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L’India pronta a riaprire i rubinetti del Venezuela: Reliance attende solo il via libera USA

Il colosso indiano Reliance Industries punta a riprendere l’import di greggio da Caracas. Una mossa pragmatica per ridurre la dipendenza da Mosca e calmierare i prezzi, con il tacito assenso di Washington.

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La geopolitica del petrolio è una materia fluida, spesso molto più del greggio stesso. Lo dimostra l’ultima mossa di Reliance Industries, il colosso della raffinazione indiana, che ha segnalato la propria disponibilità a riaprire una porta chiusa meno di un anno fa: quella del petrolio venezuelano. La condizione necessaria? Un cenno di assenso da Washington.

Questa apertura evidenzia con quanta rapidità si stiano rimescolando le carte del commercio energetico globale dopo le recenti mosse degli Stati Uniti volte a consentire esportazioni limitate dal Venezuela, a seguito della cattura di Nicolas Maduro.

Il ritorno del greggio pesante

Reliance, che gestisce il più grande complesso di raffinazione al mondo nel Gujarat, aveva interrotto l’acquisto di petrolio venezuelano all’inizio del 2024, in concomitanza con la scadenza delle deroghe alle sanzioni statunitensi. L’ultimo carico era approdato a maggio. Tuttavia, da un punto di vista puramente tecnico ed economico, il matrimonio tra l’India e il greggio di Caracas “s’ha da fare”:

  • Compatibilità tecnica: Le raffinerie di Reliance sono perfettamente attrezzate per lavorare gradi di greggio pesante come il Merey venezuelano.
  • Vantaggio economico: Questi barili diventano estremamente attraenti quando gli sconti sono sufficientemente profondi da giustificare il rischio logistico.

Non è solo Reliance a guardare con interesse a questa opportunità. Fonti del settore suggeriscono che anche i raffinatori statali, tra cui Indian Oil Corp e Hindustan Petroleum, potrebbero considerare il greggio venezuelano se le restrizioni venissero allentate. Nessuno sta ancora firmando contratti, ma se il petrolio rientrasse nel mercato al giusto prezzo e con la necessaria “copertura politica”, l’India risponderebbe presente.

Realpolitik energetica: via dalla Russia, avanti col Venezuela?

L’atteggiamento di Nuova Delhi è coerente con la sua storica strategia di approvvigionamento. Essendo un grande importatore netto, l’India ha raramente avuto il lusso della purezza ideologica negli acquisti di energia. Prezzo, disponibilità e compatibilità con i sistemi di raffinazione hanno solitamente prevalso sulla geopolitica, sempre restando nei limiti di quanto concesso dalle sanzioni.

Il caso della Russia è emblematico. Dopo l’invasione dell’Ucraina, l’India è diventata uno dei maggiori acquirenti di greggio russo scontato, una mossa difesa come essenziale per gestire la bolletta energetica nazionale. Tuttavia, il vento sta cambiando:

  1. Aumento dei rischi: Reliance ha recentemente segnalato un passo indietro, dichiarando che non prenderà petrolio russo a gennaio a causa dell’aumento dei rischi di conformità alle sanzioni.
  2. L’alternativa: Il Venezuela offre una via d’uscita che i funzionari indiani suggeriscono sommessamente da mesi. Il prezzo è conveniente e se questo rientrerà nelle amicizie degli USA, non avrà il problema del petrolio russo.

Nuova Delhi ha comunicato alle controparti statunitensi che potrebbe ridurre la sua dipendenza dal greggio di Mosca se le fosse permesso di acquistare petrolio dal Venezuela e dall’Iran. L’avvertimento è chiaro: tagliare fuori tutti i fornitori sanzionati contemporaneamente spingerebbe i prezzi globali verso l’alto, uno scenario che Washington, alle prese con la propria inflazione, vuole disperatamente evitare.

Per l’India, il greggio pesante scontato migliora l’economia delle raffinerie e diversifica l’offerta. Per Washington, permettere questi acquisti potrebbe allentare la pressione sugli alleati e reindirizzare la domanda lontano dai barili russi. Se il petrolio venezuelano tornerà legalmente disponibile, sarà semplicemente un altro strumento in una strategia di approvvigionamento costruita sulla flessibilità e sulla necessità, due fattori che a Nuova Delhi non cambiano mai.

Raffineria in India

Domande e risposte

Perché l’India è interessata specificamente al petrolio del Venezuela? L’interesse è duplice: tecnico ed economico. Le complesse raffinerie indiane, in particolare quelle nel Gujarat gestite da Reliance, sono progettate per lavorare in modo efficiente greggi “pesanti” come la qualità Merey del Venezuela. Questo tipo di petrolio, spesso venduto a sconto rispetto ai benchmark internazionali, permette ai raffinatori di ottenere margini di profitto superiori (lo spread di raffinazione) rispetto all’utilizzo di greggi più leggeri e costosi. È una questione di ottimizzazione industriale.

In che modo questo influisce sulle relazioni tra India e Russia? L’apertura al Venezuela funge da valvola di sfogo per ridurre la dipendenza indiana dal petrolio russo. Finora l’India ha acquistato massicciamente da Mosca per via degli sconti, ma con l’aumento delle pressioni occidentali e i rischi di sanzioni secondarie, le aziende indiane come Reliance stanno cercando alternative. Sostituire i barili russi con quelli venezuelani permette all’India di mantenere bassi i costi energetici senza incorrere nell’ira di Washington, diversificando le proprie fonti di approvvigionamento.

Gli Stati Uniti permetteranno davvero questo scambio? È molto probabile, per una ragione di pragmatismo economico (o cinismo, a seconda dei punti di vista). Washington ha bisogno di mantenere stabili i prezzi globali del petrolio per non alimentare l’inflazione interna. Permettere al petrolio venezuelano di fluire verso l’India toglie pressione alla domanda globale e, contemporaneamente, sottrae un cliente chiave alla Russia, colpendo le entrate di Mosca. È un compromesso geopolitico che soddisfa sia le necessità economiche di Nuova Delhi che gli obiettivi strategici degli USA.

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