Economia

Meta e il conto salato dell’Intelligenza Artificiale: in arrivo tagli fino al 20% del personale

Meta pianifica il licenziamento del 20% del personale per finanziare 600 miliardi di investimenti nell’Intelligenza Artificiale, nonostante i recenti flop tecnici dei suoi nuovi modelli.

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Meta (l’ex Facebook) si prepara a una nuova, drastica sforbiciata al proprio organico. Secondo recenti indiscrezioni raccolte da Reuters, l’azienda guidata da Mark Zuckerberg starebbe pianificando il licenziamento del 20% o più dei propri dipendenti. L’obiettivo di questa manovra è duplice: compensare i costi faraonici delle infrastrutture per l’Intelligenza Artificiale (IA) e, al contempo, sfruttare la tanto decantata “efficienza” che i nuovi sistemi automatizzati dovrebbero garantire al lavoro d’ufficio.

I numeri dell’operazione, se confermati, sono imponenti. Al 31 dicembre, Meta contava circa 79.000 dipendenti. Un taglio del 20% significherebbe lasciare a casa quasi 16.000 lavoratori. Questo avviene a pochissimi anni dalla pesante ristrutturazione che, tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023, aveva già visto l’uscita di ben 21.000 persone nel nome del cosiddetto “anno dell’efficienza”.

I costi astronomici dell’IA

Il passaggio all’Intelligenza Artificiale generativa non è a costo zero, e Zuckerberg lo sta scoprendo a proprie spese. Le uscite previste per sostenere la competizione sono colossali:

  • 600 miliardi di dollari: è l’investimento clamoroso pianificato entro il 2028 per la sola costruzione di nuovi data center.
  • Acquisizioni strategiche: l’acquisto recente di Moltbook, una piattaforma social per agenti IA, e della startup cinese Manus per almeno 2 miliardi di dollari.
  • Stipendi d’oro: pacchetti retributivi da centinaia di milioni di dollari, spalmati su quattro anni, per attrarre i migliori ricercatori nel nuovo team “superintelligence”.

Zuckerberg ha recentemente dichiarato che progetti che un tempo richiedevano grandi squadre possono oggi essere completati da un solo talento aiutato dall’IA. Un’ottima notizia per i bilanci e la produttività aziendale, ma un po’ meno per la domanda aggregata e l’occupazione. Dal punto di vista macroeconomico, infatti, contrarre i salari per finanziare l’acquisto di server rischia di deprimere i consumi, una dinamica che dovrebbe far riflettere.

La rincorsa tecnologica e i flop

Nonostante l’enorme dispiego di capitali, gli investimenti non sono garanzia di successo tecnico immediato. Meta è reduce da una serie di inciampi imbarazzanti con i suoi modelli della famiglia Llama 4. Il rilascio della versione più grande, non a caso battezzata “Behemoth”, è stato abbandonato dopo le feroci critiche sui risultati fuorvianti forniti nei test iniziali.

Anche il nuovo modello “Avocado”, su cui il team di super-intelligenza stava puntando per recuperare terreno e prestigio quest’anno, sta offrendo prestazioni molto al di sotto delle aspettative. Insomma, l’azienda licenzia per pagare un conto salatissimo legato a tecnologie che, al momento, sembrano ancora decisamente acerbe.

Un trend di settore

Meta non è sola in questa corsa alla sostituzione del lavoro umano. Le grandi aziende tecnologiche statunitensi stanno seguendo tutte lo stesso copione.

Azienda Tagli recenti al personale Causa dichiarata / Contesto
Meta ~20% (Pianificati) Costi infrastrutture IA e maggiore efficienza
Amazon 16.000 dipendenti (~10%) Ristrutturazione e integrazione IA
Block ~50% del personale Strumenti IA che sostituiscono interi team

Questa tendenza solleva un interrogativo keynesiano classico: se tutti licenziano per sostituire i lavoratori con l’Intelligenza Artificiale, chi avrà il reddito necessario per acquistare i prodotti e i servizi finali di queste stesse aziende? Nel frattempo, i dipendenti di Meta attendono di capire l’entità esatta di questa ennesima, amara, cura dimagrante.

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