Energia

L’ultimatum di Fico: energia ed equilibri geopolitici tra Slovacchia e Ucraina

La Slovacchia minaccia di tagliare l’elettricità a Kiev in risposta allo stop del petrolio attraverso l’oleodotto Druzhba. I costi della crisi e l’analisi delle tensioni energetiche.

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La tensione tra Bratislava e Kiev sale di livello, spostandosi dal piano della retorica diplomatica a quello, ben più concreto, delle infrastrutture energetiche. Il Primo ministro slovacco, Robert Fico, ha lanciato un ultimatum inequivocabile al presidente ucraino Volodymyr Zelensky: se i flussi di petrolio verso la Slovacchia non riprenderanno entro lunedì, le aziende di Stato slovacche interromperanno le forniture di elettricità di emergenza destinate all’Ucraina.

Le dichiarazioni affidate ai social media riflettono la crescente insofferenza di Bratislava, che lamenta un rapporto di vicinato ormai percepito come a senso unico. Da un lato, la Slovacchia continua a ospitare circa 180.000 rifugiati, fornisce assistenza umanitaria e mantiene aperti i canali di dialogo istituzionale, ma dall’altro si vede colpita da decisioni unilaterali che penalizzano gravemente il proprio apparato produttivo.

Il nodo centrale della disputa riguarda l’oleodotto Druzhba e le forniture di gas naturale. Secondo il governo slovacco, le azioni di Kiev si configurano come una ritorsione commerciale contro l’approccio pacifista di Bratislava, e si articolano in alcune criticità fondamentali:

  • Blocco del transito di gas: l’interruzione dei flussi ha causato alla Slovacchia danni stimati in 500 milioni di euro all’anno.
  • Stop al petrolio: la recente chiusura dei flussi petroliferi ha generato ulteriori perdite economiche e complesse sfide logistiche.
  • Atteggiamento ostile: Fico ha definito “malizioso” il comportamento di Zelensky, reo di trattare la Slovacchia come un Paese nemico a causa del mancato supporto bellico.

Oleodotto Druzbha, che portava petrolio in Europa attraverso l’Ucraina

La contromossa slovacca va a colpire una vulnerabilità strutturale della rete ucraina, ovvero l’approvvigionamento elettrico. I dati citati da Fico sono emblematici: nel solo mese di gennaio 2026, l’Ucraina ha richiesto alla Slovacchia un volume di elettricità di emergenza pari al doppio di quanto consumato per la stabilizzazione della rete nell’intero 2025, a casua dei danni portati alla rete ucraina dagli attacchi russi.

Fico non ha risparmiato stoccate alla comunità internazionale. Ricordando con una punta di amara ironia come l’Occidente abbia di fatto ignorato il sabotaggio del gasdotto Nord Stream, ha ribadito come la Slovacchia sia una nazione sovrana, non disposta ad accettare relazioni bilaterali vantaggiose per una sola parte.

La politica estera, ancora una volta, si scontra con la dura realtà dei flussi fisici, dimostrando che, in un’economia interconnessa, i tubi e i tralicci valgono spesso più dei trattati. A conferma di questa linea pragmatica, Bratislava ha anche rifiutato categoricamente di farsi coinvolgere nel recente pacchetto di aiuti militari da 90 miliardi di euro a favore di Kiev. Un braccio di ferro che ci ricorda come, in economia e in geopolitica, i pasti gratis non esistano.

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