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L’India apre i forzieri: via libera alla maxi-commessa da 40 miliardi. I Rafale “Make in India” salvano l’industria francese?
L’India approva il piano da 40 miliardi: 114 Rafale e produzione locale. Parigi esulta, ma è la fine del Tejas?

Mentre il Vecchio Continente si avvita in interminabili discussioni sui bilanci e sulle percentuali del PIL da destinare alla difesa, a Nuova Delhi hanno deciso di passare dal “power point” alla “Realpolitik” con una rapidità che lascia spiazzati gli osservatori occidentali. Il Consiglio per le Acquisizioni della Difesa (DAC), presieduto dal ministro Rajnath Singh, ha dato il via libera preliminare (l’Accettazione di Necessità, o AoN) a un piano di modernizzazione militare colossale: 3,6 trilioni di rupie, pari a circa 40 miliardi di dollari.
Come avevamo già anticipato su queste pagine, analizzando le mosse preparatorie di questo accordo, la parte del leone la fa la Francia, o meglio, la Dassault Aviation. L’operazione non è solo un acquisto di armamenti, ma una mossa di politica industriale keynesiana da manuale, volta a iniettare tecnologia e capacità produttiva nel subcontinente.
I dettagli dell’accordo: 114 caccia per dominare i cieli
Al centro del desiderio indiano c’è il programma MRFA (Multi Role Fighter Aircraft). L’Aeronautica indiana (IAF) è in sofferenza: i vecchi MiG-21 sovietici sono andati in pensione a settembre, i Jaguar e i Mirage 2000 sentono il peso degli anni, e la forza aerea è scesa a sole 29 squadriglie operative contro le 42 necessarie per garantire la sicurezza su due fronti (Pakistan e Cina).
La soluzione scelta è il Rafale. Ma attenzione, non si tratta di un semplice acquisto “chiavi in mano”. L’accordo, che si configura come il più grande acquisto militare nella storia dell’India, prevede una struttura molto particolare che soddisfa il mantra del primo ministro Narendra Modi: il “Make in India”.
Ecco come sarà strutturata presumibilmente la fornitura dei 114 velivoli:
- 18 aerei saranno prodotti in Francia dalla Dassault Aviation e consegnati “pronti al volo” per tamponare l’emergenza immediata.
- 96 aerei saranno costruiti direttamente in India, attraverso una partnership strategica che prevede un massiccio trasferimento di tecnologia.
Questo dettaglio è cruciale. L’India non vuole solo i pesci, vuole imparare a pescare. E Parigi, pur di assicurarsi una commessa che garantisce lavoro per decenni alle sue fabbriche, ha accettato di condividere il know-how più pregiato.
Una ciambella di salvataggio per l’industria francese
Bisogna essere onesti: per la Francia, questo accordo è ossigeno puro. Con un’Europa che fatica a trovare una linea comune sulla difesa e con il progetto FCAS che procede a singhiozzo, Dassault trova nell’India un partner affidabile e solvibile. La visita imminente del presidente Emmanuel Macron a Nuova Delhi non sarà una semplice cortesia diplomatica, ma il suggello su un’alleanza industriale che lega i due paesi per i prossimi trent’anni.
L’accordo prevede non solo la vendita, ma la creazione di una filiera logistica e di manutenzione (MRO) in loco, che servirà anche per i 26 Rafale versione “Marine” (Rafale M) già ordinati per operare dalle portaerei INS Vikrant e INS Vikramaditya.
Non solo Rafale: Boeing e missili nel carrello della spesa
Se la Francia ride, gli Stati Uniti non piangono, anche se devono accontentarsi di un ruolo di supporto. Nel pacchetto approvato dal DAC c’è spazio anche per la Marina e l’Esercito.
L’India ha approvato l’acquisto di ulteriori aerei da ricognizione marittima e guerra antisommergibile P-8I Poseidon della Boeing. Una mossa necessaria per monitorare l’Oceano Indiano, diventato sempre più affollato di sottomarini cinesi.
Inoltre, il pacchetto da 40 miliardi include:
- Missili da combattimento a lungo raggio per l’Aeronautica, per garantire capacità di attacco in profondità.
- Mine anticarro “Vibhav“ per l’Esercito, progettate per rallentare le avanzate di mezzi corazzati nemici (un chiaro messaggio al confine pakistano).
- Sistemi AS-HAPS: pseudo-satelliti ad alta quota per sorveglianza persistente e telecomunicazioni.
Il fallimento parziale dell’industria locale
C’è però un’ombra in questo quadro di potenza. La necessità di ricorrere così massicciamente a fornitori esteri, seppur con la clausola della produzione locale, certifica le difficoltà della HAL (Hindustan Aeronautics Limited). Il caccia autoctono Tejas Mk-1A, su cui l’India puntava molto con un ordine di 180 esemplari, è in ritardo cronico. Il motivo? Problemi nella catena di approvvigionamento dei motori americani GE Aerospace.
L’India si trova quindi costretta a importare per difendersi oggi, mentre cerca di costruire l’industria di domani. È una scommessa costosa, finanziata con deficit e spesa pubblica, che farà storcere il naso ai puristi del bilancio, ma che in un’ottica di Realpolitik e di moltiplicatore economico interno ha una sua logica ferrea. L’India si arma, la Francia incassa, e la tecnologia (forse) si trasferisce.










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