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L’improbabile paragone tra il default greco, il crac Lehman e i terreni ignoti secondo Draghi.

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Paragonare gli effetti di un default greco con il crac Lehman-Brothers come sta accadendo in questi giorni da parte dei difensori dell’Euro è impreciso. Solo chi condivide l’ideologia ultraliberista  può mettere sullo stesso piano da una parte l’impatto economico che deriva dal crac di una banca d’affari americana e dall’altra uno Stato sovrano (non lo è più “de facto”). Per la cronaca, la banca americana aveva un passivo di circa 613 miliardi di dollari  (mentre il debito greco ammonta a circa 320 mld) non recuperabili per l’esposizione ai titoli subprime.
Inoltre la crisi del 2008, in generale, è scaturita da una deregolamentazione partita dagli anni 80′, e culminata nel 1999 con l’abrogazione della legge americana Glass Steagall Act la quale, voluta da Roosevelt dopo la crisi del 29′, dava una netta separazione tra banche d’affari (quelle responsabili della crisi dei subprime del 2008) e le banche ordinarie che dovrebbero finanziare l’economia reale. Dalla crisi americana di sette anni fa, operata dall’anarchia finanziaria, il Fondo Monetario Internazionale ha stimato in 4.100 miliardi di dollari il totale delle perdite delle banche ed altre istituzioni finanziarie a livello mondiale, ma le cifre reali sono ben al di sopra. In totale, per salvare tutte le banche americane e non, esposte dai titoli tossici, il conto è costato una cifra intorno ai 18.000 miliardi di $, per la maggior parte soldi statali che hanno fatto lievitare i debiti pubblici in tutta Europa, visto che dovevano essere salvati i creditori della Grecia aventi a loro volta in portafoglio questi titoli tossici americani. Ovviamente, le banche europee hanno alzato la voce con Atene e non con il governo di Washington.
Mentre il costo dei “salvataggi” alla Grecia dal 2010 si aggira intorno a 300 miliardi di euro, cifra irrisoria comparata agli enormi costi della crisi del 2008 culminata dal crac Lehmam. Pertanto, rimane solo strategia mediatica del terrore paragonare un default della Grecia ai danni arrecati dalla  crisi finanziaria americana di sette anni fa. La finanza deregolamentata compie danni molto  superiori rispetto ad uno Stato che è stato prima strozzato e poi depredato da quella finanza che ha creato la più grave crisi del secolo.
Inoltre la propaganda europeista vuole far credere, a seguito delle parole di Draghi, che il default greco con l’uscita dall’euro ovvero lo sganciamento da un regime di cambi fissi rappresentino un terreno inesplorato dalla storia economica. Nulla di più falso: il capo della BCE  vuole far credere che gli eventi storici siano irreversibili.
La storia è piena di unioni monetarie e sistemi di cambi fissi che sono falliti miseramente.
Questi alcuni esempi:
-Bretton Woods 1971;
-SME 1992;
-Argentina (cambio fisso dollaro-peso 1:1 dal 1992 al 2001);
-Indonesia 1997 (rivalutazione e cambio fisso con il dollaro);
-Messico 1994  (idem);
-Russia 1998    (idem);
-Brasile 1999    (idem);
-Turchia 2001  (idem);
Tutte queste crisi, legate a Stati che sono usciti da regimi di cambi fissi, NON hanno provocato una crisi su scala globale come quella provocata dai subprime del 2008.
Il vero terreno “ignoto” sarà su come la prenderanno gli elettori che, per anni, hanno votato formazioni politiche che assicuravano l’irreversibilità di una moneta che prometteva prosperità…
In Argentina il finale è stata la fuga del presidente argentino dell’epoca in elicottero, nel dicembre 2001, accerchiato dalla folla.

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