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#Prescrizione Ecco una soluzione per mettere d’accordo Salvini e Di Maio (di G. Palma e P. Becchi)

Articolo a firma di Paolo BECCHI e Giuseppe PALMA su Libero di ieri, 4 novembre:

Chiariamo subito una cosa: nel contatto di governo la riforma della prescrizione c’è. Per la verità ci sono anche i minibot, ma nessuno più ne parla ed oggi forse sarebbero più urgenti di qualsiasi riforma sulla prescrizione, che peraltro nel contratto viene presentata in un contesto del tutto favorevole all’imputato, mentre il ddl voluto da Bonafede va in senso esattamente opposto. Infatti il ministro della Giustizia vorrebbe, in materia di giustizia penale, interrompere il termine di prescrizione dei reati alla fine del primo grado di giudizio: «una bomba nucleare sul processo», secondo il ministro leghista Giulia Bongiorno, mentre per il Guardasigilli «la bomba atomica che rischia di esplodere è la rabbia dei cittadini di fronte all’impunità».

In realtà si tratta di una follia da malati di giacobismo nella patria di Beccarla e di Filangieri. Con i termini di prescrizione bloccati subito dopo il processo di primo grado, i tempi della giustizia subirebbero una forte dilatazione perché – in sede di impugnazione – le cancellerie delle corti d’appello e di Cassazione avrebbero tutta la convenienza a dilatare all’infinito i tempi processuali. Tanto la prescrizione è bloccata, ragionerebbero cancellieri e magistrati. Nel 2016, ad esempio, 30mila procedimenti sarebbero rimasti ancora in piedi.

TRE VOLTE PIÙ LENTI

Oggi, in media, tra la sentenza penale di primo grado e quella di secondo trascorrono circa due/tre anni. Da quella di secondo grado a quella di Cassazione circa un anno. Con l’approvazione del ddl voluto da Bonafede questi tempi potrebbero raddoppiare o addirittura triplicare, causando una significativa contrazione dei principi inderogabili a tutela dell’imputato, il quale – essendo presunto innocente fino a sentenza passata in giudicato – subisce già oggi la eccessiva lunghezza del processo come una specie di anticipazione di pena. Figuriamoci con l’interruzione della prescrizione dopo il primo grado!

Un altro aspetto di criticità è di natura costituzionale. Il secondo comma dell’art. 111 della Costituzione stabilisce che «ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata».

Con i termini di prescrizione interrotti dopo il giudizio di primo grado, la «ragionevole durata» del processo va a farsi benedire. Con la conseguenza che già oggi fioccherebbero centinaia di migliaia di ricorsi per ottenere il risarcimento dallo Stato a causa della irragionevole lungaggine del processo stesso (vedi Legge Pinto).

Inoltre va aggiunto che una volta dichiarata l’incostituzionalità della norma sulla prescrizione, tutti quelli che si vedranno condannare per effetto del mancato decorrere dei termini di prescrizione, così come voluto da Bonafede, potranno chiedere in futuro di essere rimessi in libertà per effetto del principio del favor rei (al reo si applica sempre la norma a lui più favorevole). Un bel casino!

PROPOSTA ALTERNATIVA

Per parte nostra oggi la riforma della prescrizione è proprio l’ultimo dei problemi di cui ci si dovrebbe occupare, ma se per far contento il M5S proprio la si deve fare allora una soluzione ci sarebbe. Sul territorio nazionale le Corti d’appello sono tante, mentre la Corte di Cassazione è una sola e ha sede a Roma. Per evitare di sovraccaricare la Suprema Corte più di quanto non lo sia già oggi, invece di intervenire limitando il diritto di difesa come hanno fatto i governi Pd negli ultimi anni, si potrebbero ragionevolmente interrompere i termini di prescrizione non dopo il primo grado di giudizio bensì a partire dal giorno in cui il difensore dell’imputato deposita il ricorso per Cassazione, limitatamente alla durata temporale di un solo anno. In tal modo le sezioni della Suprema Corte avrebbero un anno in più per smaltire il carico gli giudiziario e i magistrati un anno in più per meglio studiarsi i contenuti dei ricorsi, riducendo i casi di diniego di giustizia. Se si vuole riformare la prescrizione questa potrebbe essere una soluzione praticabile.

di Paolo BECCHI e Giuseppe PALMA

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Integrazione, successiva all’articolo: Interrompere i termini di prescrizione dal giorno in cui il difensore dell’imputato deposita il ricorso per Cassazione, LIMITATAMENTE alla durata di un anno, significa principalmente questo: i reati che rischiano di prescriversi (la maggior parte si prescrivono in Cassazione) non andranno in prescrizione perché quell’anno di interruzione del termine consentirà alla Corte di fissare l’udienza profittando del fatto che per un anno il termine prescrizionale non opererà, consentendo una più equa redistribuzione del carico giudiziario ed evitando, soprattutto, pronunce strumentali di inammissibilità da parte della Suprema Corte, che non di rado dichiara il ricorso inammissibile per non dover prendere atto – e pronunciare -l’intervenuta prescrizione.
Una mediazione politica che potrebbe mettere d’accordo M5S e Lega.

Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI 

– di Paolo Becchi e Giuseppe Palma, “Dalla Seconda alla Terza Repubblica. Come nasce il governo Lega-M5S“, con prefazione del vicepremier Matteo Salvini, Paesi edizioni, 2018: https://www.amazon.it/Dalla-Seconda-Repubblica-governo-Lega-M5S/dp/8885939074/ref=mp_s_a_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85Z%C3%95%C3%91&qid=1534592637&sr=8-1&pi=AC_SX236_SY340_QL65&keywords=dalla+seconda+alla+terza+repubblica&dpPl=1&dpID=51d0hIhW8xL&ref=plSrch

 

 


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