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Produzione industriale: un disastro in Euro Zona -6,6% su base annua

La UE, e soprattutto l’Euro zona, stanno riuscendo a raggiungere i propri obiettivi di decarbonizzazione semplicmente chiudendo le aziende e riducendo la produzione industriale.
La produzione industriale nell’Area Euro è diminuita dello 0,7% mese su mese nell’ottobre 2023, raggiungendo il livello più basso dal 2020, dopo un calo rivisto dell’1,0% nel periodo precedente e superando il calo previsto dello 0,3%.
La produzione di beni strumentali è diminuita dell’1,4%, seguita da cali dello 0,6% nella produzione di beni di consumo intermedi e non durevoli, a mostrare, come se ce ne fosse bisogno, che c’è un problema di consumi e di redditi. Al contrario, la produzione di energia è aumentata dell’1,1% dopo due periodi di contrazione, mentre la produzione di beni di consumo durevoli è aumentata dello 0,2%.
Su base annua, l’attività industriale si è ridotta del 6,6% in ottobre, superando il calo previsto del 4,6% ed estendendo l’attuale sequenza di contrazione all’ottavo mese consecutivo. Un disastro colossale, inutile nasconderlo. Ecco il relativo grafico:
Ecco invece la produzione industriale in area euro anno su anno
Le cose vanno leggermente meglio se si passa a considerare non l’Area Euro , ma la UE nel suo complesso. La decrescita è lleggermente inferiore.
Solo leggermente, per carità, ma un grafico con prospettiva dal 2015 ci mostra come la produzione industriale in Euro Area e in UE stiano sempre più seguendo percorsi diversi, con l’Euro che è un fattore che, evidentemente favorisce la deindustrializzazione.
Se poi valutiamo i dati paese per paese, abbiamo paesi come Irlanda, Paesi Bassi e Estonia dove la caduta è stata più sensibile. Comunque poche realtà economiche europee si salvano da questo disastro e nessuna di grosse dimensioni.
In stati democratici questa situazione porterebbe a una forte preoccupazione sul futuro: sino a quando una realtà economica può abbandonare l’attività manifatturiera senza impoverirsi? Il problema è che la UE non è più composta da stati democratici, ma da una sorta di direttorato burocratico che, a furia di obiettivi astrusi e di vincoli all’economia, governa in modo nascsto e sottile, ma finalizzato al progressivo impoverimento dei cittadini. Molti dei quali, come ipnotizzati, non capiscono le conseguenze di quanto sta accadendo.

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