Economia
Per Luigi Sbarra, grazie a Zes unica e Pnrr, la crescita occupazionale nel sud sta diventando strutturale
Gli istituti di statistica e di rilevazione dei dati macroeconomici concordano, ormai da tempo, sulla crescita costante che in questi anni del Sud Italia, grazie anche alle politiche messe in campo dal governo Meloni. Ultimi, in ordine cronologico, quelli diffusi dall’Istituto di statistica nel rapporto dal titolo ‘La redistribuzione del reddito in Italia – 2025′ sulla riduzione della diseguaglianza nel reddito delle famiglie, valutata dall’indice di Gini, di 16,1 punti percentuali, da 47,3% a 31,2%. E a commentare l’esito della ricerca dalle pagine del quotidiano Il Mattino, è stato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega la Sud, Luigi Sbarra.
Nell’intervista, Sbarra ha spiegato che «I dati sulla crescita del Mezzogiorno non possono dare adito ad alcuno scetticismo. L’Istat conferma che la crescita dell’occupazione nel Mezzogiorno sta diventando sempre più strutturale. Nel 2025 è l’area del Paese in cui l’occupazione cresce di più ed è anche l’unica in cui si riduce l’inattività: dinamiche che portano a una convergenza sempre maggiore verso Nord, con una riduzione di 0,6 punti del divario in termini di occupazione e disoccupazione. L’obiettivo del Governo è coniugare crescita quantitativa e qualitativa, puntando su investimenti in settori ad alto valore aggiunto e sulla capacità di trattenere i giovani e le loro competenze».
Tra i provvedimenti più efficaci che hanno determinato il rilancio del sud ci sono certamente gli investimenti e i progetti realizzati attraverso i fondi del Pnrr e la Zes Unica: «Il cambio di passo che abbiamo visto in questi anni è frutto principalmente di visione e strategia unitaria e coordinata messa in campo dal Governo Meloni, politiche pubbliche mirate, strumenti efficaci e risorse certe. Parliamo innanzitutto delle risorse del Pnrr, con il 40% dedicato al Mezzogiorno, a cui si aggiungono oltre il 70% delle risorse delle politiche di coesione. In questo quadro, la Zes ha rappresentato nel Mezzogiorno un vero e proprio strumento di politica industriale che ha favorito l’attrazione degli investimenti, con 10 miliardi di stanziamenti per il periodo 2024-2028. Credo che, per rendere strutturale il momento positivo che sta vivendo il Sud, sia fondamentale continuare a sostenere e rafforzare la crescita di questi territori, con ricadute positive concrete a favore di investimenti, occupazione e infrastrutture».
E proprio la Zes unica, per Sbarra rappresenta una «esperienza positiva» che «l’ha resa un modello di riferimento per l’intero Paese: un riconoscimento che non può che far piacere. I risultati degli ultimi due anni sono ben sopra le aspettative, la strategia industriale è stata in grado di stimolare occupazione e investimenti. Parliamo di più di mille autorizzazioni uniche rilasciate negli ultimi due anni, per quasi 6 miliardi di investimenti e circa 18mila ricadute occupazionali. Un pensiero che è stato spesso condiviso anche dal presidente di Confindustria Emanuele Orsini, che anche di recente ha citato proprio la Zes unica come un modello di sviluppo da seguire per tutto il paese.
Ai numeri citati dobbiamo aggiungere i dati del credito d’imposta, dove si registrano 17.300 domande per oltre 12,4 miliardi di investimenti supportati negli ultimi due anni. La programmazione triennale e il relativo finanziamento della Zes ha l’obiettivo di proseguire questa esperienza di successo per sostenere competitività e attrattività di territori e investitori senza perdere di vista l’importante sfida della riduzione del divario tra il Mezzogiorno e il resto del Pese».
Nei primi quaranta giorni del 2026 sono state rilasciate 89 nuove autorizzazioni agli investimenti, portando il totale complessivo a 1.099. Un dato che certifica un’accelerazione rispetto allo stesso periodo del 2025 e che, secondo la Cabina di regia riunita a Palazzo Chigi, conferma una tendenza strutturale alla crescita.
Le ZES potrebbero generare, entro il 2030, fino a 400.000 nuovi posti di lavoro e 45 miliardi di investimenti privati, a condizione che le procedure di accesso siano effettivamente semplificate e la governance locale sia rafforzata.
Infine un passaggio quasi inevitabile, vista la vicinanza del voto domenica e lunedì, sul referendum. Secondo il sottosegretario Sbarra «non appartiene né al governo né alle opposizioni ma ai cittadini, chiamati ad esprimersi direttamente su un aspetto costituzionalmente rilevante. Il Governo, su mandato dei cittadini, ha portato avanti la riforma della giustizia per migliorare la qualità delle garanzie che lo Stato offre ai suoi cittadini. Per quanto mi riguarda, da cittadino prima ancora che da Sottosegretario, andrò a votare convintamente “Sì” perché credo in una giustizia giusta, equa e indipendente. L’invito che rivolgo a tutti è quello di andare a votare, sostenendo le ragioni del Sì e valutando questa riforma per i contenuti e per il suo profilo di modernità» e «avremo l’occasione storica di consegnare alle generazioni future una giustizia nuova, rafforzata e degna della nostra fiducia»
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