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Macron e l’Ultima Crociata per gli Eurobond: “1.200 Miliardi o l’Europa Muore”. Ma i Conti di Parigi Piangono
Il Presidente francese invoca debito comune per difesa e tech: “Serve un Safe Asset europeo contro il dollaro”. Ma con il deficit di Parigi al 6% e quello italiano al 3%, la proposta divide. Visione strategica o salvagente per l’Eliseo?

A due giorni dal vertice di Bruxelles, il Presidente francese Emmanuel Macron gioca il tutto per tutto. In una lunga intervista concessa a Le Monde e alle principali testate continentali, l’inquilino dell’Eliseo ha tracciato quella che, a suo avviso, è l’unica via d’uscita per un’Unione Europea stretta nella morsa tra il protezionismo americano e l’aggressività commerciale cinese: un massiccio piano di investimenti comuni finanziato da debito condiviso.
Il tono è grave, a tratti drammatico. Macron parla esplicitamente di un “momento del risveglio” per uscire dallo “stato di minorità” in cui il Vecchio Continente ha vissuto, cullandosi nell’illusione che l’energia russa a basso costo e l’ombrello di sicurezza americano fossero eterni. Quell’epoca è finita, e la risposta, secondo Parigi, deve essere un cambio di passo finanziario senza precedenti.
La Proposta: Eurobond “D’avvenire” per 1.200 Miliardi l’anno
Il cuore del ragionamento di Macron parte da una diagnosi impietosa supportata dai numeri del Rapporto Draghi sulla competitività. L’Europa ha un ritardo tecnologico e produttivo che non può più colmare con l’ordinaria amministrazione. Se Mario Draghi aveva stimato in 800 miliardi di euro l’anno il fabbisogno per le sole transizioni verde e digitale, Macron rilancia e alza la posta. A questa cifra, spiega il Presidente, vanno aggiunti gli investimenti necessari per la Difesa e la Sicurezza, portando il conto totale a 1.200 miliardi di euro annui.
Come finanziare una cifra simile? Qui Macron entra nel tecnico, proponendo una soluzione che aggiri i vincoli di bilancio nazionali.
- La mobilitazione del risparmio: L’Europa siede su una montagna di risparmio privato pari a 30.000 miliardi di euro. Tuttavia, circa 300 miliardi l’anno defluiscono verso gli Stati Uniti per finanziare le imprese americane, dato che il mercato dei capitali europeo è frammentato e meno redditizio.
- Capacità comune di indebitamento: Poiché i bilanci nazionali sono “costretti” dalle spese correnti e dall’adeguamento dei modelli sociali all’invecchiamento demografico (leggi: pensioni e sanità), gli Stati non possono farsi carico di questi investimenti strategici da soli. Serve quindi lanciare quelli che Macron definisce “Eurobond d’avvenire”. Non debito per pagare stipendi, ma debito per finanziare asset strategici: intelligenza artificiale, quantistica, cleantech e industria bellica.
Superare il Tabù Tedesco: La Strategia del “Safe Asset”
Il vero nodo politico è la Germania. Come pensa Macron di convincere Berlino e i “frugali” a firmare assegni in bianco, superando il problema della garanzia comune sui debiti? La strategia del Presidente francese si basa su tre argomentazioni chiave, pensate per smontare le obiezioni ortodosse:
- Nessuna mutualizzazione del passato: Macron mette subito le mani avanti: “Che le cose siano chiare, non si tratta in alcun caso di mutualizzare il debito passato”. Nessuno pagherà per gli errori pregressi dei vicini. Si parla solo di nuove risorse per progetti futuri specifici.
- La creazione di un “Attivo Sicuro”: Questa è la parte più raffinata del discorso. Macron sostiene che i mercati finanziari globali sono affamati di “attivi sicuri e liquidi” (safe assets). Attualmente, solo i Treasury americani svolgono pienamente questo ruolo. L’Europa non è capace di offrirne perché non ne emette abbastanza. Creare un grande mercato del debito europeo non è solo una spesa, ma un servizio agli investitori che stabilizzerebbe l’Eurozona.
- Attacco all’Egemonia del Dollaro: L’emissione massiccia di Eurobond è presentata come l’unica leva per “attaccare l’egemonia del dollaro”. In un mondo dove gli USA si allontanano dallo stato di diritto e usano il dollaro come arma, e la Cina è un regime autoritario, l’Europa – forte del suo stato di diritto democratico – diverrebbe un porto sicuro per i capitali globali.
In sostanza, Macron dice ai tedeschi: non lo facciamo per solidarietà, lo facciamo per sovranità e per dare ai mercati ciò che chiedono, sostituendo il dollaro con l’euro nelle riserve mondiali. Una visione antagonista verso Berlino
La Realtà dei Numeri: La “Grandeur” Senza Portafoglio
Fin qui la retorica, indubbiamente affascinante, della “Europe Puissance”. Ma se scendiamo dalle vette dell’Eliseo alla dura realtà dei fogli di calcolo, il quadro cambia drasticamente. E l’analisi di Scenarieconomici.it non può esimersi dal notare il tempismo sospetto di questa proposta.
Il Paradosso Fiscale: Francia vs Italia È facile chiedere la condivisione della carta di credito quando il proprio conto è in rosso profondo. Macron si presenta come il leader della riscossa europea, ma i fondamentali della Francia nel 2026 raccontano una storia di profonda fragilità. Il deficit francese viaggia ormai verso il 5,8%, quasi il doppio di quello italiano, che si attesta virtuosamente sotto il 3%, e il 2026 non sarà diverso. Non solo: i rendimenti dei titoli di stato francesi (OAT) sono ormai equiparati ai BTP italiani. Lo spread tra Francia e Germania si è allargato, segnalando che i mercati non vedono più Parigi come un debitore “core”, ma come un paese periferico a rischio.
Dov’era Macron prima? La critica sorge spontanea: poteva fare questa proposta all’inizio del suo mandato, quando la Francia aveva ancora una credibilità fiscale intatta. Farlo ora, con l’acqua alla gola e un bilancio fuori controllo, appare meno come una visione strategica e più come un disperato tentativo di diluire i propri problemi in un calderone comune. La Francia non ha mai fatto le riforme strutturali (o l’austerità, se preferite) che Italia, Spagna e Portogallo hanno subito negli anni 2010. E ora che i nodi vengono al pettine, Parigi scopre improvvisamente le virtù del federalismo fiscale.
Potenza Militare o Benessere? L’Elite contro il Popolo Infine, c’è il tema della finalità. Macron parla di 400 miliardi extra per la Difesa, di caccia SCAF e carri armati comuni. Ma i cittadini europei, alle prese con l’inflazione e la precarietà, vogliono veramente diventare una superpotenza militare globale? Questa volontà di “Potenza” sembra essere l’ennesimo desiderio di un’élite ristretta, scollegata dalla base. La gente chiede sicurezza (anche fisica, nelle strade) e benessere economico, non necessariamente portaerei nucleari o guerre commerciali con la Cina. Spingere per un riarmo finanziato a debito, mentre si tagliano implicitamente i servizi sociali per “adattare il modello”, rischia di essere l’ennesimo boomerang che alimenterà il dissenso popolare. Macron sogna Napoleone, ma rischia di svegliarsi con i Gilet Gialli.
La proposta di Macron appare come l’ennesimo tentativo di rilanciare una presidenza francese debole, che vorrebbe una Grandeur, ma non sa come pagarla, il tutto ignorando i colossali problemi interni e lo scetticismo degli alleati. Un modello di crescita a debito che però non assicura una vera crescita economica per poter ripagare il debito stesso, con il rischio che poi il prezzo dei prestiti sui carri armati ricada sui cittadini che, tra l’altro, sebrerebbero essere costretti a comprare un debito perché così vuole Macron e non per effettiva scelta di mercato.








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