo porsi una domanda scomoda: ci sarà ancora una guerra da combattere nel 2027? Molti analisti ritengono che il conflitto potrebbe evolversi o congelarsi ben prima che questi missili escano dalle linee di montaggio in numeri significativi. È probabile che Nightfall serva più a rivitalizzare la base industriale missilistica britannica in funzione anti-russa a lungo termine, piuttosto che a salvare Kiev nell’immediato inverno del 2026.

Il missile sud coreano Hyanmuon 2B, che ha caratteristiche smili a quelle previste dal progetto britannico
500 km: tanti, ma non troppi
C’è poi la questione della gittata. 500 chilometri sono un raggio rispettabile, che permette di colpire la logistica russa nelle retrovie profonde. Tuttavia, non rappresentano una “Wunderwaffe” (arma miracolosa).
I missili da crociera Storm Shadow/SCALP, già forniti da Londra e Parigi, coprono distanze simili. La differenza sostanziale sta nel profilo di volo:
Storm Shadow: Vola basso, subsonico, furtivo, difficile da vedere ma lento.
Nightfall (Balistico): Arriva dall’alto, a velocità ipersonica o quasi, molto difficile da intercettare per la difesa aerea standard, ma più visibile ai radar a lungo raggio.
Inoltre, la geografia è tiranna. La Russia è immensa. Anche con 500 km di raggio, gran parte delle basi aeree strategiche da cui partono i bombardieri russi (come quelli che lanciano i missili Kh-101) rimangono al sicuro, ben oltre la portata di questi vettori. Mosca ha la “profondità strategica” per assorbire questi colpi spostando semplicemente gli asset preziosi 100 km più a est.
Il contesto: la risposta a Oreshnik
L’annuncio britannico arriva in risposta all’uso da parte russa del missile balistico Oreshnik, capace di trasportare testate multiple e nucleari, recentemente utilizzato contro Leopoli. Il Segretario alla Difesa John Healey ha dichiarato: “Gli attacchi mostrano come Putin pensi di agire impunemente. Invece di negoziare seriamente la pace, sta intensificando la sua guerra illegale”.
Parole dure, certo, ma che si scontrano con la realtà fisica della produzione industriale. Mentre il Cremlino utilizza missili già operativi, l’Occidente sta ancora lanciando i bandi di concorso per progettarli.
Pragmatismo tardivo
Il progetto Nightfall è tecnicamente sensato e fiscalmente responsabile. Creare un missile balistico “economico”, resistente alle interferenze e facile da produrre è esattamente ciò che serve in una guerra di attrito. Tuttavia, il tempismo è, per usare un eufemismo, problematico. Inoltre viene a completare una grave mancanza europea: quella dei missili balistici non prodotti negli USA.
Se questi missili fossero stati ordinati nel 2022, oggi cambierebbero le sorti del fronte. Ordinandoli nel 2026 per il 2027, Londra sembra scommettere su una guerra eterna o, più pragmaticamente, sta usando l’urgenza ucraina per finanziare lo sviluppo di capacità che serviranno alle proprie Forze Armate in un futuro mondo multipolare e instabile. Come sempre, il confine tra aiuto agli alleati e politica industriale nazionale è molto sottile.
Domande e risposte
Perché sviluppare un missile balistico se l’Ucraina ha già gli Storm Shadow? Gli Storm Shadow sono missili da crociera aviolanciati: richiedono aerei (vulnerabili e scarsi) e volano lentamente. Il progetto Nightfall riguarda missili balistici lanciati da terra. Questi sono molto più veloci, arrivano sul bersaglio in pochi minuti rendendo difficile l’intercettazione e la fuga del nemico, e possono essere lanciati da veicoli mobili nascosti nelle foreste, aumentando la sopravvivenza del sistema d’arma. Inoltre, diversificare i vettori complica enormemente il lavoro della difesa aerea russa.
Una gittata di 500 km è sufficiente a colpire Mosca? No, e non è questo l’obiettivo tattico immediato. La distanza dal confine ucraino a Mosca è di circa 450-500 km in linea d’aria dal punto più vicino, ma lanciare dal confine è suicida. I sistemi Nightfall verrebbero posizionati più all’interno per sicurezza. L’obiettivo reale non è il Cremlino, ma i nodi logistici, i depositi di munizioni, i centri di comando e le concentrazioni di truppe nelle retrovie occupate o appena oltre il confine russo, disturbando l’approvvigionamento del fronte.
È realistico produrre un missile balistico a soli 800.000 sterline? È una sfida ambiziosa. I missili balistici occidentali moderni costano solitamente milioni. Tuttavia, l’approccio “low cost” si basa sull’uso di tecnologie commerciali (COTS), sulla rinuncia a prestazioni estreme di precisione chirurgica (se il carico bellico è abbastanza potente) e sull’economia di scala. Se l’industria riuscirà a rispettare questo budget, sarà una rivoluzione non solo per l’Ucraina, ma per tutto il mercato della difesa occidentale, che soffre di costi cronici troppo elevati.








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