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PIL del Regno Unito: crollo drammatico nel secondo trimestre, ma le incognite sono sul terzo

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Come tutti i paesi occidentali il Regno Unito ha subito un crollo drammatico del PIL nel secondo trimestre, anche se leggermente meglio delle previsioni di un -20,4%.

Il -19,8% è comunque una cifra che  raramente si è vista nella storia britannica. Dal 1960 non ci sono state cadute del PIL a doppia cifra, tanto per essere chiari. Anche quello annuo è stato seccamente colpito.  Il dato annuo, con -21,5%, non poteva che riflettere quello trimestrale

Gli investimenti fissi lordi sono diminuiti meno di quanto inizialmente previsto (-21,6% contro -25,5%), mentre sia i consumi delle famiglie (-23,6% contro -23,1%) che la spesa pubblica (-14,6% contro -14%) sono calati di più. I consumi privati hanno rappresentato più di tre quarti del calo del PIL, riflettendo l’attuazione delle restrizioni di salute pubblica, le chiusure obbligatorie di negozi non essenziali e forme di allontanamento sociale. La domanda estera netta ha contribuito positivamente poiché le importazioni (-22,7%) sono diminuite più delle esportazioni (-11%), facendo si che il saldo netto della bilancia commerciale migliorasse, nonostante tutto.

Il problema del Regno Unito è però il futuro. Il terzo trimestre prevedeva un forte rimbalzo, con  un +14%, come indicato dagli analisti:

Dobbiamo chiederci però a questo punto, quanto questo dato possa essere realistico nell’ottica di una nuova ondata di Lockdown, che sta imponendosi nel Regno Unito a causa della seconda ondata di Covid-19. Se questa crescita fosse non consistente avremmo un  dato a fine anno veramente da paura, e , soprattutto, vedremmo un’esplosione mai vista nella disoccupazione con la crescita delle tensioni sociali e razziali mai completamente scomparse. Come sarà possibile riportare l’economia su un cammino di crescita stabile?

Questa sarà la vera sfida di Boris Johnson una volta risolto il problema Brexit.