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Analisi e studiIndia

L’India corre veloce (+7,4%), ma ha ancora i piedi nel fango: l’analisi delle stime 2025-26

L’India stima una crescita del PIL del 7,4% per il 2026, trainata da servizi e investimenti record. Ma l’analisi del Valore Aggiunto svela un’economia ancora troppo legata all’agricoltura rispetto a Cina e USA. Ecco luci e ombre del gigante asiatico.

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Mentre l’Europa si interroga su decimali di crescita che spesso assomigliano più a errori statistici che a vere espansioni, dall’altra parte del mondo l’elefante indiano ha ricominciato a correre, e lo fa decisamente sul serio. L’Ufficio Nazionale di Statistica (NSO) indiano ha appena rilasciato le prime stime anticipate (First Advance Estimates) per l’anno finanziario 2025-26, e i numeri sono di quelli che farebbero invidia a qualsiasi ministro delle finanze occidentale.

Siamo di fronte a un PIL reale previsto in crescita del 7,4%. Un dato robusto, un’accelerazione rispetto al 6,5% dell’anno precedente, che segnala come Nuova Delhi stia spingendo sull’acceleratore della domanda interna. Tuttavia, come sempre accade quando si analizzano economie in via di sviluppo, non bisogna fermarsi alla superficie scintillante del numero aggregato. Scavando nei dati del Valore Aggiunto Lordo (VAL), emerge la fotografia di un gigante che, seppur muscoloso, ha ancora una struttura ossea fragile e parzialmente arretrata rispetto ai suoi competitor globali come Cina e USA.

Ecco il grafico che mostra sia il PIL sia il VAL (o VAB) indiano. L’India usa anche il Valore Aggiunto Lordo, che permette di depurare i dati da tasse e contributi pubblici, i dati della crescita economica:

PIL e VAL (VAB) indiano,m valori assoluti e tassi di crescita

PIL e VAL: Due facce della stessa rupia

Prima di immergerci nei settori, è doveroso fare una precisazione tecnica che spesso sfugge ai media generalisti, ma che è pane quotidiano per chi segue Scenarieconomici. Il rapporto distingue tra PIL (Prodotto Interno Lordo) e VAL (Valore Aggiunto Lordo).

Il PIL è il valore di mercato di tutto ciò che si produce, “gonfiato” dalle imposte nette sui prodotti. Il VAL, invece, è la misura più pura della salute dei singoli settori, depurata dalle distorsioni fiscali e dai sussidi.

In parole povere: il VAL ci dice quanto le fabbriche e i campi producono realmente, il PIL ci dice quanto vale quella produzione sul mercato, tasse incluse. Ebbene, per il 2025-26, mentre il PIL vola al 7,4%, il VAL reale cresce del 7,3%. Una discrepanza minima, che conferma una crescita organica e non dopata eccessivamente dalla leva fiscale.

I numeri della crescita: Un boom nominale e reale

Le proiezioni macroeconomiche per l’anno che terminerà a marzo 2026 sono impressionanti:

  • PIL Reale: Stimato a 201,90 lakh crore di rupie (+7,4%).
  • PIL Nominale: A prezzi correnti, la crescita schizza all’8,0%.
  • Investimenti (GFCF): Qui c’è la vera notizia keynesiana. La formazione lorda di capitale fisso cresce del 7,8%. Significa che l’India non sta solo consumando, ma sta costruendo fabbriche, strade e infrastrutture. È un investimento sul futuro, non solo spesa corrente.

L’analisi settoriale: Chi traina il carro?

Se guardiamo dentro il cofano del motore indiano, scopriamo che i cilindri non spingono tutti alla stessa maniera. L’economia si sta evolvendo, ma a velocità diverse.

  1. Il Terziario: Il vero motore (per ora)
    I servizi rimangono la spina dorsale. Il comparto Servizi Finanziari, Immobiliari e Professionali è previsto in crescita del 9,9%. Quasi a doppia cifra. È il segnale di un’urbanizzazione rapida e di una classe media che chiede mutui, assicurazioni e servizi complessi. Anche la Pubblica Amministrazione e la Difesa crescono del 9,9%, segnale che lo Stato sta spendendo, e molto.
  2. Il Secondario: L’industria si sveglia
    Dopo anni di performance altalenanti, il Manifatturiero segna un +7,0%, in netto miglioramento rispetto al 4,5% dell’anno precedente. Questo è il dato che piace agli economisti dello sviluppo: senza fabbriche non si crea classe media stabile. Anche le Costruzioni tengono bene (+7,0%), sebbene rallentino rispetto all’anno scorso.
  3. Il Primario: La zavorra strutturale
    Qui iniziano le note dolenti, o meglio, le note di realtà. L’Agricoltura cresce del 3,1%. Non è un dato disastroso, ma è fisiologicamente basso. Il settore minerario è addirittura in recessione (-0,7%).

Ecco il Valore Aggiunto lordo settoriale:

Il Paradosso Strutturale: Un gigante con i piedi d’argilla

Ed è qui che l’analisi deve farsi critica. Nonostante un PIL che cresce al 7,4%, l’India rimane un’economia parzialmente sviluppata. Perché? Basta guardare la composizione del Valore Aggiunto Lordo.

In un’economia avanzata, l’agricoltura dovrebbe pesare poco sul totale del valore aggiunto, lasciando spazio a industria ad alto valore e servizi avanzati. Guardiamo i confronti, impietosi ma necessari:

  • USA: Il peso dell’agricoltura sul PIL è circa l’1%.
  • Cina: Il dragone ha ridotto il peso del primario tra l’8% e il 10%, spostando masse enormi verso la manifattura.
  • India: Il settore agricolo pesa ancora moltissimo, con stime che lo collocano (a seconda delle metriche correnti/costanti) ancora ben sopra il 15-17% del VAL totale.

Cosa significa questo? Significa che una parte enorme della popolazione indiana (ben più del 17%, dato che la produttività agricola è bassa) è ancora impiegata nei campi per generare una frazione relativamente piccola di ricchezza.

Finché l’India non riuscirà a spostare queste masse lavoratrici dall’agricoltura di sussistenza verso la manifattura (che ha “molto spazio” di crescita) o i servizi, il reddito pro capite rimarrà basso, nonostante il PIL totale sia da superpotenza.

Il Reddito Pro Capite cresce, certo (+6,5% reale), arrivando a circa 142.119 rupie annue (a prezzi costanti), ma la distribuzione di questa ricchezza rimane il vero nodo gordiano.Consumatori fiduciosi

Dal lato della spesa, i segnali sono positivi. I Consumi Privati (PFCE) crescono del 7,0%. Gli indiani spendono, comprano auto (+3,2% le vendite di veicoli privati) e chiedono prestiti (+11,5% il credito bancario). Interessante il dato sull’estero: le importazioni voleranno verosimilmente del 14,4%. Questo non è necessariamente un male in questa fase: l’India importa macchinari e beni intermedi per alimentare la sua industria. È il segno di un’economia che si attrezza per produrre.

La transizione indiana è appena iniziata

L’India chiuderà l’anno finanziario 2026 con un risultato ottimo, invidiabile per qualsiasi nazione europea. Tuttavia, l’entusiasmo per il +7,4% non deve offuscare la vista sulle sfide strutturali. Nuova Delhi non può accontentarsi di crescere per inerzia demografica o grazie ai servizi informatici. La vera sfida, quella che trasforma una nazione emergente in una sviluppata, si gioca sulla capacità di ridurre il peso relativo dell’agricoltura a favore di un’industria moderna.

Il governo indiano sta rivedendo l’anno base dei conti nazionali (passando al 2022-23), e questo aiuterà a vedere meglio la realtà. Ma i numeri attuali ci dicono già tutto: l’India è un razzo in partenza, ma deve ancora sganciare i pesanti serbatoi del passato rurale per entrare davvero in orbita.


Domande e Risposte

Perché c’è differenza tra la crescita del PIL e quella del VAL? La differenza risiede nel metodo di calcolo. Il VAL (Valore Aggiunto Lordo) misura la produzione pura dei settori economici, mentre il PIL aggiunge al VAL le imposte sui prodotti e sottrae i sussidi. Una crescita del PIL superiore a quella del VAL, come in questo caso (7,4% contro 7,3%), suggerisce che la raccolta delle imposte indirette è efficiente e che l’economia di mercato sta generando gettito fiscale superiore all’incremento dei sussidi erogati dallo Stato.

È preoccupante che l’agricoltura cresca solo del 3,1%? Non necessariamente in termini assoluti, ma è indicativo strutturalmente. In un’economia in via di sviluppo, è fisiologico che l’industria e i servizi crescano molto più velocemente dell’agricoltura. Tuttavia, il problema indiano è che l’agricoltura impiega ancora una fetta troppo grande della forza lavoro rispetto al valore che genera (circa il 17% del VAL). Una crescita bassa in questo settore, se non accompagnata da uno spostamento di lavoratori verso l’industria, rischia di mantenere bassi i redditi delle zone rurali.

Cosa indica il forte aumento degli investimenti fissi (GFCF) al 7,8%? Questo è forse il dato più positivo dell’intero rapporto. La Formazione Lorda di Capitale Fisso rappresenta gli investimenti in beni durevoli come infrastrutture, macchinari, strade e scuole. Una crescita degli investimenti superiore alla crescita del PIL indica che l’India non sta spendendo solo per consumare oggi, ma sta accrescendo la sua capacità produttiva futura. È un indicatore classico di un’economia che scommette sulla propria industrializzazione e modernizzazione a lungo termine.

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