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NOTIZIA BOMBA: IN CASO DI HARD BREXIT L’EUROPA PERDEREBBE IL DOPPIO DEI POSTI DI LAVORO RISPETTO AL REGNO UNITO, E SAREBBE UN DISASTRO PER IL PIL

 

 

Cari amici

 

Michael Barnier, il francese ch sta trattando la Brexit per conto dell’unione europea, sta cercando un accordo il più punitivo possibile per il Regno Unito, con la chiara volontà di scoraggiare eventuali altri paesi in fuga. Ecco spiegata l’impasse nelle trattative, con il Regno Unito che vorrebbe non versare più contributi , o versare il meno possibile, e Barnier che , a nome di Bruxelles , ha chiesto cifre elevatissime.

Un recente studio dell’Università Cattolica di Lovanio però mette tutta la trattativa sotto una luce completamente diversa. I ricercatori  Hylke Vandenbussche, William Connell e Wouter Simons hanno confrontato le conseguenze di una Brexit “Soft”, in cui non vi fossero barriere doganali fra il Regno Unito e la UE, con quelle di una “Hard” Brexit, dove invece, in mancanza di accordi, si itorni alla situazione di un commercio regolato dalle norme della World Trade Organization.

Gli studiosi hanno valutato la perdita di posti di lavoro per la brexit nei paesi dell’Unione  a 284.000 per il caso “Soft” ed a 1.200.000 per il caso “Hard”. Il PIL europeo calerebbe, rispettivamente, dello 0,38% e del 1,54%. In termini assoluti il paese più colpito sarebbe la Germania,  ma in termini relativi l’Irlanda, Malta, il Belgio e l’Olanda. In caso di Hard Brexit si calcola che 42.000 posti di lavoro sarebbero bruciati nel solo Belgio.

Il Regno Unito potrebbe perdere dal 140.000 ai 526.000 posti di lavoro, con un calo del PIL da 1,21% a 4,48%.

Appare chiaro che l’accordo è , per entrambi , un gioco a somma superiore a zero, per cui la posizione intransigente di Barnier appare quanto mai illogica, tanto più che il primo ministro May a Firenze ha fatto importanti aperture sulla materia. Il primo ministro danese ha già rotto il fronte europeo dicendosi disposto ad accettare un accordo di libero scambio con il Regno Unito.

 

 

 

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