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Ma davvero c’è chi crede a #Boeri?

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Una classe dirigente all’altezza deve avere il coraggio di dire la verità agli italiani: abbiamo bisogno di un numero crescente di immigrati per tenere in piedi il nostro sistema di protezione sociale“.

Proprio nei giorni in cui l’Italia subisce una delle umiliazioni più clamorose della storia dell’Unione Europea, forse paragonabile a quella della Grecia post referendum popolare, Tito Boeri sfodera dati e simulazioni di scenari sugli impatti dei flussi migratori in Italia. Secondo le analisi condotte dall’Inps, chiudere le frontiere comporterebbe un costo 38 miliardi di euro in venti anni per il sistema di protezione sociale: tradotto in termini di austerity, tanto per rimanere nel gergo degli eurocrati, una manovrina l’anno.

La tesi di base, ormai trita e ritrita, sostiene che, poiché in Italia il tasso di natalità è in costante caduta, solo grazie all’importazione di manovalanza giovane dall’estero si riuscirebbe a far fronte agli oneri del sistema pensionistico. Nonostante lo snocciolare dati e simulazioni, sicuramente in grado di impressionare un’opinione pubblica ormai avvezza ad attribuire al linguaggio economico un’aura sacrale, soprattutto quando è ridondante di formule e grafici pleonastici e tecnicistici, il buon senso dell’uomo medio  riaffiora impenitente. Chi pagherà la pensione a queste giovani leve una volta che per natura invecchieranno? Ne importeremo di nuove, con un effetto sostituzione che dalle merci si trasferisce agli umani? E ancora: con una disoccupazione giovanile nel migliore dei casi prossima al 40% , davvero c’è mancanza di giovani lavoratori in Italia? La risposta potrebbe essere che i nostri sono “fannulloni” o, detto in termini più global, “choosy”. La motivazione non ci convince, ma andiamo avanti.

Quanti dei quasi 100 mila immigrati sbarcati da gennaio a oggi saranno nelle condizioni di poter trovare un’occupazione in Italia? E perché 509 mila italiani tra il 2008 e il 2016 sono stati costretti a espatriare per cercare un lavoro all’estero?

E ancora: come mai il crollo della natalità, sebbene caratteristico delle economie evolute, coinvolge l’Italia più di altri Paesi, come ad esempio la Francia? Forse le politiche delle pari opportunità e di sostegno alla maternità, nonché le garanzie e i diritti lavorativi, sono in diretta correlazione col tasso di crescita demografica?

E qui rientra l’altro grande pilastro del Boeri-pensiero: oltre a un afflusso continuo e massiccio di immigrati, perché il modello economico attuale possa continuare a sopravvivere (cioè quello neoliberista che si basa su assiomi semplicistici e infondati, lo stesso sotto il quale stiamo affondando) occorre che la partecipazione femminile al mondo del lavoro aumenti massicciamente. Altrimenti verranno persi, sempre dati e grafici alla mano, 41 miliardi di euro nell’arco di un ventennio.

Quindi secondo Boeri e gli economisti neoliberisti – di cui il presidente Inps si è rivelato un fedelissimo adepto – in una situazione in cui l’offerta di lavoro è di gran lunga inferiore alla sua domanda (disoccupazione record dall’Unità di Italia ad oggi) e la tecnologia è ormai capace di sostituire-affrancare l’uomo da alcuni lavori, la soluzione è aumentare in modo esponenziale la forza lavoro!

Il perverso sistema economico attuale per sopravvivere ha bisogno di un imponente esercito industriale di riserva, da rinnovare e sostituire di continuo, con la stessa velocità del consumo, e disponibile a un prezzo di mercato sempre più basso, così come vuole il dogma della concorrenza.

 

Ilaria Bifarini

 

 

 

 

 

 

 


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