Economia
Per Unimpresa nel 2026 crescita industria al 1,5/2%

Sono per certi versi sorprendenti, in positivo, i dati di un report appena uscito di Unimpresa, che prevedono una crescita per l’industria nel 2026 del 1,5/2% per il nostro paese. Questi dati sono stati pubblicati tenendo conto delle ultime rilevazioni dell’Istat sulla produzione industriale in Italia, che vedono una stabilizzazione che potrebbe essere il preludio ad una buona ripresa per l’anno in corso.
Sono sei, nel dettaglio, i fattori importanti che consentono di guardare con fiducia alla crescita economica dell’Italia. Il dato più rilevante arriva dalla produzione industriale che, a novembre, registra un rimbalzo dell’1,5% su base mensile, dopo il -1% di ottobre, riportando la variazione annua in territorio positivo a +1,4%, massimo da quasi tre anni.
“La crescita è diffusa a quasi tutti i comparti, con l’eccezione dei beni intermedi e dei beni di consumo durevoli (-1,3% m/m). Spiccano i beni strumentali, in aumento del 3,3% su base annua, sostenuti dal ciclo degli investimenti e dagli incentivi fiscali della manovra 2026.” si legge nel report
Secondo il Centro studi di Unimpresa, il quadro macroeconomico che emerge dai dati di fine 2025 restituisce l’immagine di un’economia italiana che chiude l’anno in netto miglioramento rispetto alla fase estiva, con segnali diffusi di stabilizzazione e ripartenza, pur in un contesto internazionale ancora complesso. Il dato più rilevante è rappresentato dal forte rimbalzo della produzione industriale a novembre, pari a +1,5% su base mensile, dopo il calo di -1% m/m registrato a ottobre. Si tratta di un recupero assai più marcato delle attese, che riporta la variazione annua in territorio positivo a +1,4%, dopo il -0,3% del mese precedente (-0,2% corretto per gli effetti di calendario), segnando il livello più elevato degli ultimi quasi tre anni.
La crescita congiunturale è diffusa a quasi tutti i principali raggruppamenti industriali, a conferma di un miglioramento non episodico del ciclo produttivo, con l’eccezione dei beni intermedi e dei beni di consumo durevoli, che registrano una flessione di -1,3% m/m. Proprio il calo dei durevoli spiega il permanere di una variazione annua negativa per i beni di consumo complessivi (-0,8% a/a), mentre tutti gli altri comparti mostrano dinamiche tendenziali positive. Particolarmente significativa è la performance dei beni strumentali, in crescita del +3,3% su base annua, segnale di un ciclo degli investimenti che continua a rafforzarsi, anche grazie agli incentivi fiscali previsti dalla manovra di bilancio 2026.
Per il 2026 lo scenario più probabile quindi è quello di una crescita industriale moderata ma progressiva, con un incremento del fatturato reale compreso, in media d’anno, tra +0,8% e +1,5%, trainato più dalla produzione che dai prezzi. Non si intravede una ripartenza inflattiva: l’aumento dei ricavi dovrebbe avvenire principalmente per maggiori quantità vendute, segno di un rafforzamento della domanda effettiva. Il primo semestre 2026 sarà verosimilmente ancora di assestamento, ma con una graduale riattivazione degli investimenti, soprattutto nei comparti legati ai beni strumentali, alla transizione tecnologica e all’ammodernamento delle filiere.
Questo significa che la crescita non sarà trainata dai consumi finali, che resteranno prudenti, bensì da una ripresa endogena del sistema produttivo, più solida e meno volatile. La normalizzazione dei costi energetici e finanziari dovrebbe consentire alle imprese di difendere i margini, pur senza significativi ampliamenti. Il 2026 sarà probabilmente un anno di consolidamento, in cui l’obiettivo principale delle imprese non sarà massimizzare i profitti, ma rafforzare la struttura patrimoniale e produttiva dopo anni di shock. Lo scenario positivo è però condizionato.
Due fattori saranno decisivi: la politica monetaria, che dovrà accompagnare la ripresa senza irrigidimenti prematuri; la politica economica nazionale, chiamata a sostenere investimenti, credito e competitività fiscale delle pmi. In assenza di nuovi shock esterni, il 2026 può essere l’anno in cui l’industria italiana passa dalla resistenza alla crescita ordinata, non esplosiva ma più duratura.
“Osserviamo un’economia italiana che rafforza la crescita, con un’industria in ripresa, servizi resilienti, export solido e inflazione contenuta, creando condizioni favorevoli per una prosecuzione dell’espansione nel corso del 2026, a condizione che questo miglioramento venga accompagnato da scelte politiche coerenti e di medio periodo, capaci di dare continuità agli investimenti, rafforzare la competitività del sistema produttivo e sostenere la fiducia di famiglie e imprese” queste le parole a commento dei dati del presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi









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