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Petrolio a 200 dollari? Più che possibile anche grazie al “tetto al prezzo” di Draghi, parola di banca svedese, anche

 

Secondo il capo analista delle materie prime della banca svedese SEB Group, i prezzi del petrolio potrebbero salire oltre i 200 dollari al barile se il G7 riuscirà a limitare il prezzo del greggio russo.

Bjarne Schieldrop, analista di SEB, ha dichiarato mercoledì senza mezzi termini che la proposta del G7 di fissare un tetto massimo ai prezzi è una “ricetta per il disastro”, visto l’attuale stress del mercato petrolifero.

Martedì i leader del G7 hanno deciso di studiare un modo per limitare il prezzo del petrolio russo venduto a livello internazionale e stanno cercando di ottenere il sostegno delle nazioni “che la pensano allo stesso modo”. Si tratta di uno dei punti critici che verranno discussi durante la riunione del G7 di questa settimana, quando il gruppo cercherà di trovare modi creativi per abbassare i prezzi dell’energia per se stessi e mantenere adeguate forniture di greggio dalla Russia, pur punendo la Russia in quello che molti considerano un compito impossibile. Quindi il Segretario al Tesoro statunitense Janet Yellen ha continuato a fare pressione sui Paesi europei per sostenere un tetto ai prezzi.

Secondo Schieldrop, il piano sembra “corretto sulla carta, ma sembra una ricetta per il disastro in questo momento”, data la forte domanda di greggio e le basse forniture che finora hanno dato alla Russia il sopravvento sul mercato. Secondo l’analista, la Russia potrebbe scegliere di non vendere il petrolio a un prezzo limitato, decisione che potrebbe portare a un calo della produzione russa fino a 2 milioni di barili al giorno e quindi all’esposione del prezzo sino ai 200 dollari. Una cifra elevatissima che manderebbe il mondo in recessione.

Secondo le fonti di Kommersant, la produzione russa di greggio e condensati è aumentata a giugno del 5%, raggiungendo i 10,7 milioni di bpd, cifra che include tra gli 800.000 e i 900.000 bpd di condensati, non inclusi nell’accordo OPEC+. Ma le esportazioni di petrolio della Russia sono diminuite del 3,3% a giugno a causa dell’aumento della domanda interna di raffinazione.

Il vice primo ministro russo Alexander Novak ha dichiarato che la Russia aumenterà nuovamente la produzione a luglio, per cui il pericolo sembra un po’ meno probabile. Tranne che non provino veramente ad applicare il tetto…


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