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Perchè non devono esserci manovre correttive, ed anche il solo parlarne è insensato

 

I giornali non passano giorno senza parlare di “Manovra correttiva.” Per la verità forse hanno iniziato a citarla ancora prima che la manovra fosse approvata a dicembre, sulla base delle previsioni di Tizio, Caio o Sempronio.

Per la verità esiste questa strana idea per cui esseri superiori sono in grado di fare revisioni perfette sul futuro, dimenticando che le previsioni econometriche, anche le più raffinate, sono basate su fattori soggettivi ed incerti. Vorremmo, umilmente, segnalare che le variazioni dei vari FMI, Commissione, etc, si fondano su:

a) dati storici, molto spesso non aggiornati e che, comunque, per loro ragione, registrano il passato. Anzi tanto più pretendono di essere precise, quanto più devono assumere dati tanto più vanno nel passato, venendo però a mediare misurazioni con periodi storici diversi;

b) comunque ci si basa su aggregati che sono il frutto di ipotesi fatte dagli uomini e basta una variazione anche minima nella valutazione di questi aggregati per ottenere risultati diversi.

Proprio in questi giorni le autorità economiche dei Paesi Bassi hanno iniziato una forte polemica con la BCE perchè ritengono il loro modello econometrico SVAR inutile, non in grado di giustificare le politiche espansive monetarie. Per chi volesse divertirsi può fare una ricerca nell’Independent Evaluation Office del FMI e vedere quali critiche vengano mosse ai modelli prodotti da questo ente.

Perchè è assurdo pensare ad una manovra correttiva? Cerchiamo di fornire alcuni punti di riflessione:

  • le previsioni sulla base su cui si dovrebbero fare queste manovre sono parziali e non tengono conto dell’evoluzione del sistema economico. Se ad esempio domani Cina ed USA raggiungono un accordo commerciale, gran parte dei rischi sul commercio internazionale verrebbero a scomparire. Come possiamo ora, ex ante, prevedere le risposte a qualsiasi evoluzione di un mondo complesso e mosso da un’infinità di variabili?
  • la “manovra correttiva” è vista come una manovra restrittiva di carattere fiscale, sia che venga considerata come taglio alle spese, sia come incremento delle entrate fiscali. Quindi ad un rallentamento economico si pretende di rispondere con una misura di carattere prociclico, i più raffinati richiamando l’equivalenza riccardiana che mai si è verificata in passato. Praticamente chi decanta questa manovra desidererebbe il crearsi di un loop negativo per cui il rallentamento economico viene a generale meno entrate, per cui la correzione delle entrate è una manovra restrittiva, che a sua volta genera meno entrate.

Se i dati relativi alla crescita non fossero buoni, cosa bisognerebbe fare? Prima di tutto teniamo conto che la crisi è una crisi europea, se non mondiale, e la qualità della governance della BCE e della Commissione attuale è quella che conosciamo, pertanto confidiamo di avere un cambiamento di politica complessiva per l’area euro dopo le elezioni europee. Ricordiamo che la Spagna ha subito un calo della produzione industriale anche peggiore del nostro, e la Francia presumibilmente supererà il limite del 3% del rapporto deficit PIL. Quindi o la commissione attuale, o la futura, in collaborazione con la BCE cambierà la politica economica, oppure sarà responsabile per una forte recessione, oppure magari per la rottura dell’area euro. Quindi è inutile pensare ora a manovre correttive, tranne che non siano ulteriormente espansive ed anticicliche. Chi ne parla è perchè ha dei “desideri repressi” di vedere questo governo fare una politica restrittiva. Sogni repressi perversi, da austero di provincia, che non si realizzeranno.

 


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