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Perché il governo realizzi il “contratto”, Salvini chieda le dimissioni di Tria e Moavero (di P. Becchi e G. Palma su Libero)

Articolo a firma di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su Libero del 27 luglio 2019:

La giornata inizia col botto. Intervistato ieri mattina da Radio24, Salvini non le manda di certo a dire: “Se il ministro dell’Economia del mio governo dice che di taglio delle tasse non se ne parla, o il problema sono io o è lui. Se qualcuno ha dubbi o paure, basta dirlo: ma allora quel qualcuno è fuori posto. Cosa faccio una manovra economica all’acqua di rose? L’Italia ha bisogno di uno choc fiscale forte”. E’ esattamente quello che noi avevamo anticipato un mesetto fa proprio da questo giornale. Andare avanti per realizzare il programma di governo, pretendendo che sia quel programma a dettare la linea e non il partito del Quirinale.

Questo governo nasce infatti con la suocera in casa. Da un lato i due partiti della maggioranza parlamentare, Lega e M5S, dall’altro il partito del Quirinale, che vede nel ministro Tria una garanzia del Colle nei confronti dei diktat di Bruxelles. Il professore romano era uscito dal cilindro nel maggio scorso dopo che Mattarella aveva posto il veto (illegittimo) su Savona al Ministero dell’Economia. Giornate convulse e ricche di tensioni portarono Salvini e Di Maio ad accettare un tecnico in via XX Settembre, oltre che un funzionario alla Farnesiana, Moavero Milanesi, già membro del governo Monti, che adesso parla addirittura di una più incisiva fase di subordinazione dell’Italia alla Ue.

Un anno fa c’era lo spauracchio Cottarelli, che Mattarella aveva addirittura incaricato per un paio di giorni contro ogni indicazione dei gruppi parlamentari, ma oggi le cose sono mutate. La Lega di Salvini è il primo partito nazionale con oltre il 34% dei voti ottenuti alle recenti elezioni europee, mentre il M5S, più accomodante verso l’Ue, è sotto il 20%. Salvini deve portare a casa misure complete e non all’acqua di rose, quindi una flat-tax per un’ampia platea di cittadini e imprese, quota 100 come provvedimento definitivo, superare i vincoli di bilancio, realizzare i minibot, abrogare i mezzi invasivi di accertamento fiscale, riformare la giustizia, rilanciare gli investimenti e modificare la Costituzione estirpando da essa il vincolo esterno.

Tutte misure tra l’altro contenute nel contratto di governo ma che Tria non perde occasione per smentire e contrastare: al Mef c’è insomma un ministro che rema contro gli obiettivi del governo di cui fa parte e che tra l’altro ci ha condannati a clausole di salvaguardia capestro che dovremo disattivare per evitare l’aumento dell’Iva. E sui minibot ha smentito clamorosamente sia Salvini che Borghi, mettendosi di traverso rispetto al contratto di governo. Proprio di recente Tria ha infatti affermato di non avere alcuna intenzione di attuarli, disattendendo la volontà politica dei due partiti di maggioranza che i “titoli di stato di piccolo taglio” li hanno inseriti nel programma di governo. Nelle ultime ore, tanto per non farsi mancare niente, se ne è uscito con l’infelice affermazione che per il 2020 “ci sarà un deficit molto contenuto, quello che serve all’economia italiana”, senza neppure consultare i partiti di governo in un vertice di maggioranza. E’ già successo nella storia repubblicana che un ministro non fosse in linea col programma di governo, ma la conseguenza è sempre stata (inevitabilmente) quella delle dimissioni.

Insomma, se si vuole andare avanti serve un cambio di marcia. Con la TAV Toninelli dovrebbe avere l’intelligenza di dimettersi. Ma certo non basta. Il Mef è un ministero che, stando agli accordi iniziali tra i due partiti di governo, spettava alla Lega, mentre gli Esteri al M5S. Salvini e Di Maio chiedano a Tria e a Moavero le dimissioni e li sostituiscano con due uomini di loro fiducia, in grado di realizzare i contenuti più importanti ed incisivi del contratto.

Tirare a campare non conviene a Di Maio, ma soprattutto non conviene a Salvini. Il quale alla fine rischia di logorarsi. Il 15 ottobre bisogna presentare la bozza di legge di bilancio alla Commissione europea e occorre che il governo italiano sia unito negli obiettivi da raggiungere. I parametri di Maastricht possono essere sforati e il Fiscal Compact giuridicamente è nullo. Ministri che non sono d’accordo su questo remano contro il programma di governo e dovrebbero dimettersi o essere sostituiti. Per il governo è tempo di un bel restyling.

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su Libero del 27 luglio 2019

 

 


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