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Patria e sovranismo nelle opere del Leopardi. Leggiamole insieme (di Giuseppe Palma)

Mia patria è l’Italia per la quale ardo d’amore, ringraziando il cielo d’avermi fatto italiano […]”. Questo è quanto Giacomo Leopardi scriveva a Pietro Giordani esattamente 200 anni fa, nel 1819. Ho studiato per parecchi anni – da semplice appassionato – il Poeta di Recanati, a tal punto da scriverci due saggi (nel 2010 e nel 2017) e uno speciale (nel 2015). Nelle Opere del più grande Poeta italiano dell’Era moderna e contemporanea, checché ne dicano alcuni, vi sono parecchi spunti – talvolta marcati e schietti – di quelli che oggi sarebbero i contenuti riferibili alla dottrina politica “sovranista“. Vediamone i più significativi. Prendiamo lo “Zibaldone“, opera postuma che racchiude in oltre quattromila pagine i pensieri del Poeta, nel quale v’è custodita una riflessione molto interessante, direi chiarificatrice: “La patria moderna dev’essere abbastanza grande, ma non tanto che la comunione d’interessi non vi si possa trovare, come chi ci volesse dare per patria l’Europa. La propria nazione, coi suoi confini segnati dalla natura, è la società che ci conviene. E conchiudo che senza amor nazionale non si dà virtú grande”. Insomma, chi oggi parla di Stati Uniti d’Europa, e quindi del superamento degli Stati nazionali, dice qualcosa che lo stesso Leopardi – quasi duecento anni fa – osteggiava e criticava con fermezza. Per il Poeta è dunque la Nazione, coi suoi confini disegnati dalla Natura, la società che ci conviene, e non quell’Europa che qualcuno vorrebbe darci per Patria. Alcuni potrebbero criticare tali concetti come superati e non più al passo coi tempi, ma sbaglierebbe. Leopardi fa esplicito riferimento al fatto che la Patria moderna non può essere l’Europa (argomento attualissimo), bensì la Nazione delimitata dai confini della Natura, concludendo che non esiste virtù grande se non v’è amor nazionale. Oggi sarebbe accusato di essere un “pericoloso sovranista”. Prendiamo ora i Canti. Uno in particolare mi ha colpito: “All’Italia“. Versi patriottici che esaltano la sovranità nazionale e i valori patriottici. Leggiamone alcuni, tra i più significativi: “O patria mia, vedo le mura e gli archi E le colonne e i simulacri e l’erme Torri degli avi nostri, Ma la gloria non vedo, Non vedo il lauro e il ferro ond’eran carchi I nostri padri antichi. Or fatta inerme, Nuda la fronte e nudo il petto mostri. Oimè quante ferite, Che lividor, che sangue! oh qual ti veggio, Formosissima donna! Io chiedo al cielo E al mondo: dite dite; Chi la ridusse a tale? […] Tra le ginocchia, e piange. Piangi, che ben hai donde, Italia mia, Le genti a vincer nata E nella fausta sorte e nella ria. […] Che fosti donna, or sei povera ancella. Chi di te parla o scrive, Che, rimembrando il tuo passato vanto, Non dica: già fu grande, or non è quella? Perchè, perchè? dov’è la forza antica, Dove l’armi e il valore e la costanza? Chi ti discinse il brando? Chi ti tradì? qual arte o qual fatica O qual tanta possanza Valse a spogliarti il manto e l’auree bende? Come cadesti o quando Da tanta altezza in così basso loco? Nessun pugna per te? non ti difende Nessun de’ tuoi? L’armi, qua l’armi: io solo Combatterò, procomberò sol io. Dammi, o ciel, che sia foco Agl’italici petti il sangue mio. Dove sono i tuoi figli? Odo suon d’armi E di carri e di voci e di timballi: In estranie contrade Pugnano i tuoi figliuoli. Attendi, Italia, attendi. Io veggio, o parmi, Un fluttuar di fanti e di cavalli, E fumo e polve, e luccicar di spade Come tra nebbia lampi. […]”. Chiari ed evidenti i richiami identitari, esattamente come oggi il patriottismo costituzionale è insito nella dottrina “sovranista”. Inconfutabilmente rinvenibili quantomeno nei Versi: “Dove l’armi e il valore e la costanza? Chi ti discinse il brando? Chi ti tradì?”  oppure in: “Nessun pugna per te? non ti difende Nessun de’ tuoi? L’armi, qua l’armi: io solo Combatterò, procomberò sol io. Dammi, o ciel, che sia foco Agl’italici petti il sangue mio” e ancora: “Dove sono i tuoi figli? Odo suon d’armi E di carri e di voci e di timballi: In estranie contrade Pugnano i tuoi figliuoli”. Insomma, se il sovranismo – ben diverso dal nazionalismo aggressivo – è una dottrina politica di pace che tende al ripristino della centralità degli Stati nazionali in grado di cooperare in pace tra loro e nel reciproco rispetto, in tale cornice non vi troverete mai violenti nazionalisti, bensì i Padri della nostra Patria. Su tutti Giacomo Leopardi. E ancora, sempre nella raccolta dei Canti, significativi sono i Versi “Sopra il monumento di Dante che si preparava in Firenze“. Leggiamone alcuni: “Amor d’Italia, o cari, Amor di questa misera vi sproni, Ver cui pietade è morta In ogni petto omai, perciò che amari Giorni dopo il seren dato n’ha il cielo. […] Pensa qual terra premi; e se destarti Non può la luce di cotanti esempli, Che stai? levati e parti. Non si conviene a sì corrotta usanza Questa d’animi eccelsi altrice e scola: Se di codardi è stanza, Meglio l’è rimaner vedova e sola“. Insomma, Amor nazionale e coscienza dei propri valori e del proprio glorioso passato, a tal punto da sentenziare che è “Meglio l’è rimaner vedova e sola”. *** Leggendo questi Versi occorre dunque constatare che, da Leopardi a Saviano, più di qualcosa è andato storto. Battute a parte, scavando negli armadi del sovranismo non ci troverete scheletri o cupi fantasmi, ma semplicemente i Padri della nostra Letteratura. P.S. Coloro che volessero approfondire l’argomento “Leopardi” potranno consultare questo mio breve saggio letterario del 2017 (per ora disponibile solo in e-book): https://www.amazon.it/LInfinito-Leopardi-come-nessuno-spiegato-ebook/dp/B074333NJM/ref=mp_s_a_1_8?keywords=l+infinito+leopardi&qid=1563257899&s=gateway&sprefix=l%27infinito+&sr=8-8

Giuseppe PALMA

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Europa, quo vadis? La sfida sovranista alle elezioni europee“, di Paolo Becchi e Giuseppe Palma, prefazione di Antonio Maria Rinaldi, Paesi edizioni, 2019: https://www.amazon.it/Europa-vadis-sovranista-elezioni-europee/dp/8885939104/ref=mp_s_a_1_6?keywords=Giuseppe+Palma&qid=1563090338&s=gateway&sr=8-6        


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