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Ponti del Nord America a rischio: stanno peggio di quelli africani. La soluzione arriva dai satelliti

Un nuovo studio su Nature rivela che le infrastrutture nordamericane sono le più a rischio al mondo per vetustà. Ecco come la tecnologia InSAR può prevenire i crolli risparmiando miliardi.

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Sembra un paradosso, eppure è la fotografia impietosa scattata dalla scienza: le infrastrutture del “Primo Mondo”, in particolare quelle del Nord America, sono in condizioni peggiori di quelle di qualsiasi altra parte del pianeta.

Un nuovo studio globale, pubblicato su Nature Communications, ha analizzato lo stato di salute di centinaia di ponti a lunga campata. Il verdetto è preoccupante: il Nord America detiene il primato negativo per il rischio di cedimento, seguito a breve distanza dall’Africa. La causa? Un misto di obsolescenza programmata e mancanza di monitoraggio adeguato. Tuttavia, la tecnologia spaziale potrebbe offrirci una via d’uscita economica ed efficiente.

L’eredità pesante degli anni ’60

Pietro Milillo, professore associato presso l’Università di Houston e coautore dello studio, insieme a un team internazionale, ha esaminato 744 grandi ponti in tutto il mondo. Il problema nordamericano è strutturale e anagrafico: il picco di costruzione delle infrastrutture statunitensi e canadesi risale agli anni ’60.

Oggi, quelle opere stanno raggiungendo o hanno già ampiamente superato la loro vita utile di progetto. Siamo di fronte a un enorme parco infrastrutturale che entra nella “zona di rischio”, mentre i metodi di controllo tradizionali annaspano.

Le ispezioni visive, infatti, presentano limiti evidenti:

  • Sono soggettive e dipendono dall’occhio dell’ispettore;
  • Sono costose e richiedono personale sul campo;
  • Vengono effettuate raramente (spesso ogni due anni), lasciando ampi intervalli temporali in cui il deterioramento può agire indisturbato.

I sensori strutturali (SHM, Structural Health Monitoring), che sarebbero la soluzione ideale e dovrebbero essere installati nelle strutture, sono installati su meno del 20% dei ponti a lunga campata nel mondo. Costano troppo per essere ovunque.

Distribuzione del riscio per continente (a) e sua variazione (b) Da Nature

La soluzione arriva dallo spazio (e costa meno)

Qui entra in gioco l’innovazione tecnica che piace a chi guarda all’efficienza della spesa pubblica. I ricercatori propongono l’uso del monitoraggio satellitare tramite SAR (Radar ad Apertura Sintetica).

Utilizzando una tecnica chiamata interferometria multi-temporale (MT-InSAR), è possibile rilevare spostamenti millimetrici del terreno o della struttura stessa. Non serve mandare una squadra di ingegneri appesi a funi ogni mese; basta guardare i dati che arrivano dallo spazio. Le stutture possono essere seguite quasi in tempo reale, con vantaggi economici e di sicurezza notevoli.

Ecco i vantaggi di questo approccio integrato:

  • Copertura globale: I satelliti possono monitorare regolarmente oltre il 60% dei ponti a lunga campata del mondo.
  • Precisione millimetrica: Il sistema rileva movimenti lenti, come cedimenti del terreno o frane, che sfuggirebbero a un’ispezione visiva.
  • Economicità: Integrare i dati satellitari (come quelli dei satelliti Sentinel-1 dell’ESA o del nuovo NISAR della NASA) permette di abbassare i costi rispetto all’installazione capillare di sensori fisici. Alla fine basta  un numero limitato di satelliti, invece che migliaia di sensori.

Verso una gestione del rischio “intelligente”

Lo studio, che ha visto la collaborazione dell’Università di Bath e della TU Delft, sottolinea come l’integrazione tra dati satellitari e sensori a terra possa ridurre drasticamente l’incertezza. Sapere dove guardare permette di prioritizzare gli interventi di manutenzione, allocando le risorse scarse lì dove servono davvero.

In un’epoca in cui i bilanci statali piangono, ma le infrastrutture crollano, affidarsi alla tecnologia spaziale non è più fantascienza, ma una necessità di bilancio e di sicurezza pubblica. Se il Nord America vuole evitare che i suoi ponti diventino un monumento al declino industriale, dovrà iniziare a guardarli dall’alto.

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