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Paradigma 2: Perché agli studenti britannici si insegna che l’Italia senza un’uscita dall’euro è condannata alla depressione mentre da noi è tabù solo pensarlo?

Siamo arrivati all’ultimo miglio della saga greca e dunque all’inizio della fine per l’euro; dunque, dobbiamo moltiplicare gli sforzi, o adesso o mai più. All’uopo la decisione di riassumere in pochi paradigmi la situazione economica italiana post crisi del 2008, direi dal 2010 in avanti.

Riprendo la coda di un pezzo scritto qualche tempo fa in quanto merita secondo me specifica attenzione, vedasi il corsivo in calce. In breve, casualmente ho scoperto un sito britannico che ha come mission il supporto agli studenti A-Level (la nostra maturità; www.economicshelp.org*), nel 2012 dava una descrizione appunto “per studenti” della situazione italiana: un paese ricco, industriale, con grande avanzo primario, grande risparmio che però restava ingabbiato dall’euro e quindi era destinato ad una depressione secolare (…). Ve lo ripropongo, come al solito la cosa bella della fonte (britannica) proposta sta nella semplicità, appunto per bambini.

Il problema di tutto questo eurodelirio non è la sostanza – l’abbiamo già dimostrato in tutte le salse che grazie a Monti è stata l’Italia a salvare l’euro e non viceversa -, il vero conunudrum è perché solo in Italia venga messa la totale sordina ai problemi che l’euro ci sta creando. E questo mentre all’estero viene di fatto insegnato ai bambini/ragazzi che l’euro sarà la fine del benessere italico. Infatti, si noti bene, non è l’euro in generale ad essere una disgrazia ma solo l’euro austero, quello per intenderci che abbiamo conosciuto solo dopo il 2010, ossia dopo gli effetti della crisi subprime sul sistema bancario europeo: molte delle banche tedesche erano tecnicamente fallite (le Landesbanken e su tutte West LB, forse passata nel dimenticatoio ma non per chi scrive), anche la mitica Commerzbank lo era. E che dire del sistema bancario francese, impelagato come nessuno nell’affaire greco dei prestiti diventati inesigibili? E la corsa agli sportelli in UK, ve la ricordate Northern Rock? E Lloyds Bank e RBS nazionalizzate? In Italia nulla, il sistema bancario italiano era il più sano della compagine, l’unica banca impelagata nei mutui subprime era la derivazione tedesca e soprattutto austriaca di Unicredit [Bank Austria e la mitica Creditanstalt di asburgica memoria, ndr], la stessa Unicredit poi salvata da Gheddadi che probabilmente pagò con la vita i fatto di averci fatto emergere da vincitori nel post subprime. In breve, a valle della crisi del 2008 i vecchi poteri coloniali europei dovevano salvare il proprio sistema economico e non hanno esitato ad approfittarsi del più debole, sebbene ricco, appunto dell’Italia caduta in disgrazia come quasi sempre accade da dopo JFK con una presidenza democratica in USA, situazione esacerbata dagli stupidi ammiccamenti berlusconiani stile abbronzato indirizzati all’uomo più potente della terra… Italia ricca di capitali e di risparmio, con una economia che aveva resistito meglio delle altre all’urto della crisi ma – come sempre – politicamente debole in assenza di copertura USA.

Il resto fu mera conseguenza, sta di fatto che i multipli economici italiani nel 2011 indicavano piena sostenibilità o meglio maggiore e comunque buona sostenibilità del sistema italiano rispetto a tutti gli altri paesi EU**. E quindi arrivò lo spread ed a carro Mario Monti con il suo rigore! Ben inteso, la concretizzazione dello scempio non sarebbe stata possibile se la “seconda gamba” non avesse avallato tale scelleratezza; la seconda gamba sono i poteri tradizionali italiani, le grandi famiglie per intenderci (tutte escluso Berlusconi ovviamente, che in questo caso fu vittima), quelle che hanno tratto smisurato guadagno dall’aver convertito in euro i loro enormi patrimoni prima denominati in lire, che poi sono gli stessi che in gran parte hanno tratto enorme profitto dalle privatizzazioni di fine millennio e che oggi dominano i media: cito tra gli altri gli Agnelli/Elkann, i Debenedetti, poi i Benetton, i Rocca e via discorrendo… Va da se che molti di questi vivono già all’estero da tempo, con il mirabile parossismo del predicozzo di Carlo Debenedetti che trova nella folle [per chi scrive] patrimoniale la soluzione dei mali italici dimenticando di dire che il pulpito della sua residenza dorata è la Svizzera, ossia lui personalmente non pagherà alcunchè… E si può facilmente rilevare come tutti questi siano a carro della sinistra oggi al governo, con buona pace della storia politica di un partito che solo in teoria dovrebbe fare gli interessi della classe operaia. Notate che chi parla sta dall’altra parte rispetto alla sinistra….

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A latere faccio notare che nel 2011 la Germania era veramente preoccuppata della propria situazione economica ed anche lo Spiegel lo faceva ben capire, si vedeva chiaramente come l’avversario economico tedesco fosse – incredibile, ma solo fino ad un certo punto e comunque solo per i disinformati – proprio l’Italia:

Spiegel PrimaryE si noti nell’articolo dello Spiegel del 2011 – a nome di Neurkirch e Reiermann – che effettivamente il periodo migliore per far scoppiare il panico al fine di abbattere l’avversario italiano era proprio il 2011, visti i bonds i scadenza nel 2012 per l’Italia. Dunque ecco la giustificazione tempificata della crisi dello spread.

FireShot Screen Capture #098 - 'Graphics Gallery_ The Most Important Facts about the Global Debt Crisis - SPIEGEL ONLINE - International' - www_spiegel_de_fotostrecke_graphics-gallery-the-most-importanAh, dimenticavo l’ammissione più importante dello Spiegel, quella secondo cui la Germania non stava così bene nel 2011 almeno economicamente, eccola qua [si dice testualmente: “ITALY’S FINANCES ARE IN MUCH BETTER SHAPE“:

FireShot Screen Capture #099 - 'Flawed Role Model_ Germany's Finances Not as Sound as Believed - SPIEGEL ONLINE' - www_spiegel_de_international_europe_flawed-role-model-germany-s-finances-not-as-sound-

Questo per dire che la teoria secondo cui è stato il relativo successo di un’economia poco finanziarizzata come quella italiana [fatto che rischiava di farci uscire come vincitori dalla crisi subprime del 2008 rispetto ai cd. “partners” EU] a determinarne l’attacco al Paese con la crisi dello spread non è così campata in aria, anzi. E dunque tale aspetto secondo chi scrive comportò azioni di sabotaggio economico nei confronti del Belpaese o qualcosa di simile, guarda caso i BTP iniziò a inopinatamente a venderli proprio Deutsche Bank.

Mi sono deciso ad andare a cercare in rete se qualcuno che parla straniero la pensa in modo simile al nostro di Scenarieconomici.it, ossia che l’euro da speranza che era nel 1999 è diventato una condanna per un paese ricco come l’Italia. Alla fine ho dovuto rilevare che, incredibilmente, più si scende di livello nella spiegazione degli eventi della crisi italiana e dell’annesso problema euro più si trova supporto. Ecco cosa dice il sito inglese www.economicshelp.org, il sito della didattica per gli studenti inglesi di economia (!), nella sezione “Italian Debt Crisis”:

FireShot Screen Capture #100 - 'Italian Debt Crisis I Economics Help' - www_economicshelp_org_blog_5437_economics_italian-debt-crisis

If Italy could devalue it would help boost export and improve economic growth“.

Ed ancora: “If Italy has an independent Central Bank to print money to buy bonds, Italy wouldn’t be seeing crippling bond yields. This might give it the opportunity to grow out of the debt. But, instead they are being forced into policies of austerity which are exacerbating the crisis rather than solving it.”

Non vi suona famigliare? Non sono forse gli argomenti che stiamo promuovendo da tempo? Dobbiamo renderci conto che quelli di Berlino ci stanno scientemente facendo affogare nel debito e sembra che noi non vogliamo nemmeno reagire…

Ma non siamo soli. Ed anzi, saremo sempre di più a comprendere e – speriamo – a non accettarlo.

Mitt Dolcino

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* Vedasi l’argomento: http://www.economicshelp.org/blog/5437/economics/italian-debt-crisis/

** Seguirà trattazione dettagliata

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