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L’Iraq aggira il blocco di Hormuz: l’asse energetico si sposta sulla Siria verso il Mediterraneo

Con lo Stretto di Hormuz a rischio, l’Iraq riapre le rotte terrestri verso il Mediterraneo: 500.000 tonnellate di carburante al mese attraversano la Siria verso la raffineria di Baniyas. I dettagli economici dell’accordo e l’impatto sui mercati.

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Quando la geopolitica chiude una porta, l’economia, spinta dalla necessità, sfonda una finestra. La drastica riduzione del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, innescata dal recente e sanguinoso conflitto in Medio Oriente, sta imponendo una rapida riorganizzazione delle catene di approvvigionamento energetico. L’Iraq, imbottigliato a sud e con un oleodotto turco insufficiente a nord, ha trovato la sua valvola di sfogo: la Siria.

La Syrian Petroleum Company ha infatti annunciato che i flussi di olio combustibile iracheno diretti alla raffineria di Baniyas, sulle coste siriane del Mediterraneo, raggiungeranno a regime le 500.000 tonnellate metriche al mese. Un accordo puramente tecnico e commerciale tra l’irachena SOMO e l’omologa siriana, senza apparenti “padrini” internazionali, ma con un impatto strategico di prim’ordine.

Raffineria Banyas – Posizione

I numeri e la logistica dell’operazione

L’olio combustibile in questione è un residuo pesante della distillazione del greggio, fondamentale per la generazione di energia termica ed elettrica. Per spostare questi volumi, la macchina logistica si è già messa in moto con numeri di tutto rispetto:

  • Primo convoglio: 299 autocisterne mobilitate.
  • Transiti: 176 mezzi hanno già attraversato il valico di frontiera di Al-Tanf-Al-Walid.
  • Obiettivo a regime: 500.000 tonnellate/mese verso il Mediterraneo.

Questo afflusso segna la riapertura di un valico rimasto chiuso per ben 11 anni, dai tempi dell’occupazione del Daesh nel 2015. Attualmente siamo in una fase di test, ma se la logistica reggerà, si passerà immediatamente a contratti di lungo termine.

Perché la Turchia non basta

Ci si potrebbe chiedere perché Baghdad non convogli tutto verso nord. La realtà è che l’oleodotto iracheno-turco (Kirkuk-Ceyhan) presenta rigidità strutturali e colli di bottiglia politici che non permettono di assorbire l’intera quota di export necessaria per compensare il blocco di Hormuz. Di fronte a 20 milioni di barili giornalieri globali a rischio e a costi assicurativi esplosi, differenziare le rotte non è un’opzione, ma una necessità per la sopravvivenza fiscale dell’Iraq.

Oleodotto Kirkyk Cehyan

L’infrastruttura siriana e il dividendo economico

Nonostante le cicatrici della guerra (le stazioni di pompaggio T2 e T3 sono danneggiate), i tecnici siriani hanno riabilitato le strutture chiave. La stazione T4 sta operando a pieno regime, fungendo da spina dorsale per il trasporto verso Baniyas.

Rotta di EsportazioneStato AttualeCriticità / Vantaggi
Stretto di HormuzBloccato/A RischioCosti assicurativi proibitivi, rischio militare
Oleodotto verso la TurchiaOperativoCapacità limitata, non sufficiente per l’intero export iracheno
Corridoio Siriano (Baniyas)In fase di test (Attivo)Accesso diretto al Mediterraneo, infrastrutture in recupero

L’operazione è una vera e propria manna per Damasco.  L’apertura al transito non è solo una mossa di riposizionamento geopolitico, ma un potente moltiplicatore economico. La Siria incasserà preziose valute estere tramite le tariffe di transito, finanziando la bilancia dei pagamenti. Inoltre, qualora i prezzi iracheni risultassero competitivi, Damasco manterrà il diritto di prelazione per l’acquisto di carburante, alleviando le croniche carenze del proprio mercato interno.

La mossa è stata preparata anche sul piano diplomatico. Non è un caso che il presidente siriano Ahmad al-Sharaa, durante la recente conferenza stampa a Berlino con il Cancelliere tedesco Friedrich Merz, abbia ribadito la volontà di Damasco di proporsi come “corridoio terrestre sicuro” tra Oriente e Occidente. Un pragmatismo istituzionale che, di fronte alla necessità europea di aggirare le tensioni del Golfo, sembra trovare orecchie attente anche in un’Europa a caccia di stabilità logistica.

L’autore Fabio Lugano è laureato con il massimo dei voti alla Bocconi , è un esperto di mercati, criptovalute e intelligenza artificiale. In passato è stato consulente al Parlamento Europeo e al Ministero per gli Affari Europei. Oggi aiuta le aziende a creare piani di sviluppo per l’innovazione tecnologica e per l’energia. Linkedin a questo link

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