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Nata per (farci) soffrire: viaggio nella quintessenza sadomaso della Ue

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È da quel bel dì che ci raccontano l’Unione europea e il suo ruolo nel mondo vendendoceli come una strenna natalizia. Un vero e proprio “pacchetto” fake coi lustrini e le paillettes o, se preferite, una mise su misura dell’insipienza, dell’ignoranza e del menefreghismo dei suoi cittadini. Che si ritrovano ora conciati per le feste, con l’abito della festa.

Ma, come diceva il titolo di quel vecchio film, “sotto il vestito niente”: il Leviatano unionista è sempre stato forte con i deboli e debole con i forti. Quale cupola autocratica, diciamo pure da “ducetto” del quartierino, ha sempre gestito gli stati membri spolpandoli – legge dopo legge, pezzo dopo pezzo, anno dopo anno – di ogni sovranità.

All’esterno invece, nella dimensione che quelli studiati chiamano “geopolitica”, non ha mai saputo realmente che pesci pigliare; oscillando così tra un chiacchierume retorico e inconcludente e un’adesione supina alle c.d. “istituzioni internazionali”, alternando una vanagloriosa prosopopea sul proprio ruolo di salvatrice del mondo (vedi la narrazione green) a una sudditanza untuosa verso il  capufficio a stelle e strisce.

Insomma, la Ue – fuori del cortile di casa – non guidava, seguiva; non sceglieva, recepiva; non deliberava, blaterava. Ma è sempre stata, tutto sommato, innocua all’esterno (quanto venefica e letale, all’interno, per i suoi componenti). Un ibrido singolare tra una colonia e uno scendiletto, al servizio di potentati esteri (gli Usa, la Nato, il Fmi, l’Onu, l’Oms), convinta che l’acquiescenza, alla lunga, si sarebbe trasformata in virtù e, prima o poi, sarebbe stata magari scambiata per leadership. Ora, però, il suo masochismo autolesionista ha infranto le barriere dello sgradevole per entrare a pieno titolo nel territorio del ridicolo, del comico e del trash.

L’accelerazione verso il peggio si è avuta con la guerra russo-ucraina, quando l’Unione ha smesso di fingersi arbitro ed è scesa in campo come tifoso ultrà, rinunciando a qualsiasi resipiscenza o prudenza anche solo “strategiche”. Infatti, non si è limitata a seguire la linea americana (ispirata dall’ideologia Dem più che dallo zio Sam): l’ha ingurgitata tutta d’un fiato sul piano teorico per poi applicarla pedissequamente su quello pratico, ma in maniera robotica. In altri termini, l’ha fatta propria con tale zelo da riuscire in un’impresa non banale: danneggiare sé stessa molto più di quanto fosse strettamente necessario e addirittura più di quanto potessero desiderare i suoi competitor orientali e i suoi capibastone occidentali.

In nome di un atlantismo ormai ridotto a riflesso condizionato, l’Europa ha tagliato rapporti commerciali consolidati, ha schifato il gas russo a basso costo quasi fosse una risorsa di cui vergognarsi, ha sacrificato competitività industriale e stabilità energetica con l’aria compunta di chi sta adempiendo a un imperativo Kantiano, ha accettato la distruzione del Nord Stream 2, un’infrastruttura europea fatta esplodere sotto il Baltico dagli ucraini, con la muta rassegnazione con cui la vittima designata della classe subisce le busse del bullo: spiacevoli, ma inevitabili. Nessuna indignazione, nessuna pretesa di chiarimenti, nessuna reazione proporzionata a un atto esiziale per gli interessi dei cittadini europei. Silenzio. Anzi, impotenza costitutiva spacciata per compostezza istituzionale.

Nel frattempo, l’Unione ha aperto i propri portafogli come se non ci fosse un domani. Miliardi e miliardi come se piovesse e a fondo perduto, per sostenere l’Ucraina, Paese esterno all’UE, senza un vero dibattito pubblico, senza un serio bilancio costi-benefici, senza spiegare ai cittadini perché ciò che era impossibile ieri fosse diventato improvvisamente doveroso oggi. Una munificenza selettiva, per così dire. Perché la stessa Unione che ora finanzia Zelensky senza batter ciglio (dopo aver contribuito fattivamente allo scoppio della guerra e ostacolato altrettanto puntigliosamente ogni sua risoluzione) solo pochi anni fa ha terremotato la Grecia devastandone la società civile a colpi di Trojka. Ha poi randellato l’Italia per frazioni di PIL, brandendo lo spettro della procedura d’infrazione come una clava ortopedica verso chi sciala come una cicala (ci “insegnavano” proprio così: c’erano i paesi “frugali” e i PIGS maiali, ricordate?). Ora invece va benissimo sperperare l’impossibile a buon pro dei water d’oro degli oligarchi di Kiev.

Come vedete, l’arte masochistica di fare del male a se stessi (cioè all’economia e ai bilanci dell’Unione) facendolo contemporaneamente e ancor più agli altri (cioè agli Stati servi) era già molto più che ben avviata.

Ora, però, con la vicenda Groenlandia, la commedia rischia di trasformarsi in farsa. Dopo aver retto il turibolo agli USA con la devozione di un chierichetto beota, l’Unione europea si scopre improvvisamente potenziale controparte di Washington. Il tutto mentre resta saldamente incardinata nella NATO, alleanza a trazione americana, come un passeggero indignato con l’autista, ma ben deciso a non scendere dall’autobus. Una situazione surreale, degna di quel teatro dell’assurdo che spopola a Bruxelles.

A questo punto, più che un’analisi geopolitica internazionale, conviene rivolgersi ad alcune leggendarie figure della nostra comicità nazionale. Scegliete voi se scomodare più Fracchia o più Tafazzi. Infatti, che altro dire di un consesso  guidato da un radar infallibile nello scegliere sempre l’opzione peggiore per i propri cittadini e per i loro Paesi? Una specie di burosauro con zero difetti programmato scientificamente per uccidere l’autonomia, la libertà, la giustizia, la storia, la cultura, l’identità, la dignità, l’economia, l’agricoltura, l’industria, il lavoro, il benessere, il welfare e financo l’economia domestica di centinaia di milioni di sventurati europei.

L’Unione parla di sovranità europea dopo aver fatto strame della sovranità dei singoli stati europei; parla di pace mentre investe in una guerra combattuta per procura; parla di autarchia strategica mentre si lega mani e piedi ad altri per energia, difesa, orientamento politico. E questo è il masochismo di Fracchia. Nel frattempo, chiede ai cittadini di farsi convessi, di coltivare resilienze, di accettare desertificazione industriale, distruzione delle filiere agricole, rottamazione dell’automotive, immigrazione incontrollata, demolizione del bene-casa, caro energia ed eutanasia del comparto alimentare. E questo è il sadomasochismo di Tafazzi. Cui si aggiunge, ciliegina sulla torta, il folle aumento delle spese militari e la chiamata alla armi dei giovani europei proprio da parte di quelli che “la pace l’ha portata l’Europa unita”.

Ma adesso la UE si sta interrogando se – dopo essersi castrata per assecondare i pruriti di Biden – valga o meno la pena rischiare una guerra contro le fregole di Trump. Sempre degli Stati Uniti parliamo: vale a dire il principale finanziatore della sua alleanza difensiva nonché storico padrone dal secondo dopoguerra in poi. Capite che stiamo rapidamente scivolando ben oltre le storiche icone cinematografiche del “com’è umano lei…”.

Il problema è che i cosiddetti leader del vecchio continente sono molto peggio dei cittadini che, irresponsabilmente e per decenni, li hanno eletti. Qui non siamo più neppure nell’ambito del famoso adagio secondo cui, nel paese dei ciechi, ogni orbo è re. Qui, nel paese degli orbi, i ciechi regnano. Con la precisa intenzione di farsi, e di farci, del male.

Francesco Carraro

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