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Perchè importare immigrazione di massa in Europa quando abbiamo 24 milioni di disoccupati in casa?

Se ci fosse la piena occupazione in Europa e che questa fosse non sufficiente per assicurare le pensioni di anzianità allora si potrebbe discutere se importare o no nuova forza lavoro. E anche in questo caso, la piena occupazione significherebbe benessere e quindi possibilità di crearsi una famiglia, aumentando quindi il tasso della natalità, funzionale per quella forza lavoro futura, destinata a sostenere i pensionati che verranno.
Ma nel caso attuale, in Europa, questo “bisogno” di importare manodopera dal resto del mondo, come viene ora raccontato (addirittura 250 milioni entro il 2060) per assicurare le pensioni, non sussiste, dal momento che abbiamo circa 24 milioni di disoccupati per non calcolare gli inattivi, solo in Italia sono circa 14 milioni.
Cattura inattivi
Cattura eurostato

Davanti a queste cifre di risorse di casa sprecate, andare a prendere fuori dai confini nazionali, persone in cerca di lavoro è alquanto insensato, ma presso l’UE la razionalità non una cosa molto usata. Oppure, questo bisogno di importare persone disagiate in cerca di lavoro, quando in casa abbiamo disoccupati, nasconde il piano di abbassare il tenore di vita tra i Paesi europei, a partire dai salari, mettendo in una competitività al ribasso tra i cittadini dei singoli stati europei e gli immigrati. Questo per convergere con i requisiti dell’eurozona, ossia ridurre i gap di competitività tramite la svalutazione del lavoro, sacrificando le domande interne per esportare di più, dal momento che i singoli Paesi europei non possono scaricare la flessibilità sulle loro monete nazionali. Inoltre un’immigrazione di proporzioni bibliche in Europa è funzionale ad un requisito importare della teoria delle aree valutaria, in specifico alla mobilità dei fattori lavorativi in caso di shock asimmetrici (sopratutto se si rifiutano i trasferimenti di fiscalità, altro requisito della teoria dell’area valutaria ottimale).
In questo caso gli immigrati sarebbero quelli più adatti alla mobilità del lavoro tra gli Stati europei, per il semplice fatto che oltre ad accontentarsi di salari più “competitivi” questi non risentirebbero delle differenze culturali e linguistiche a differenza di un italiano, spagnolo, tedesco e francese, nello spostarsi in Europa per un lavoro (sottopagato) per fare un esempio. Pertanto l’immigrazione di massa, oltre che per motivi puramente mercantilistici risulterà funzionale per diluire le differenze culturali, sociali e linguistiche tra i singoli Stati europei, sia per i motivi citati che per creare una società priva di coscienza di classe (Marx li definiva lumpenproletariat) la quale sarà sempre passiva verso un’elites che dominerà l’intero continente europeo.
Capito perchè si sfruttano le tragedie dei migranti definendoli  nuova classe proletaria? (magari marciano a piedi scalzi nelle passerelle mondane) ma che in realtà non lo sono…

 

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