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Mercato Auto USA 2025: Toyota e Hyundai volano, Stellantis in “spirale mortale”. E l’Italia piange
Mercato Auto 2025: Toyota e Hyundai volano, Stellantis crolla negli USA e dimezza la produzione in Italia. L’analisi impietosa.

Se guardiamo i numeri freddi e crudi, le vendite di veicoli nuovi negli Stati Uniti nel 2025 sono salite del 2,4% a 16,2 milioni di unità. Sembra una buona notizia, il dato più alto dal 2019. Tuttavia, se grattiamo via la patina superficiale, scopriamo una realtà ben più amara: siamo appena sopra i livelli del 1986. Avete letto bene. Quattro decenni di stagnazione strutturale, crolli vertiginosi e riprese parziali, il tutto mentre la popolazione americana è cresciuta del 21% negli ultimi 25 anni.
Il mercato è drogato da fiammate speculative. Il 2025 si è retto sulla forza del terzo trimestre (acquisti anticipati per la fine degli incentivi federali) e sulla primavera (corsa agli acquisti per evitare i dazi). Ma, come ogni sbornia, segue il mal di testa: nel quarto trimestre le vendite sono scese del 4,2%, con i big di Detroit che hanno tirato il freno a mano.
Ecco un bel grafico di Wolfstreet che mette in evidenza questo fatto:
Prezzi alle stelle e rivolta dei consumatori
Tra il 2020 e il 2022, costruttori e concessionari hanno perso il senso della misura, facendo esplodere i prezzi del 36%. Questo ha generato margini di profitto osceni, ma ha anche incontrato un soffitto di cemento armato: il portafoglio dei consumatori. Oggi, il prezzo medio di transazione si è stabilizzato su una cifra monstre di circa 47.100 dollari negli USA. I produttori hanno cercato di mascherare gli aumenti spostandosi verso l’alto di gamma (upscaling), rendendo le auto semplicemente troppo costose per la classe media. Il risultato dell’esplosione dei prezzi è stata l’implosione delle vendite.
Chi vince e chi perde: la mappa del disastro
La situazione competitiva mostra un quadro a tinte fosche per alcuni e trionfali per altri. Ecco come si sono comportati i principali attori, in ordine di grandezza:
- General Motors (#1): Mantiene la corona con 2,85 milioni di veicoli (+5,5%), grazie alla vendita massiccia di pickup. Tuttavia, siamo ancora sotto del 7,5% rispetto al picco del 2015.
- Toyota (#2): I giapponesi ridono. Vendite record a 2,52 milioni (+8%), superando il picco del 2015. Toyota vince perché non ha abbandonato le berline (620.000 unità vendute), segmento che GM, Ford e Stellantis hanno scioccamente regalato alla concorrenza per compiacere Wall Street e i suoi margini a breve termine.
- Ford (#3): Vendite in crescita del 6% a 2,2 milioni, ma un doloroso -15% rispetto al 2015. Hanno sacrificato tutto sull’altare dei SUV e dei Truck, lasciando come unica “auto” la Mustang.
- Hyundai-Kia (#4): I coreani sono inarrestabili. Record su record, con 1,63 milioni di veicoli, un balzo del 26% rispetto al 2015.
- Honda (#5): Una crescita anemica (+0,5%), ma ha superato Stellantis. Anche qui, le berline pesano per il 41% delle vendite.
- Stellantis (#6) – La catastrofe: Qui i grafici diventano “brutti” davvero. È una spirale mortale. Le vendite sono crollate del 44% dal picco del 2015. Nel 2025 un ulteriore calo del 3% (1,26 milioni di veicoli). Dodge perde il 27%, Alfa Romeo è irrilevante (-36%,), Maserati è scomparsa. Bisognerebbe ripensare tutta la strategia, da zero. Le azioni sono crollate del 62% dai massimi di marzo 2024.

- Nissan (#7): L’altro malato del gruppo. Vendite piatte, ma giù del 42% dal 2017. Una crisi esistenziale simile a quella di Stellantis.
- Tesla: Non comunica i dati USA separatamente, ma le vendite globali sono scese per il secondo anno consecutivo (-8,6%). La magia sembra svanita.
Il fronte italiano: Stellantis dimezzata
Mentre negli USA Stellantis affonda, in Italia la situazione è, se possibile, ancora più drammatica. I dati FIM-CISL sono una sentenza: nel 2025 la produzione è scesa sotto le 380.000 unità (-20% sul 2024). Rispetto al 2023, le produzioni si sono letteralmente dimezzate. Se Mirafiori vede una timida crescita (quasi un’anomalia statistica), il resto è un pianto greco: -24,5% per le auto, -13,5% per i veicoli commerciali. Servono nuovi modelli e investimenti, dicono i sindacati. Ma con un mercato americano in “spirale mortale” e un titolo in borsa che cola a picco, i margini di manovra di Tavares (o di chi per lui) sembrano ridursi al lumicino.
Domande e risposte
Perché le vendite auto USA sono stagnanti da 40 anni nonostante l’aumento della popolazione? La stagnazione è strutturale ed è legata principalmente all’esplosione dei prezzi. Le case automobilistiche hanno preferito aumentare i margini di profitto spingendo su modelli più costosi (SUV e Truck) e abbandonando le fasce economiche, rendendo l’auto nuova un bene di lusso inaccessibile per una fetta crescente di popolazione. Inoltre, la durata media delle auto è aumentata, riducendo la frequenza di sostituzione.
Qual è stato l’errore strategico principale dei costruttori americani (GM, Ford, Stellantis)? L’errore fatale è stato l’abbandono del segmento delle berline (sedan) per inseguire i margini più alti dei grossi veicoli, una mossa per compiacere gli investitori di Wall Street. Questo ha lasciato praterie aperte ai costruttori asiatici (Toyota, Honda, Hyundai) e a Tesla, che hanno conquistato i clienti che cercavano veicoli più efficienti, gestibili ed economici, fidelizzandoli per il futuro.
Cosa ci dicono i dati italiani di Stellantis rispetto a quelli americani? I dati mostrano una crisi globale e non locale. Il crollo della produzione italiana (-20% nel 2025, dimezzata sul 2023) è lo specchio del crollo delle vendite negli USA (-44% dal 2015). Stellantis soffre di una gamma prodotti vecchia o mal posizionata e di una strategia di prezzi aggressiva che ha allontanato i clienti su entrambe le sponde dell’Atlantico, mettendo a rischio gli stabilimenti.









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