Difesa
Nord Corea: Kim apre agli USA, ma esige lo status nucleare. Evoluzione di una minaccia globale
Kim Jong Un detta le sue condizioni agli USA: aperture diplomatiche possibili solo se Washington riconoscerà la Corea del Nord come potenza nucleare. L’analisi del fallimento delle sanzioni, i nuovi investimenti militari e l’evoluzione geopolitica di Pyongyang, da Paese isolato ad alleato chiave dell’asse russo-cinese.
La diplomazia internazionale si trova nuovamente di fronte a un bivio complesso. Durante il primo congresso del partito al governo degli ultimi cinque anni, il leader nordcoreano Kim Jong Un ha delineato una strategia chiara e, per certi versi, prevedibile: Pyongyang è disposta a valutare un miglioramento delle relazioni con gli Stati Uniti, ma solo a condizione che Washington riconosca ufficialmente il Paese come una potenza nucleare a tutti gli effetti.
Si tratta di un cambio di paradigma fondamentale, che archivia la vecchia dialettica basata sulla “denuclearizzazione in cambio di aiuti economici” e sposta il confronto sul piano del puro realismo geopolitico. Le dichiarazioni di Kim, riportate dall’agenzia di stampa ufficiale KCNA, non lasciano spazio a dubbi: il futuro delle relazioni bilaterali dipenderà interamente dall’atteggiamento statunitense e dal ritiro di quella che Pyongyang definisce una “politica ostile”.
Il fallimento delle sanzioni e la dottrina del riarmo
Per decenni, l’Occidente ha applicato un regime sanzionatorio durissimo, con l’obiettivo di strangolare l’economia nordcoreana e forzare la leadership ad abbandonare i propri programmi balistici. Questo approccio si è rivelato inefficace. Come spesso accade in economie rigidamente pianificate e isolate, la pressione esterna ha finito per compattare il regime, giustificando la spesa pubblica indirizzata quasi esclusivamente al comparto militare.
Invece di cedere, Kim ha annunciato al congresso l’intenzione di rafforzare la forza nucleare nazionale anno dopo anno, promettendo la costruzione di missili balistici intercontinentali (ICBM) sempre più potenti e un incremento quantitativo delle testate nucleari. L’arsenale non è più visto come una merce di scambio, ma come la polizza assicurativa fondamentale per la sopravvivenza del regime.
Per comprendere questa evoluzione tecnologica e strategica, è utile osservare le nuove priorità fissate dal congresso:
- Forze Navali a propulsione e armamento nucleare: Per garantire una capacità di deterrenza e di risposta (“second strike”) anche dal mare.
- Sviluppo dell’Intelligenza Artificiale (IA): Applicata ai sistemi di puntamento e alla gestione logistica militare.
- Guerra Elettronica: Potenziamento degli strumenti di disturbo e di attacco cibernetico.
- Satelliti da ricognizione: Per ottenere un’autonomia nell’acquisizione dei bersagli, svincolandosi dalla dipendenza dai dati cinesi o russi.
L’evoluzione geopolitica: da reietto a pedina strategica
Il vero dato politico, tuttavia, risiede nell’evoluzione del ruolo di Kim Jong Un sullo scacchiere globale. Rispetto al precedente congresso di cinque anni fa, il leader nordcoreano si muove in un contesto internazionale radicalmente mutato. Il mondo unipolare a guida americana ha lasciato il posto a un multipolarismo frammentato, in cui Pyongyang ha saputo inserirsi con notevole cinismo diplomatico.
L’isolamento del Paese è ormai un ricordo. Sfruttando la rottura tra l’asse euro-atlantico e la Federazione Russa in seguito al conflitto in Ucraina, Kim si è ritagliato un ruolo di partner strategico per Mosca. Il supporto logistico e militare fornito alla Russia ha garantito alla Corea del Nord non solo introiti finanziari vitali, ma anche un accesso privilegiato a tecnologie militari avanzate e a materie prime energetiche.
L’immagine di Kim, affiancato da Vladimir Putin e Xi Jinping durante una recente parata militare a Pechino, certifica questa metamorfosi. Da paria internazionale, la Corea del Nord è diventata un attore funzionale alle strategie di contenimento antiamericane promosse da Mosca e Pechino.
| Dinamica Geopolitica | Situazione Precedente (2019) | Situazione Attuale (2026) |
| Relazioni con gli USA | Tentativi di vertici diretti (Summit di Hanoi) | Gelo diplomatico profondo, richiesta di riconoscimento nucleare |
| Asse con la Russia | Rapporti formali, ma distaccati | Alleanza strategica e scambio militare/tecnologico attivo |
| Relazioni con Seul | Cauti tentativi di disgelo | Rifiuto totale delle aperture, considerate “ingannevoli” |
| Status Internazionale | Isolamento marcato, dipendenza esclusiva da Pechino | Inserimento attivo nel blocco multipolare anti-occidentale |
I pericoli di un equilibrio precario
Questa evoluzione comporta rischi enormi per la stabilità globale. L’apertura condizionata agli Stati Uniti giunge in un momento delicato, con la preparazione di una visita diplomatica nella regione per un vertice di alto livello con la Cina. La disponibilità americana a dialogare esiste, ma cedere sulla questione del riconoscimento formale dello status nucleare nordcoreano creerebbe un precedente devastante per la non proliferazione globale.
Il pericolo principale risiede nella percezione di invulnerabilità che Pyongyang sta maturando. Come evidenziato da diversi analisti strategici, il messaggio veicolato dall’esibizione muscolare di Pyongyang è rivolto principalmente a scongiurare scenari di “regime change” sul modello di altre nazioni ostili a Washington. La presenza rassicurante della figlia di Kim alle parate militari sottolinea un messaggio di continuità dinastica e di stabilità interna, rafforzando l’idea di un apparato statale che non ha alcuna intenzione di collassare su sé stesso. Tra l’altro, proprio per non lasciare eventuali buchi dinastici avrebbe scelto la figlia tredicenne Ju-ae come erede.
Inoltre, il netto rifiuto verso i tentativi di pacificazione proposti dall’amministrazione sudcoreana di centrosinistra dimostra come Pyongyang non abbia alcun interesse a una distensione regionale che non passi prima da una vittoria diplomatica su Washington. Eppure l’attuale amministrazione Lee a Seul è in netto distacco da Washington, come sottolineano le recenti proteste contro le esercitazioni USA.
Ignorare questa realtà, sperando che nuove e vecchie sanzioni producano effetti magici che non hanno mai prodotto in passato, sarebbe un errore di calcolo imperdonabile. La diplomazia occidentale dovrà trovare strumenti nuovi per gestire una potenza nucleare de facto, inserita ormai saldamente in una rete di alleanze alternative a quella atlantica.
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