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Nodi scorsoi finanziari di Francesco Cappello.

«Le istituzioni bancarie sono più pericolose per le nostre libertà di un esercito in armi…
Il potere di emettere denaro dovrebbe essere tolto alle banche e restituito al popolo, al quale propriamente appartiene» Thomas Jefferson due volte presidente degli USA nel 1800.

“Banche, titoli tossici: bomba da 6.800 miliardi negli istituti tedeschi e francesi” è il titolo di un articolo di Morya Longo
<http://argomenti.ilsole24ore.com/morya-longo.html> pubblicato il 1 dicembre 2018 sul Sole 24 Ore.

Inevitabile tornare a porre maggiore attenzione al rimosso mostro finanziario che si nasconde sotto forma di titoli tossici nel seno delle grandi banche tedesche e francesi che nella percezione comune, costruita da una informazione mancante o distorta, assegna incondizionatamente a Germania e Francia i patrimoni bancari più solidi in ambito europeo.

Con le parole di Longo:

«Nei bilanci delle banche europee c’è un gigantesco rischio potenziale e imponderabile: gli attivi e passivi illiquidi hanno un ammontare 12 volte superiore a quello dei crediti deteriorati e per il 75% sono concentrati in due soli Paesi. Cioè Germania e Francia. Basterebbe che subissero una svalutazione del 5% per erodere mediamente il capitale delle banche più esposte di 330 punti base. Con punte di 1.500. Insomma: se accadesse, buona
parte del cataclisma patrimoniale colpirebbe gli istituti di due soli Paesi».

La caratteristica di questa ricchezza fittizia, che si traduce in titoli inventati dal sistema finanziario, sta, infatti, nella instabilità del loro valore rispetto al denaro vero. Si tratta di titoli, il cui valore non è determinabile con certezza e che risultano continuativamente soggetti ad improvvisi quanto imprevedibili rischi di svalutazione. Tuttavia, la casta aristocratico-finanziaria che detiene e gestisce questa ricchezza di carta con le più diverse manovre speculative evitando peraltro qualsiasi impegno sul fronte dell’economia reale, ha imparato ad usarla per sottrarre, appropriandosene indebitamente, ricchezza vera al resto della popolazione.

Ai rischi della finanziarizzazione non sono purtroppo immuni tantissime imprese di produzione e servizi che si sono lasciate convincere o si sono viste costrette a detenere grosse fette dei loro capitali sotto forma di tali titoli, la cui instabilità genera peraltro notevoli oscillazioni dei prezzi delle materie prime alla base delle loro attività trasformative.

Il rischio per i cittadini europei, sottoposti alla normativa del bail-in voluta dall’unione bancaria europea, è quello di vedersi sottratti risparmi ed investimenti dirottati forzatamente verso il risanamento di banche a rischio fallimento causato dagli azzardi finanziari cui si sono lasciate andare. Il bail-in prevede, infatti, che depositi ed investimenti degli utenti possano essere utilizzati per coprire i debiti di una banca nei confronti del resto del sistema finanziario e bancario.

Nel caso non si riuscisse a circoscrivere l’incendio che potrebbe divampare su scala sistemica è già previsto e predisposto il meccanismo di stabilità europeo (MES), che noi italiani abbiamo sottoscritto e stiamo continuando a finanziare.
La logica perversa individuabile nel modello economico ormai dominante, che pretende di far soldi con i soldi senza il passaggio intermedio della produzione, può realizzare i suoi scopi solo predisponendosi a parassitare l’economia reale e creando quelle condizioni (strategia del debito generalizzato) che consentono di depredare e colonizzare interi Paesi e i
loro beni. In altre parole, fallimenti e crisi sono volute e provocate perché alimentano la criminale giostra della finanza speculativa globale.
Urge, pertanto, sia una riforma strutturale che individui e proibisca tutte le forme di finanza speculativa che l’istituzione di una corte internazionale finalizzata al perseguimento di tali crimini finanziari.

Intanto faremmo bene, mentre siamo ancora in tempo, a ritirarci, anche unilateralmente, da accordi quali il bail-in e il MES e a rinunciare all’accesso al fondo salva stati. Trattasi, infatti, di trappole per ignari risparmiatori e interi stati indotti a divenire vittime, come è già accaduto alla Grecia, degli automatismi di finanziamento, ad alto tasso di interesse, corredati da piani di aggiustamento strutturale (tagli della spesa sociale, privatizzazioni e svendite, liberalizzazioni, ecc.); in poche parole, un vero e proprio commissariamento della gestione
politico-amministrativa di un Paese, in questo caso il nostro, il quale si troverebbe ridotto a colonia, con annessa involuzione dei cittadini a sudditi delle élite.

Scriveva Marx 170 anni fa:
“Tutto il moderno traffico del denaro, tutta l’economia della banca è intimamente legata al debito pubblico. L’indebitamento dello Stato è una necessità e con l’indebitamento dello Stato è una necessità il dominio del commercio dei debiti dello Stato, il dominio dei creditori dello Stato, dei banchieri, dei cambiavalute, dei lupi della borsa”.

Il debito pubblico riposa sulla fiducia che lo Stato si lasci sfruttare dagli strozzini della finanza. Il debito privato è paralizzato, la circolazione impedita, la produzione arenata. Il debito pubblico e il debito privato sono il termometro economico col quale si può misurare l’intensità di una crisi. Mentre l’aristocrazia finanziaria fa le leggi, dirige l’amministrazione dello Stato, dispone di tutti i pubblici poteri
organizzati, domina l’opinione pubblica con i fatti e con la stampa, in tutti gli ambienti si spande l’identica prostituzione, l’identica frode svergognata, l’identica smania di arricchirsi non con la produzione, ma rubando le ricchezze altrui esistenti»
dagli scritti di Marx sul 1848 francese. 18 Brumaio, Guerra civile

*Francesco Cappello, studioso di modelli economici,
autore di
* Ricchezza fittizia povertà artificiosa* Edizioni ETS – 2018 – prefazione di Antonino Galloni*

 


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